Gianni Leone: il fascino di Dalida e la fiction tv

Gianni Leone (il mitico tastierista de Il Balletto di Bronzo) ha scritto e aggiornato il suo commento sulla fiction di Canale 5 sulla cantante Dalida. L'esile figura di Dalida nervosa ed androgina e le rotondità di Ferilli...

La fiction su Dalida, interpretata da Sabrina Ferilli, è andata in onda su Canale 5 il 28 e 29 maggio 2006, con grande successo di pubblico. Gianni Leone (il mitico tastierista de Il Balletto di Bronzo) ha scritto questo suo commento sulla trasmissione: Il tastierista si dichiara “autentico cultore ed estimatore” di Dalida (“negli anni ‘60 – ci dice Leone – Dalida non m’interessava: la vedevo un po’ come una mamma, ero un bimbo allora; l’ho rivalutata dopo”). Contesta però la scelta dell’attrice che l’ha interpretata.

Di seguito la nota di Gianni Leone.

Amici, che sofferenza!

Mi sono sforzato, sempre più incredulo e irritato, di seguire fino alla fine l’immondo film tv su Dalida. No, no, no, no, no, no e poi no! Mille volte, in milione di volte no! Tutto, in questo inutile polpettone, era sbagliato, stonato, fuori luogo. La storia della sua vita banalizzata.

La povera Ferilli si sarà pure impegnata moltissimo - a suo dire - ma che pena abissale! Quell’orribile accento ciociaro o giù di lì che le scivolava fuori di bocca ogni tre battute (ma la Izzo, come direttore del doppiaggio, che faceva, dormiva?), quello sguardo da commessa belloccia incapace di comunicare alcuna emozione che avesse un minimo di profondità e drammaticità, quell’innocuo sorriso da liceale coi dentini a rastrello, quei due mezzi pompelmi inverecondi al posto delle guance, quelle opulente rotondità nel fisico… A proposito di fisico: questo film pietoso e imbarazzante è stato un perfetto esempio in cui, mancando “le physique du role” della protagonista, è mancato proprio tutto. Incredibilmente solo le sue mani erano uguali a quelle di Dalida. Incredibilmente, appunto.

Ma cos’era la “cosa” che abbiamo visto, la biografia di Dalida o quella di una “maggiorata” qualunque, di una “bersagliera” pettoruta, di una specie di (aiuto!) Gina Lollobrigida insomma?

E poi l’intera storia con Lucio è stata ignorata (censurata?…. Perché? E da chi?).

Un amico che ha visto il film in Francia assicura che nella versione originale viene narrato tutto: l’incontro (avvenuto a Roma dopo la registrazione di una trasmissione televisiva), il primo viaggio a Parigi, fino al drammatico epilogo (l’aborto). In Italia abbiamo visto solo la sequenza di un ragazzo del pubblico che alla fine dell’esibizione televisiva di Dalida si alza in piedi per acclamarla. Ecco, quello era il mio amico Lucio. Ma poi con un taglio brusco e senza troppi riguardi si passa direttamente ad altro. Complimenti!

E poi, troppo risalto è stato dato a “Ciao amore ciao”, canzone bruttina e antipatica, col ritornello tra i più insulsi dell’intera storia della canzone italiana: “Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciaaaaaaaao!”. Mi spiace per Tenco, ma la tanto aborrita (giustamente, intendiamoci) “Io, tu e le rose” di Orietta Berti -valzerino da sagra paesana o tutt’al più da balera - non era poi distante anni luce: canzonetta sanremese questa, canzonetta sanremese (solo con più spessore, lo riconosco) quella. O forse Tenco credeva di essere una specie di rivoluzionario dissacratore delle sette note, un Frank Zappa italiano? Voglio sperare di no… Con tutto il rispetto, ci sarebbe voluto ben altro.

Dalida non era “Ciao amore ciao”. Si, certo, specialmente all’inizio della carriera le è “toccato” fare delle boiate tipo “O’ sole mio”, “Guaglione”, “Gigi l’amoroso” ed altre canzonacce del genere, che riconducevano inesorabilmente a tutti quegli odiosi e pacchiani stereotipi sull’ italiano emigrante e l’ “italianità”, ma poi è stata capace di raggiungere delle vette ineguagliabili di drammaticità, classe e timbrica vocale. Basti pensare ad “Avec le temps” di Leo Ferré, per citarne solo una fra tante. Ci sono delle cantanti che con la loro voce mi donerebbero emozioni perfino se cantassero l’elenco telefonico: Juliette Gréco, Ornella Vanoni e, naturalmente, Dalida, da cui sono disposto ad accettare finanche eventuali cadute di tono o di stile.

Circa venticinque anni fa uscì uno splendido film biografico sulla vita di Billie Holiday interpretato magistralmente, superlativamente da Diana Ross: “Lady Sings the Blues”. Per la sua grande prova di attrice avrebbe senza ombra di dubbio meritato l’oscar, invece guadagnò una pur sempre non disprezzabile candidatura.

All’epoca io vidi il film negli Stati Uniti in versione originale. Poi lo rividi in Italia, doppiato molto bene (”La signora del blues”), e ancora altre volte in televisione: sempre coinvolgente ed emozionante. Per non parlare dell’ancor più superba, insuperabile interpretazione di Bette Midler (avrebbe strameritato l’oscar, ma ebbe solo una candidatura) nel ruolo di Janis Joplin nel film biografico dedicato a quest’artista, “The Rose”, anch’esso realizzato circa venticinque anni fa. Vuoi mettere con questo ridicolo filmetto su Dalida!

Per quanto riguarda le scivolate, le “cadute di stile e di tono” in cui ogni artista, chi più chi meno, prima o poi può incorrere, non mi sento di essere così intransigente: per mille e una ragione può capitare di realizzare, magari col massimo entusiasmo e con sincera convinzione, un’opera che solo in un secondo momento si rivela deludente e per niente in sintonia con le nostre intenzioni iniziali. Io stesso ripudio sdegnosamente alcuni brani che ho realizzato in passato, perché non mi rappresentano affatto, sono fuorvianti, deleteri, lontatissimi da ciò che sono veramente, eppure nel momento in cui li registravo mi sembrava che avessero un senso. E allora talvolta sforziamoci di chiudere un occhio su certe canzonette insulse e commerciali. Purché le interpreti una voce come quella di Dalida, beninteso!

Bravo e credibile Alessandro Gassman nel ruolo di Luigi Tenco. Adeguati anche tutti gli altri attori. Ma la Ferilli….. Basta, sennò ricomincio! A proposito: sapete chi avrei visto io nel ruolo della protagonista, ovviamente con trucco adeguato e tutto il resto? Di primo acchito mi vengono in mente tre nomi: Lina Sastri, Ida Di Benedetto e… Amanda Lear. Rifletteteci. Immaginatele e mi darete ragione. Se avete da suggerire altre possibili candidate, parliamone. E rammarichiamocene insieme.

Gianni Leone

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Pubblicato il mercoledì 31 maggio 2006 in: Radio, TV e satellite

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