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By Rock-progressive di Claudio Costantino
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Rock-progressive di Claudio Costantino guida dal 22-05-2003
A volte ci si perde nelle pieghe temporali, per poi tornare in primo piano. Sarà per la circolarità del tempo? Showcase romano di Claudio Fucci e Gianni Mocchetti: la libreria Bibli di Trastevere sta diventando un appuntamento quasi obbligato per il buon rock progressivo nella Capitale
La libreria Bibli di Trastevere sta diventando un appuntamento quasi obbligato per il buon rock progressivo nella Capitale. Dopo la presentazione del Biglietto per L’Inferno due anni fa e dei Greenwall stavolta tocca a due importanti musicisti milanesi di cui avevamo perso le tracce, Claudio Fucci e Gianni Mocchetti. Entrambi sono arrivati nella Capitale grazie a Danilo Sala, valido collaboratore della Electromantic di Beppe Crovella. Con la sua nuova etichetta Spintapes Sala ha da poco pubblicato “Beta” di Mocchetti ed è il press-agent di Fucci. Un appuntamento ancora più singolare quello di Bibli se si pensa al lungo viaggio dell’ex bassista di Battiato, che vive in un paese tra il Lago di Como e quello di Lugano, mentre il cantautore meneghino, per impegni di lavoro, è arrivato dalla Sicilia. Il pubblico è quello di una domenica pomeriggio, alcuni curiosi e qualche appassionato. In programma non solo musica ma anche diversi aneddoti e ricordi. Inizia la doppia presentazione Claudio Fucci raccontando come il suo unico album del 1974, prodotto da Eugenio Finardi per
Il primo brano è “Areknames” ovvero “Se mancherà” letto al contrario, il classico di “Pollution”, ancora eseguito da Battiato. La suggestiva ballad “ Da oriente a occidente”, mette in risalto la voce evocativa di Elisa Perlini. Da “Fetus” arriva l’accattivante “Energia”. Mocchetti esclama “Devo chiedere a Franco perché non la esegue, ha un bel testo ma forse non gli piace quella frase “Ho avuto molti figli in vita mia”, forse è per questo..”. Dopo “No U Turn” c’è “Mutazione”, brano conclusivo di “Fetus”, che crea la giusta atmosfera nella libreria. Purtroppo siamo già arrivati alla conclusione. Il tempo dei saluti finali, tra strette di mano e congratulazioni, la voglia di non perdersi troppo di vista ancora una volta.
Paolo Ansali
Molto belle il titolo dell’articolo pensato da Paolo Ansali “sulle corde del tempo”: a volte ci si perde nelle pieghe temporali, per poi tornare in primo piano. Sarà per la circolarità del tempo?
Dopo tanto, trent’anni e passa, si può riprendere il filo interrotto proprio da dove era stato tagliato.Riannodarlo e via.
E’ il caso di Claudio Fucci che in “Synkretiko” ripropone i brani scritti all’epoca (“Ho ancora la ram piena da scaricare prima di pensare a nuovi brani”, dice); è il caso di Gianni Mocchetti con “Beta” (“Ho un disco nuovo praticamente pronto ma sento il bisogno di fare comunque i conti con il mio passato”, sottolinea); ripropone così praticamente i brani cantati dei primi dischi di Franco Battiato.
Danilo Sala - valido discografico, promoter, supporter, press agent, fotografo, fonico – sale sul palco alla fine, per i saluti; sottolineando lo sforzo organizzativo (e finanziario), l’impegno, la passione (l’autoproduzione). Ma i risultati alla fine ci sono, concreti, in quei due dischetti realizzati, in quelle performance che catturano il pubblico che, alla fine, non si decideva ad andar via.
“Si è creata una bella atmosfera – dirà poi Mocchetti, che pur ha fatto due pezzi in più rispetto alla scaletta iniziale – peccato aver dovuto interromperla”...
“Avevo deciso – ha evidenziato Fucci tra una canzone e l’altra - di fare di questa parte della mia vita (quella da cantautore, ndr) una specie di ‘Dark side of the moon’... poi un giorno scopro che il mio disco del 1974 è stato bootlegato in Giappone. E
Il sincretismo è il tentativo – un pò new age - di individuare una base comune tra le varie confessioni religiose; “in questo disco – ha spiegato il cantautore – c’è il tentativo di trovare un minimo comune denominatore tra tanti generi musicali, stimoli tra di loro differenti. Per questo l’ho chiamato synkretiko, con il kappa che vuol far scena...”.
Mocchetti si propone in duo con Silvia Perlini (voce e flauto). E’ l’artista navigato di sempre che ricorda le esperienze di un tempo al fianco di un personaggio eclettico come Battiato (soffermandosi sul volto a molti sconosciuto di Battiato, quello della sperimentazione) che, con la sua band, sapeva coinvolgere il pubblico.
Merita una sottolineatura la voce di Silvia, forse all’inizio intimidita ma che poi acquista piena sicurezza riuscendo ad ammaliare. La performance acustica si addice perfettamente al contesto. Bibli è perfetta per questo incanto tra i libri.
Davvero una bella serata domenicale.
Gaetano Menna