
Filosofia della Musica
di Massimo Donà
Tascabili Bompiani,
pagg. 256, euro 8,00
Massimo Donà, docente universitario di Filosofia e musicista jazz, con il suo ultimo affascinante libro, “Filosofia della Musica” (Bompiani, 2006), ha unito le sue due grandi passioni. Donà ha già esplorato i sentieri delle contaminazioni, del mix (tra filosofia e vino, filosofia e magia…). Ora ci parla di Cartesio, Leibniz e Bach; di Mozart, Beethoven, Kant ed Hegel…
Molto bella la copertina del libro con il trombettista (citazione autobiografica?) ed il bambino che inserisce la mano nello strumento. Per impadronirsi - con gioia, il piccolo sorride - di un linguaggio, di un’arte, di una cultura, di un moto dell’animo…
La chiave di lettura di questo libro la scopriamo in un passo de “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare che apre e introduce il saggio di Massimo Donà come dotta (e significativa) citazione: “L’uomo che non ha musica nel cuore/ed è insensibile ai melodiosi accordi/ è adatto a tradimenti, inganni e rapine/… non fidarti di lui. Ascolta la musica”. Quasi uno spot pro musica.
Ci sono molto piaciuti il capitoli su “Musica e temporalità” e “Suono e temporalità nel jazz”, in cui l’autore ci spiega come l’opera “in quanto musicale si dà secondo l’ordine del tempo; in modo tale da offrirsi, in questa sua costitutiva progressività, sempre e solamente nella forma di un’irrisolvibile incompiutezza”.
Si aspira alla interezza, all’armonia. E’ in continua tensione, verso la perfezione. Il fatto è – leggiamo – che, se normalmente la totalità è proprio ciò che manca e la parzialità viene dunque vissuta come limite, come condizione di infermità, nella musica, al contrario – e solo nell’esperienza da essa resa possibile – la forma della percezione viene radicalmente rovesciata. “Non a caso, mossi dal godimento estetico connesso a una determinata esperienza musicale, ci troviamo spesso a riavviare l’impianto stereo, anche solo per provare ancora una volta l’emozione connessa a quella determinata esperienza processuale (che è per ciò stesso insuperabilmente parziale)”. Potenza della musica che sa essere – viene da riflettere – appagamento e tensione allo stesso tempo, vissuto del parziale e ricerca della pienezza.
Donà ci introduce sapientemente nelle suggestioni della musica, unite all’evolversi del pensiero (dall’antichità al Rinascimento, il Seicento, la modernità, il Novecento, l’epoca contemporanea). E poi il jazz come metafora di un costruire “in-finito”, il rock come energia animale (istinto). Infine si sofferma su tre “icone” della musica contemporanea, John Lennon, John Cage, Miles Davis.
Ed in certi capitoli (il jazz, Davis) è il trombettista a prendere il posto del professore (il che, intendiamoci, è un pregio e non un difetto in un libro che sa unire nozioni e passioni; è, come dire, un valore aggiunto). L’anima del jazz, l’anelito di libertà (data dall’improvvisazione) prevalgono; il jazz è visto come negazione del già dato: “Il rapporto al presente è tutto pervaso da un inappagabile Strehen che vuole sempre e solamente quel che ancora non è”.
Va segnalato infine che, oltre al libro è uscito il suo nuovo disco jazz “Cose dell’altro mondo” (Caligola Records 2006).
Massimo Donà è davvero prolifico: negli ultimi tre/quattro anni ha scritto e pubblicato sei libri intorno al mondo della filosofia e inciso quattro cd da solista. A ciò va aggiunta la performance - al fianco di Tony Pagliuca e David Jackson - nella rilettura in chiave jazz del disco “Collage” de Le Orme, diventato “Re-Collage”.
Gaetano Menna
Claudio Costantino









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