A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 31/01/2007
Si parte dal Medioevo per approdare allo spazio extraterrestre. C’è una varietà di pulsioni in questa raccolta, un passare con semplicità, con naturalezza, da uno stile all’altro che è straordinario. In evidenza, tra gli altri, Maurizio Bianchini (che lo ricordiamo nella prog-band Maxophone al festival di Montreaux del 1976)
La raccolta di ben 27 brani “Ethno electric & ambient” – così come quelle dedicate a “fusion jazz rock & groove” – di Videoradio e Raitrade (felice joint venture delle note) l’abbiamo apprezzata particolarmente perché ha la capacità di spiazzare. Terreno difficile quello dell’album, che va a scavare e scovare, in sonorità world music, ambient, lounge e chill out, elettronica...
Siamo spiazzati dall’essere stato proposto un mix, in un unico dischetto, che parte dal Medioevo per approdare allo spazio extraterrestre.
Eravamo un pò scettici, ma ascoltare per credere. C’è una varietà di pulsioni in questa raccolta, un passare con semplicità, con naturalezza, da uno stile all’altro che è straordinario. Merito indubbiamente del curatore, il discografico Beppe Aleo, che ha saputo trovare la giusta sequenza, le corrette coordinate della rotta.
E poi si resta spiazzati perché si esce dalla logica del “best”. Non si è davanti a “il meglio di” che ti evita di andare a comprare i dischi di Tizio o Caio, ma al contrario ad una “bussola” per andare a cercare i dischi di Tizio e Caio.
Ci sono, in questo cd, validissimi musicisti del jazz, del pop, della classica, della world music. Come abbiamo sottolineato in altre occasioni e compilation dell’accoppiata Videoradio/Raitrade, ancora una volta – al di là di un unicum gradevole di per sé - si fornisce l’occasione per scoprire sentieri musicali non pienamente conosciuti dagli ascoltatori.
Bella la copertina del poliedrico Federico De Caroli (musicista, scrittore, poeta, grafico) come spesso capita, indicativa di una filosofia: una porta a vetri sul deserto e sul cielo... una porta sulle sonorità dell’aria e della terra. Musica portata dal vento che soffia sulla sabbia, musica pronta a commistioni, a concatenazioni aria-terra, ambient-urban...
Ha ragione Pietro Ferri che, nella nota introduttiva del folder, sottolinea la chiave di lettura. «Bisogna immaginare un uomo che cammina les mains à la poche in giro per il mondo, che incontra culture differenti che gli rivelano storie differenti. Nel viaggio c’è spazio per la meraviglia, il gusto per l’incanto contemplativo, ma ci sono anche i lati oscuri. La metropoli si mescola a paesaggi esotici».
Il disco prende avvio con
Deca è invece il progetto di Federico De Caroli che chiude il disco con un bel set elettronico, cosmico, fantascientifico. Si propongono cinque brani tratti dal suo cd solista “Aracnis Radiarum” (le musiche si ispirano al suo romanzo di fantascienza "L'abisso terminale").
Una sottolineatura infine sui chitarristi solisti presenti: Gabor Lesko (di cui ricordiamo le collaborazioni con Roberto Cacciapaglia, Vince Tempera, Peter Erskine) propone sofisticate atmosfere ambient; Gabriele Bellini qui è alle prese con atmosfere arabeggianti e mistiche; Riccardo Cherubini è un chitarrista senese che propone una composizione decisamente dal sapore etnico (non a caso intitolata “Oriente”); Alberto Turra tra l’altro dedica un brano a Phil Galvano (autore di “Secrets of a perfect golf swing”). Giocare a golf significa innanzi tutto eseguire un difficile movimento con la mazza (lo “swing”) che richiede grande coordinazione, flessibilità e forza per colpire e lanciare a grandi distanze con la massima precisione. Un pò come la musica di Turra e di tutto questo disco.
Gaetano Menna
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