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CD: prog e dintorni

Pianoforti romani: sogni lunari

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 18/12/2006

Due pianisti, entrambi romani, propongono due cd acustici, intimi e sognanti. Tony Carnevale ed Arturo Stàlteri raccontano in punta di penna, pardon, di note

foto intervento

Tony Carnevale, artista di grande sensibilità e raffinatezza, è stufo dell'etichetta "rock progressive". Non perché non ami le atmosfere dei Settanta che ha respirato e che l'hanno fatto crescere (nel portafoglio ha ancora  l'autografo  di Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso, avuto quando era ragazzo) ma perché finiscono per condizionarlo, ingabbiarlo; o almeno così crede. Dopo un live intenso di rock sinfonico, tutto tastiere ed organo trascinanti, ora propone un disco intimo, acustico e sognante: semplicemente  "Piano" ("Artonica 96", www.tonycarnevale.it ), con brani per piano solo, piano ed altri strumenti (arpa e percussioni, violino solo...). Contiene, eseguiti live, sei preludi di Chopin (1979) e un duo piano e chitarra con Rodolfo Maltese (dell'amato Bms). Sottolinea Carnevale: «Nel cd non c’è nessun piano nel senso di “pianismo”, niente che sia fine a se stesso; avevo solo voglia di offrire qualcosa, semplicemente, fuori da ogni ruolo e immagine professionale, sentendo solo le emozioni e pensando alla possibilità di emozionarsi di altri esseri umani, di “sentire”, come spero possa succedere all'ascoltatore». Un pianoforte onirico perché è tempo di piccole-grandi emozioni minimaliste, di cogliere il senso e la vitalità delle note, denudate da sovrastrutture. Ma proprio per queste ancor più suggestive.

 

Ascoltiamo ora "Child of the moon" (Felmay, www.felmay.it ), che è il nuovo cd di un altro grande pianista romano, Arturo Stàlteri. Undici brani - di cui 10 "Notturni" dedicati alla luna - e un'ultima composizione dedicata all'alba. Ancora un pianoforte da solo, crepuscolare e minimalista; riflessivo e sentimentale, classicheggiante e immaginifico. Questo disco tende indubbiamente ad allontanarsi dal "progressive" eppure... Questi suoni sono figli anche del passato, oltre che della luna e delle emozioni. Note dettate su una tastiera che, sembra monocorde ed è invece una spettacolare tavolozza di colori. Molto bello il "Notturno in sol diesis minore" dedicato a Venezia, che cresce, cresce e poi corre, corre... si ferma a prendere fiato, per poi correre, correre ancora... Stàlteri attraverso il pianoforte comunica, racconta, ride e piange; una cascata di note, che avvolge e coinvolge. I notturni  si dipanano, si dilatano, si restringono in sé, in spirali cristalline; fino a quel brano pseudo-finale,  "Sun Rises" . Un canto come quello degli uccelli che cinguettano gioiosi al nuovo giorno. C'è anche una track ghost, di tutt'altra natura, con un suono solare ed  elettrico, stridulo ed arroventato.

Gaetano Menna

 

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