A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 06/01/2008
Torna a vibrare il sax di Mario Schiano. Pubblicato un doppio cd con un concerto live inedito del 1976 e la ristampa di Effetti Larsen del 1988. La suite del '76,"The wild bunch" è suonata dall'ensemble Unità Musicale ovvero Mario Schiano (sax alto),Guido Mazzon (trumpet,Gaetano Liguori (pianoforte, Roberto Bellatalla (contrabbasso), Lino liguori (batteria). E' stata registrata a Penne l'11 luglio 1976 durante il Festival di Pescara
Il Manifesto, 5 gennaio 2008 E' libera improvvisazione l'utopia jazz di Mario Schiano Mario Schiano tace da alcuni anni. Una seria malattia lo ha colpito e le conseguenze degli interventi chirurgici subiti lo costringono ad una vita ritirata. A Schiano più di una generazione di musicisti, di critici, di pubblico deve molto. Il jazz italiano, ed europeo, ha beneficiato della sua energia propulsiva, della sua intelligente azione di agitatore culturale, del suo intuito sonoro e della sua carismatica umanità. Negli anni '60 (1962) fu tra i primi a suonare free jazz nel Vecchio Continente e da allora - nell'arco di vari decenni - ha fatto emergere musicisti di grande caratura, da Giancarlo Schiaffini a Bruno Tommaso, da Tommaso Vittorini a Pasquale Innarella. L'ultima sua avventura, quella dell'Italian Instabile Orchestra (nata nel 1990 su iniziativa di Pino Minafra, Vittorino Curci e Riccardo Bergerone), raccoglie ancora consensi tanto da essere proclamata «formazione dell'anno» nel referendum 2007 della rivista «Musica Jazz». Chi scrive ebbe la fortuna di essere introdotto al jazz sovietico - quello del trio Ganelin, tanto per intenderci - proprio dal visionario sassofonista di Bacoli e di seguire da vicino l'avventura di Controindicazioni 2 - Sedute di improvvisatori, il festival che dal 1988 riprese il discorso sulle avanguardie mentre il decennio sembrava ormai imbalsamato nel mainstream ed anestetizzato dal neo-hardbop.
Esce «Twister», preziosa registrazione del 1976, «live» e inedita, del sassofonista italiano più libero e ardito. Viene pubblicata insieme alla ristampa di un concerto del 1988. Un ritratto sonoro sorprendentemente attuale di un grande agitatore e maestro free
Luigi Onori
A far parlare di Mario Schiano, oggi, è l'uscita di un cd che ne fa apprezzare sia la statura artistica che la progettualità: Twister (Splasc(h) Records) contiene una registrazione live inedita del luglio 1976 e la ristampa di un concerto del marzo 1988, a suo tempo pubblicata su vinile. La formazione - Unità Musicale - è identica, con la variante del contrabbassista Roberto Bellatalla, presente solo nel 1976 (negli anni '80 militava nei gruppi londinesi del batterista sudafricano Louis Moholo): Schiano, sax alto; Guido Mazzon, tromba; Gaetano Liguori, piano e Lino Liguori, batteria. L'album vede la luce grazie alla determinazione di Pierpaolo Faggiano (autore del libro-intervista Un cielo di stelle. Parole e musica di Mario Schiano, edito da manifestolibri nel 2003) e al ritrovamento di un nastro inedito del '76 nell'archivio personale di Gaetano Liguori.
I primi tre brani (oltre mezz'ora di musica) sono riuniti sotto il titolo di The Wild Bunch con Unità Musicale che si esibisce al festival Controindicazioni di Penne, inventato da Schiano nel 1975: nella «cittadina a una trentina di chilometri da Pescara riuscimmo a realizzare la prima edizione di Controindicazioni, una manifestazione che - racconta il sassofonista nel libro citato - intendeva porsi in alternativa al festival che si svolgeva a Pescara, considerato molto conservatore e dove si esibivano per la gran parte musicisti americani mentre per gli «altri» non c'era posto». Il contesto è di grande importanza perché mentre oggi il jazz sembra avere un uditorio attempato e vi si riscontra una tendenza glamour che considera la musica di derivazione afroamericana a livello di sofisticato intrattenimento, allora il messaggio che trasmetteva ed i luoghi in cui si ascoltava erano ben diversi: «In quegli anni - ricorda Gaetano Liguori nelle note di copertina di Twister - si respirava un'aria di libertà non solo musicale ma in tutto (...) ci siamo inventati sale da concerto laddove non c'erano. Si suonava nelle scuole, nelle fabbriche, nei palazzi dello sport, negli ospedali psichiatrici e dovunque ci fosse la richiesta di musica e libertà». Nei brani del quintetto questa dimensione si avverte ancora oggi, palpabile e fortissima: nessun riferimento a pezzi conosciuti, brani lunghi costruiti insieme dai jazzisti, linguaggio free che si dipana in sequenze diverse per tempo, tensione, materiale melodico, scansione ritmica. Quasi sempre è Mario Schiano il deus ex machina, colui che guida Unità Musicale nelle transizioni, che suggerisce lo spunto per voltare pagina, con riferimenti ironici al folclore ed un senso del blues tanto diffuso quanto antiaccademico. Guido Mazzon, con la sua tromba aspra e tagliente, è la spalla ideale del sax alto mentre Liguori padre e figlio e Bellatalla dialogano alla pari con i fiati, contribuendo a creare un sound collettivo di magmatica potenza. Si tratta di una musica piena di sorprese, che assorbe chi ascolta rendendolo partecipe attivo, una musica fatta di utopia ed egualitarismo, di contrasti e colori, lontanissima da qualsiasi clichè e formula.
Unità Musicale, senza Bellatalla, si ascolta nelle due tracce We ed Effetti Larsen, un'altra mezz'ora di libera improvvisazione registrata al teatro Colosseo nel 1988 per la nuova edizione del festival Controindicazioni, nato a Penne. Partì da Schiano la ripresa di un discorso interrotto e la manifestazione serrò le fila della generazione free italiana che si confrontò con i musicisti dell'area creativa europea, in un rinnovato allargamento di orizzonti. A distanza di vent'anni Schiano, Mazzon ed i Liguori risuonano attualissimi.
Luigi Onori
(Il Manifesto)