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CD: prog e dintorni

La prodigiosa macchina di Mario Cottarelli

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 16/04/2008

L'artista cremonese propone un album figlio di una stagione, che ha però una sua freschezza e vitalità. Concepito come un 33 giri (con il lato A ed il lato B, con la durata di un LP), comprende tre suite con partiture complesse ed oniriche, un suono sontuoso e dilatato che sa alternarsi nella calma e nel turbinio

foto intervento

Mario Cottarelli

Prodigiosa Macchina

Crotalo

 

Tracklist:

Prodigiosa macchina (21.50)

Il pensiero dominante (11.30)

I cori della via Lattea (8.02)

 

 

“Come definisco il mio prog? Rottura dagli schemi, un collage tra melodia e rock violento. E' sicuramente la musica in cui mi identifico e che suono dal '74-75". Così spiega, in un’intervista, il musicista cremonese Mario Cottarelli che ha realizzato l’album “Prodigiosa Macchina” (Crotalo). Interamente suonato da solo, alternandosi ai vari strumenti con maestria.

Prodigiosa Macchina”, titolo del titolo della title track, è – sottolinea l’autore -  “il cervello umano che non é utilizzato appieno a causa di pregiudizi e preconcetti. Nel mio lavoro auspico un'evoluzione genetica, l'eliminazione dei preconcetti. Sono canzoni di riflessione, tipiche del progressive rock degli anni Settanta”.

Un album, insomma, figlio di una stagione, che ha però una sua freschezza e vitalità. Comprende tre suite con partiture complesse ed oniriche, un suono sontuoso e dilatato che sa alternarsi nella calma e nel turbinio; ed è concepito come un 33 giri (con il lato A con la prima traccia ed il lato B con la seconda e la terza, con la durata di un LP)...

Spiega Cottarelli: “I brani musicalmente li ho composti negli anni  Settanta,  ma li ho rinnovati negli arrangiamenti;  i testi invece sono nuovi e focalizzano la mancanza di comunicazione, la possibilità di modificazioni genetiche, il pullulare di luoghi comuni. Nella suite 'Il pensiero dominante' (11.30 minuti)  immagino un negozio in franchising dove si vende cultura preconfezionata: la gente si convince su cosa è bello o brutto e si conforma per farsi accettare, purtroppo anche ... 'l'intellettuale la testa non deve usare, si deve adeguare'.”

Il terzo brano 'I cori della via Lattea' (8 minuti)  é invece uno strumentale che suggella l'opera.

“Solitamente una suite – dice ancora Cottarelli - si compone di due o tre parti, qui vi sono venti diverse, collegate tra loro: é il bello del progressive rock. Ogni parte crea aspettativa, curiosità per la successiva. Gli ultimi 4/5 minuti della suite ‘Prodigiosa macchina’ (durata 21,50 minuti) sembrano un brano a sé, che invece è collegato alle altre sezioni e prende origine da una frase musicale che si sviluppa in tre modi diversi. C'è un uso di tempi dispari qua e là e un tempo di 5/8 con tecnica di 'canone inverso', con due strumenti solisti che si alternano. C'è anche un riff: La prima volta fa da trait d'union tra due parti; la seconda dà origine a un crescendo di assoli. Il tutto con un computer e una tastiera”.

Una volta si usava porre uno spartiacque (mentale) tra musica commerciale e non commerciale. Chi si dedicava - come una specie di monaco induista - all’ascetismo musicale, alla religione della musica non commerciale, dura e pura, aveva la “medaglia”, il premio all’ascetismo (oggi gli daremmo in verità un bel tapiro, ndr). E guai a cercare di (s)vendere il disco, il proprio pubblico non l’avrebbe perdonato. Hanno fatto le spese di certi atteggiamenti radicali e ortodossi di una stagione, non so, Le Orme di “Gioco di bimba” o Alan  Sorrenti di  “Dicitencello vuje”… Il metro di valutazione era la musica  per pochi eletti. Il disco non era fatto per vendere ma per comunicare messaggi, per far riflettere.

Questo disco, per come è concepito e sviluppato, per come è ideato e realizzato,  è davvero una prodigiosa macchina, figlia della stagione dell’eskimo. Un disco che vuole essere per pochi, che non concede “cadute” di tensione, che non ammicca, che va accettato per quello che è: il parto intellettuale di un musicista, generoso e coerente, che ha voluto vivere con rigore musicale, percorrendo le tappe della vita senza dimenticare le proprie origini, la propria cultura musicale. Onore al merito.

Gaetano Menna

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