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Donato Zoppo: la penna eterea dei Malaavia

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 11/04/2006

Proseguono le interviste sulla Carovana: è la volta di una vecchia conoscenza, Donato Zoppo (giornalista di MovimentiProg e guida SuperEva di Santana e Orme)

foto intervento

Sulla Carovana Eterea Malaavia (CEM) troviamo una vecchia conoscenza... di penna, Donato Zoppo. Un pò per passione, un pò per amore si è imbarcato anche lui nella nuova avventura malaaviana, tra l’altro scrivendo una buona parte dei testi del nuovo concept, “Vibrazioni liquide”,  che si sta incidendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Caro Donato anche a te chiediamo sull’ambizione di essere più che un gruppo, una “corrente di pensiero”, eterea, filosofica, mistica... Io, ho detto a Pas che  l’ho vista come esperienza molto simile al Clan di Celentano. Non so se sei d’accordo

Paragonare l’esperienza C.E.M. al Clan di Celentano forse è riduttivo. Il Clan si ispirava alla “gang” di Frank Sinatra, C.E.M.  mutatis mutandis - è più vicina all’esperienza della Cramps di Gianni Sassi e gli Area. Anche se siamo distanti dal punto di vista ideologico, il progetto Cramps fu un momento di “arte totale”, di sintesi di tensioni artistiche e culturali. Ci sentiamo vicini a quel modello. Oggi sarebbe irripetibile, fu troppo denso di personalità e progettualità. Noi però faremo la nostra strada. Nel progetto della Carovana - che segue e approfondisce tematiche legate alla spiritualità e alla ricerca interiore – non c’è solo scambio e partecipazione ma totale apertura alle varie forme d’arte. Non è un caso che ci sia un direttore artistico, la presenza del sottoscritto come voce recitante dal vivo, la collaborazione di una grafica per dare valore all’aspetto visivo. E poi il bello è nella differenza: basta pensare a Muoviti i fili di Varnadi, un disco lontano dal sound Malaavico eppure pregno del senso di tale progetto. Uscirà a breve, vi invito ad ascoltarlo, ne rimarrete stupiti.

 

Sei componente organico della band...  partecipe di un progetto a vasto raggio... Qual è il tuo ruolo?

Pas ed io siamo da sempre in grande sintonia: su alcuni temi relativi alla ricerca interiore c’è vera empatia. Per questo egli ha voluto coinvolgermi nell’aspetto testuale; dal vivo poi mi occupo di recitare dei testi - alcuni scritti da noi, altri tratti dalla letteratura Tradizionale - in particolari momenti del concerto, solitamente diviso in parti o sequenze.

Mi piace segnalarti i versi d’apertura del concerto, messi insieme con la tecnica del “collage” ma anche con una nostra dose di inventiva:

“Imperscrutabili sono le Vie:

ieri, ora, in questo interminabile Kali Yuga.

Densa è la caligine,

incerto il passo del viandante.

Ogni viaggio conduce alle origini,

ogni partenza è un ritorno che si volge al ricordo,

alla sfera della memoria.

E’ tempo di strappare il velo di Iside

E di rivelare il mistero.

Chi non è in grado di sostenere lo sguardo della Dea

Fugga o perisca…”.

 

Possiamo dire che i Malaavia sono anche l’amore (con una piccola nota di prog-gossip)?

Ricordo una frase di Pas: “le vite dei Carovanieri che si intrecciano”... sì, la mia si è intrecciata a quella di Helèna. E’ una vocalist davvero speciale, ha la capacità di avvolgerti ed elevarti con il suo canto così emozionante. Tra l’altro ci siamo conosciuti in occasione del concerto calabrese di Frammenti Slegati, il progetto che vede la C.E.M. insieme a Luciano Varnadi Ceriello e Gianni Leone.

 

Ed a proposito di amore e di Malaavia... sarà per questo che, da un pò di tempo, stai trascurando SuperEva a cui collaboravi con tanto entusiasmo?

La CEM non è l’unico dei miei progetti e attività: le Guide Supereva sono ferme per alcune vicissitudini ma mi sto organizzando per riprenderle quanto prima. Sai bene che gestire una Guida è impegnativo e aggiornarla poco non ha molto senso. A breve riprenderò anche questa attività, che mi ha anche dato tanto come riscontro di pubblico.

 

Ma Orme e Santana restano nel cuore? Quella delle Orme è una passione che condividi con Pas...

Donato: Pas ed io ci siamo conosciuti proprio grazie alle Orme! Prima ci scrutavamo ai concerti ormisti senza conoscerci ancora, poi ci siamo incontrati su un forum, da allora è nata una profonda amicizia. Ho un grande affetto per Le Orme, in particolare per Il Fiume, che è anche molto vicino allo spirito della Carovana.

Santana resta nel mio cuore perchè è stato uno dei primi ascolti e per una parte della sua carriera (dal 1972 al 1978) ha toccato temi a me molto cari.

 

Parliamo un attimo del precedente album, “Danze d’incenso”, che è stato un pregevole esordio che ha avuto vasti consensi della critica e pubblico. Un album che nasceva con la voglia di riscoprire le sonorità degli anni ’70 ...

Il disco d’esordio dei Malaavia è un lavoro denso, carico di tensione positiva, di slancio, di significati. Senza alcun dubbio una delle migliori uscite prog italiane di questo scorcio di nuovo millennio, e non solo per gli ospiti ma soprattutto per l’ottima interazione musica-concept. A prescindere dalla musica in quel disco si può trovare un calore davvero speciale. Nel biennio 2003-2004 non ero nel gruppo ma seguivo da giornalista l’evolversi del progetto: oggi sarebbe difficile ricreare quelle atmosfere perché non ci sono le stesse persone ma il nuovo organico – composto da musicisti giovani e pieni di volontà  - è al lavoro e affronta spunti e sonorità diverse.

 

Malaavia hanno ora di fatto spostato l’asse da Napoli alla Lombardia... la tua presenza serve un po’ a mantenere salde le  “radici” del sound?

Credo proprio di no... dico sempre di sentirmi fortunato a non avere radici, io che sono figlio di una piemontese e di un salernitano trapiantati a Benevento. Mi sento un po’ sannita ma per caso, visto che come questo fiero popolo montano anche io sono solitario e introverso. Amo il Sannio Molisano ad esempio, una regione piccola, montuosa, defilata, genuina, per molti versi ancora vergine. Molti mi dicono che in me prevale l’aspetto settentrionale però da un punto di vista logistico è importante essere qui in Campania. Credo sia lo stesso anche per Fulvio e la sua Calabria.

 

Per il nuovo disco ti stai occupando anche dei testi...

Sì mi sto occupando di una parte dei testi, aspetto che tendiamo a privilegiare: nella riscoperta di tanta letteratura esoterica (ermetica, gnostica, fino ai Vedanta passando per Rumi e Tagore) scorgo continue scintille d’ispirazione e trasmetto a Pas queste emozioni. Egli, da compositore sopraffino e ricco di intuizioni, sa perfettamente adattarle alla musica. Mi piace molto anche l’aria che l’attuale CEM sa sprigionare dal vivo, una miscela folk-jazz sinfonica assolutamente eccitante. E’ musica liquida, sarà il leit-motiv del nuovo disco.

 

A proposito del nuovo disco, “Vibrazioni liquide”, sapendoti buon giornalista, ti chiediamo qualche chicca...

Guarda, quella della C.E.M. potrebbe definirsi concept-music, in quanto nasce da alcune idee e cellule tematiche che rappresentano il punto di partenza per la musica. Mentre il primo cd si ispirava alla danza sacra come strumento di conoscenza (penso subito ai Dervisci e al cerchio di vibrazioni che il loro danzare sprigiona), il secondo si ispirerà al lavoro per giungere agli stati superiori. “E’ necessario sacrificarsi e rinunciare anche alla sofferenza”, diceva Gurdjieff con le sue frasi sibilline ma così penetranti: il lavoro su di sè conduce ad una perpetua scoperta delle potenzialità umane.

La musica sarà più “liquida” e liquide saranno le Vibrazioni del titolo. C’è un brano molto bello dal titolo La rosa del deserto: proprio pochi giorni fa ho scoperto alcune composizioni del poeta mistico persiano Rumi, una delle quali mi ha colpito profondamente anche per motivi personali: “Ogni rosa pregna di interno profumo narra, quella rosa, i segreti del Tutto”. La musica della C.E.M. è così, ricca di simboli, analogie e rinvii ad un Tutto che cerchiamo di decifrare partendo dal nostro microcosmo. In questo senso anche la presenza di ospiti del progressive italiano degli anni d’oro vuole segnare il collegamento con un’esperienza eccezionale. Siamo al lavoro per coinvolgere nomi importanti, non solo del prog ma anche della musica popolare, come accadde con Giovanni Mauriello nel primo disco.

 

A cura di Gaetano Menna

 

Le precedenti interviste sulla Carovana...

Pas Scarpato: “Vi racconto le nostre vibrazioni liquide"

Helèna Biagioni: la voce dei Malaavia

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