Enrico Merlin: blues ed elettronica

In questo disco l'artista è solo con le sue chitarre: niente tastiere, sintetizzatori o midi controller; diciotto brani che testimoniano una ricerca timbrica di alto livello

ENRICO MERLIN

Looking for… (A title)

LOL/IRD 2006 – 58’40’’

Si parte con il suono della steel guitar poggiata sulle ginocchia, nuda e cruda, a cercare le note, e capiamo che c’è un viaggio che ci attende. Un percorso segnato dal richiamo per il blues sporco, contaminato dall’elettronica, come forma semi improvvisativa, ma anche da una perizia tecnica e da una lucidità quasi Frippiana. Enrico Merlin nasce a Milano nel 1964. Attualmente fa parte di diverse formazioni, tutte di area jazz, che spaziano dal ragtime all’avanguardia. Nel corso della sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con IJT, Carla Bley & Steve Swallow, Maria Schneider, Matthias Ruegg, Henry Threadgill, Lee Konitz, Bruno Tommaso, Enrico Rava, Paolo Fresu, Rudy Migliardi, Bruno De Filippi, Alberto Mandarini, Umberto Petrin, Franco Morone, Giancarlo Gazzani, Franco D’Andrea, Ivan Valentini, Andrea Braido. In Looking for… (A title) Merlin è solo con le sue chitarre: niente tastiere, sintetizzatori o midi controller; diciotto brani che testimoniano una ricerca timbrica di alto livello. Non solo multilayering chitarristico, ma manipolazione sonora a 360 gradi, attraverso il trattamento di spezzoni rumoristici, frammenti radiofonici e musicali. Un patchwork sonoro che viaggia spesso in un clima irreale e sospeso, come dimostra la straniante dinamicità di un brano come Dust from a Crusher. Eppure, proprio quando sembra di aver afferrato il bandolo della matassa, di aver penetrato i segreti di questo lavoro, ecco gli squarci acustici che non ti aspetti (Serenata Interrotta), ecco il taglio deliziosamente funky latino di Electrician, Don’t Be Afraid of the Dark, la delicata dedica ai figli di More than Water in the Ocean, la cover di Little Wing di Hendrix appesa a una chitarra satura e whawhata. Per circa un’ora il viaggio prosegue e lo scenario intorno a noi continua a mutare in maniera imprevedibile. Quando il viaggio avrà termine, ci renderemo conto di essere passati per il centro della musica. E avremo voglia di ripartire per un altro giro.

Paolo Carnelli

(Editor di Wonderous Stories)

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Pubblicato il giovedì 26 ottobre 2006 in: PROGetti

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