
I primi dettagli sul nuovo disco di Steve Hackett, “Wild Orchids” (InsideOut/Edel) li apprendemmo dal libro di Mario Giammetti dedicato all’ex chitarrista dei Genesis (”S.H. the Defector”, settembre 2005). Il critico - quando si accingeva a dare alle stampe la monografia - ascoltò in anteprima, anche se non nelle versioni definitive, i brani che poi entrarono a far parte di questo corposo disco (72 minuti nella “Special Edition” con 4 bonus tracks). Giammetti è l’anima dell’associazione culturale “Dusk” - www.dusk.it - che approfondisce e divulga storie e suoni dei componenti dei Genesis; nel n. 54 di dicembre 2006 di “Dusk” (che è pure un pocket magazine sulla band) si trova, tra l’altro, un’utile guida all’ascolto del nuovo cd di Hackett: 21 pagg. fitte fitte con interviste, notizie, recensioni, traduzioni dei testi.
Prolifico Hackett - che ha all’attivo 31 dischi solisti, di cui 19 album di studio - e prolifico anche Giammetti - che ha ora pubblicato, sempre per Edizioni Segno, il libro sul tastierista Tony Banks (c’è un progetto pazzesco di una collana editoriale tutta dedicata ai musicisti della band cult del prog inglese, che ha già tre volumi all’attivo, con il primo su Phil Collins) -.
Per inciso, va ricordato che i Genesis si sono ricostituiti (con tre membri storici - Banks, Collins, Rutherford - ma non Hackett e Gabriel); unica data italiana a Roma il 14 luglio 2007, con il “Telecomcerto” al Colosseo (il concertone del Comune di Roma sponsorizzato da Telecom Italia).
Musica “selvaggia” quella di Hackett? Forse, ma indubbiamente non scontata, con repentini mutamenti di atmosfere e sonorità. Alterna progressive blues, ballad, suoni etnici, rock urbano, musica classica, ecc.; i Beatles ed il compositore classico C. Willibald Gluck; orchestra e suoni sintetizzati, chitarra e sitar; chitarrista eccezionale è anche vocalist inconfondibile con un vocione cavernoso alla Tom Waits.
Propone pure due cover, tra cui un particolare omaggio a Bob Dylan (”Man in the long black coat”). E c’è sempre una ricercatezza, una cura dei dettagli sonori e dei testi (influenzati anche dalla poesia del nobel per la letteratura William Butler Yeats).
“Orchidee selvagge”, intitola Hackett, ed è così. Questi brani non sono addomesticabili a categorie, esprimono la sua voglia di sconfinare, accomunare generi musicali, dare totale libertà alla creatività.
Gaetano Menna
Claudio Costantino









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