A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 18/09/2006
"Impressioni di settembre" - la collaudata manifestazione progressive genovese del CSPI - ha festeggiato il trentennale della prog-band Picchio dal Pozzo (con tanto di torta e candeline...) ed ospitato il concerto dei Garamond (che stanno per incidere il loro cd per la Lizard). Accurato diario-cronaca di Enrico Pietra sulla kermesse, corredato dalle foto di Carlo Torchio
Picchio Dal Pozzo
(fotografie di Carlo Torchio)
“Morego per due giorni capitale del rock-prog”. Così titolava il principale quotidiano genovese, Il Secolo XIX, sabato 2 settembre, giorno di apertura di “Impressioni di Settembre”. Già, le impressioni moreghesi rappresentano ormai un appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati di rock progressivo di Genova e non solo. L’edizione di quest’anno (la quinta) si articolava su due appuntamenti estremamente differenti tra loro, ma in qualche modo concettualmente legati: da una parte il presente e (sperabilmente) il futuro, dall’altra la Storia, che quel futuro vuole comunque graffiare. Garamond e Picchio dal Pozzo, insomma.
Sono le 17 di sabato e l’organizzazione CSPI, al gran completo, allestisce il palco e rifinisce le ultime cose. Sì, perché in realtà la progettazione di “Impressioni di Settembre” parte alcuni mesi prima e agli aspetti pratici avevamo già cominciato a dedicarci la sera del venerdì: tra locali da sistemare, il banchetto con le nostre pubblicazioni (il trimestrale “Contrappunti” e le due monografie dedicate, rispettivamente, a Maxophone e Museo Rosenbach) da allestire, la tavolata con una parte del nostro archivio multimediale (filmati, CD, collezioni, tesi di laurea, libri e riviste d’epoca), i pannelli raffiguranti graficamente l’evoluzione del rock progressivo italiano e straniero, e, non ultimo - cibi condimentum esse famem -, il ricco buffet offerto dagli sponsor (Barattino e Timossi, ma sottolineiamo anche il fondamentale apporto di San Paolo IMI), di cose a cui pensare ce n’erano non poche. Pronti via insomma, e quando i Garamond da Ancona bussano alla nostra porta non possiamo che provare istintivamente un senso di stima ed affetto verso dei ragazzi, poco più che ventenni, che si sono sobbarcati qualcosa come 500km abbondanti (e altrettanti avrebbero percorso, di lì a qualche ora, nel tornare alle proprie occupazioni lavorative di sempre: purtroppo certe note non pagano) per venire a portare la loro musica proprio da noi, a Genova. La conta dei cavi e dei monitor da palco (affidata agli imprescindibili tecnici Pier Paolo Tondo e
Ore 21.30, inizia il concerto. Diciamoci la verità: malgrado avessero suonato sullo stesso palco di Elio e le Storie Tese e vinto l’edizione 2006 del prestigioso “Omaggio a Demetrio Stratos”, i Garamond si sono presentati con tale umiltà e semplicità che nessuno ha pensato che possedessero una tale straripante personalità una volta imbracciati gli strumenti. Un’ora e mezza di concerto, anzi di viaggio, con la guida onnipresente della cultura musicale. Scusate se è poco. I riferimenti? Certo, ci sono (da Zappa a Canterbury, dal Picchio dal Pozzo ai Gentle Giant… hai detto niente), ma filtrati dalla talentuosa autorevolezza di chi fa musica e basta, senza preoccuparsi di somigliare a questo o a quello («il progressive è un’attitudine, non un genere», dirà più tardi, durante l’intervista, il tastierista Danilo Orlandini, autore di tutte le musiche). I ragazzi hanno eseguito il loro repertorio nella sua interezza (pescando anche dall’ottimo demo Bucodicubo, gentilmente donataci: recensione sul prossimo “Contrappunti”) anticipando molti brani che saranno presenti sul CD d’esordio di prossima uscita per la Lizard Records del talent-scout Loris Furlan. Gli applausi convinti del pubblico presente hanno sottolineato il gradimento delle trame pianistiche (estrose armonicamente e dal fraseggio mai scontato), l’architettonico compenetrarsi della sezione ritmica, i raffinati inserti di sax. Nota di merito per Laura Agostinelli: frac e cravattino, gestualità alla Totò e voce da brividi.
In bocca al lupo Garamond, che il futuro possa riserbarvi tutte le soddisfazioni che meritate insieme alla vostra musica, così progressiva e colta (anche nei testi), rarità diamantina in questo nostro malandato paese.
Domenica 3 la giornata si annuncia altrettanto lunga: Patrizia Farina e Riccardo (Storti, il nostro coordinatore) sono al lavoro già dal primo pomeriggio per dare un tocco di colore e festosità alla sala che di lì a poche ore ospiterà l’incontro col Picchio dal Pozzo. C’è un compleanno da festeggiare (trent’anni di attività non sono pochi) e tutto dev’essere perfetto: non ci faremo mancare niente, come leggerete tra poco. Gli ospiti arrivano verso le 20, assieme ad un tale stuolo di persone (appassionati, curiosi, discografici – Massimo Gasperini di Black Widow Records coi suoi collaboratori, il critico musicale de Il Manifesto Guido Festinese) che ci colma di stupito compiacimento. Attorno allo stesso tavolo, ad “aggredire” il buffet, si ritrovano amici di un tempo che non si vedevano da una vita: c’è Lupo del Museo Rosenbach (presente anche la sera prima: grazie Stefano!), Alessio Feltri de La Corte dei Miracoli, Leo Lagorio (saxofonista dei Celeste e oggi apprezzato jazzista) e naturalmente il Picchio al quasi gran completo (Aldo De Scalzi, Claudio Lugo, Andrea Beccari, Paolo Griguolo, Roberto Romani e Aldo Di Marco; manca il solo Karaghiosoff, trattenuto da impegni di lavoro). La serata è frizzante ed il dibattito (iniziato alle 21) diviene presto una sorta di happening cabarettistico scientemente subordinato all’irresistibile verve dei Nostri, veri e propri protagonisti. Dopo un inizio all’acqua di rose, giusto per rompere il ghiaccio («cosa provate ad essere qui dopo trent’anni?», domanda banale e per questo inevitabile), ecco Riccardo percorrere impavido la via delle “comparazioni” musicali tra i brani del primo lavoro discografico (l’omonimo del 1976) e alcune fonti anche molto originali (Zappa e Wyatt, certo, ma chi aspettava Satie e Respighi? Eppure…). La discussione si accende ed era proprio ciò che volevamo: gli ospiti si sentono coinvolti in prima persona e regalano all’uditorio testimonianze preziose di vita – e arte – vissuta (memorabili i ricordi di Leo Lagorio sul clima musicale di quegli anni e di Claudio Lugo sulle giornate, i mesi, trascorsi nella sala-prove a suonare, manipolare, tentare e, soprattutto, inventare).
Poi la torta: un compleanno che si rispetti non può festeggiarsi senza torta (a proposito: grazie a tutte le volontarie di Nonsolomorego) ma questa è particolare, quasi mefistofelica: più soffi sulle candeline più queste s’incendiano, più t’accanisci più s’illuminano! Insomma, abbiamo lambito la telefonata ai Vigili del Fuoco…
La seconda parte della serata è andata via esilarante, tra le risate (quasi alle lacrime) del pubblico ed il racconto dei presenti. Il valente Aldo Di Marco dalla consolle di comando ha infatti proiettato venti minuti di interviste autorealizzate recentemente che più che il ricordo di compassati cinquantenni sembravano inserti di Zelig colmi di un’autoironia esemplare, del tutto scevra di quella nostalgia tanto più in voga una volta superato il giro di boa della carriera. Spazio infine al sito internet (nuovo di zecca anche se ancora in fase di completamento, merita davvero una visita: www.picchiodalpozzo.com) ed alle serissime (questa volta sì) prospettive future: un progetto musico-teatrale sulla singolare e umanissima storia di un internato dell’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra (chiuso anch’esso ai tempi della legge 180 di Basaglia: la storia risale a molto più indietro) che ha raccontato il suo mondo e le sue visioni del futuro (molte delle quali anche avveratisi, come l’allunaggio) attraverso un lungo graffito di oltre
E’ mezzanotte e i locali si sono ormai svuotati. C’è ancora molto da fare, tra ordinare, pulire, e (perché no) scambiare quattro chiacchiere sulla buona riuscita (scusate se ce lo diciamo da soli) anche di questa quinta edizione. Siamo stanchi, è vero, e il giorno dopo al lavoro non si faranno sconti. Però la felicità per aver dato voce, ancora una volta, alla musica che amiamo tra tante difficoltà e pochissime risorse è la più bella gratificazione possibile. E poi la passione è una malattia inguaribile, impossibile soffocarla: stiamo già progettando i programmi per la nuova stagione e, vi assicuro, le sorprese non mancheranno.
Restate in ascolto.
Enrico Pietra
Vicecoordinatore del CSPI