A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 18/04/2008
Intervista al grande chitarrista, che ci parla dei due dischi che ha pubblicato recentemente (uno dedicato al funky e l’altro che è un omaggio all’universo hendrixiano) ma anche di Buddy Miles, Marcus Miller, ecc.
Andrea Braido è senz’altro uno dei chitarristi più versatili e preparati sulla scena musicale attuale. Grinta, passione, tecnica… Un artista che sa andare oltre la chitarra, che sa destreggiarsi con tutti gli altri strumenti, che è un mostro di bravura – senza esagerazione – anche al basso.
Ha pubblicato recentemente due dischi a proprio nome, uno dedicato al funky e l’altro che è un omaggio all’universo hendrixiano: “Braidus in funk” e “Andrea Braido Trio plays Hendrix” (entrambi per Raitrade/Videoradio).
L’intervista che segue nasce da una lunga chiacchierata sui due nuovi lavori, ma anche sul dvd registrato in Ungheria (anch’esso dedicato a Hendrix) e poi su Marcus Miller , sul compianto Buddy Miles….
Braido è cresciuto con tanta musica nelle orecchie, sin da ragazzo. Una girandola di suoni e di stili. Un caleidoscopio formativo… da Gershwin, Stravinsky ,Armstrong che il padre gli faceva ascoltare da piccolo, poi Santana, Woodstock, Colosseum,,Mahavisnu Orchestra, Weather Report, Hendrix, Benson, Joe Pass, C.Parker…
“Molto della mia tecnica - ci dice - viene proprio dal fatto di aver studiato e suonato musica eseguita da altri strumenti, pianoforte, sax, violino, tromba ecc. e quindi andando oltre certe cose tipiche della chitarra!”.
Di seguito l’intervista realizzata
Sono usciti due dischi molto diversi ma complementari tra di loro. Partiamo dal primo, “Braidus in funk”, realizzato in studio, con composizioni originali, dedicato al funk. Come è nato il progetto?
Era all’incirca settembre 2006 ed avevo appena terminato il Dvd didattico “Andrea Braido,la chitarra ritmica,groove ed arrangiamento” per
In questo disco suoni tutti gli strumenti da solo, con grande versatilità ed una grande performance anche al basso… Ce ne vuoi parlare? Come hai organizzato il lavoro?
Ho iniziato il lavoro secondo una procedura già collaudata in altri miei lavori solisti,in special modo “Sensazioni nel Tempo” (Videoradio/RaiTrade). Registro insieme ad un click (metronomo più musicale possibile,per esempio un wood block) una chitarra ritmica che, può essere acustica o elettrica, tutta la stesura del brano su cui andrò a costruire il resto! Generalmente questa prima take se è ottima la tengo e sarà la fondamenta di tutte le altre take… aggiungo un basso guida, giusto per sentire meglio il rapporto ritmico e l’armonia del brano. Successivamente aggiungo la batteria acustica in due modi, in certi casi prendo un frammento di groove e lo copio per la durata necessaria,per esempio “M funk”oppure suono tutta la parte dall’inizio alla fine…sperando di far bene; in questo caso ”The sound of the future” è risultato buono alla prima take! Poi aggiungo le percussioni vere (congas,bongos e altri piatti)e anche dei groove di campioni audio, dopo di che generalmente rifaccio il basso suonandolo insieme a tutto il tessuto ritmico ormai definito e quindi con maggior coesione; infine curo tutte le chitarre una ad una! La parte finale è l’assolo ma dopo che tutto è definito e funzionante!
“Braidus in funk” è indubbiamente un disco di grande energia…
Riguardo a “Braidus in funk” penso sia ben in evidenza il mio rapporto con il ritmo e quindi con il basso, la batteria in modo più potente (visto il genere) rispetto ad altri miei lavori precedenti, anche se sia la batteria che il basso ormai li suono da una vita…! Certo l’ascoltatore stereotipo che pensa al funk “solo” in relazione a James Brown oppur ad Otis Redding, può trovarsi disorientato,ma il funk come il blues è spesso ovunque anche se non in modo evidente!
Ma cos’è il funk per te?
Per me il funk è una pulsazione ritmica che esprime dei mondi molto profondi e sono molto contento del risultato del disco, che rappresenta la mia irrequietezza musicale ma anche il mio amore verso
Parliamo ora del secondo disco, che è invece l’omaggio a Hendrix, che aveva avuto una anticipazione in dvd (in un altro contesto live, in Ungheria…). L’apertura di entrambi i live (dvd e cd) è la stessa, “Red House”. Come mai questo brano come partenza?
Il disco è giunto dopo un lungo numero di concerti… è stato registrato live in due serate senza intervenire sulle esecuzioni;,c’è aggiunto solo il missaggio, che è stato curato da Beppe, da me e da Marco Rollo che ha registrato il live. Partire con un blues come “Red House” crea un bel climax con il pubblico diciamo un crescendo per poi sfociare in situazioni più potenti!
Suoni sempre in trio. Atmosfera hendrixiana in pieno, con la chitarra “sporca” ed effervescente…
Il trio è una delle forme più difficili e quindi più stimolanti per esporre il pensiero live sia si tratti di rock che di jazz; anche la gestione dei suoni è molto più scorrevole. Infine Hendrix nel 90% dei casi suonava sempre in trio!
A proposito del dvd, c’è in chiusura “Theme changes” di Buddy Miles, che è scomparso recentemente. Ci parli di questo indimenticabile artista e cosa rappresenta per te? Perché proprio Buddy per chiudere il live ungherese?
Ovviamente mi dispiace molto la sua scomparsa. E’ una grande perdita per la musica. Buddy Miles oltre che essere un grande funk drummer aveva una voce spaventosa! Per me ha rappresentato moltissimo all’inizio della mia formazione musicale con dischi che ho consumato nell’ascolto. Penso ad esempio a “Carlos Santana/Buddy Miles-Live” dove la versione di “Theme Changes” rimane secondo me insuperata e molto più potente di quella suonata con Hendrix stesso in Band of Gypsy! Desidero anche ricordare che il divino Miles Davis raccontò in un’intervista che un giorno invitò Jack DeJohnette (suo batterista in quel periodo) a bordo della sua Lamborghini gialla… accese il registratore e gli fece sentire Buddy Miles con Hendrix! Non gli chiese di suonare in un modo o nell’altro ma con i suoi famosi silenzi, si limitò a far capire con lo sguardo… senza proferire parola, fece intendere chiaramente quello che voleva dalla batteria e dal ritmo in quel periodo (1970-75)! Ho chiuso il mio concerto (registrato in Ungheria) con Theme changes perché si presta molto ad interagire con il pubblico vista la forte vena soul-funk!
Le scalette di dvd e cd sono abbastanza simili (anche se è diverso l’ordine dei brani). L’unica aggiunta nel nuovo cd è una stupenda rilettura di “Voodoo child”…
Voodoo child è un brano che spesso mi viene richiesto dal vivo… è un po’ il manifesto dell’Hendrix sound e quindi l’ho inserito, ma nel contempo visto che ho avuto il dono di essere libero dai dannosi confini stilistici imposti da critici e persone prive di immaginazione, ho aggiunto una parte di sonorità orientale nel pedale fisso che, a un certo punto, arriva dopo il solo e prima del cantato finale! In quel momento ho inserito molti elementi della musica araba e indiana e il risultato mi sembra molto suggestivo!
Funk, blues, jazz, chitarra acustica, Hendrix, sono le tue tante “facce” … Nei tuoi concerti, in questo periodo, quale faccia proponi?
Il mio omaggio a Hendrix funziona molto bene e mi dà la possibilità di esprimermi in modo molto libero e personale; questo vale anche per i musicisti che suonano con me; ora c’è Eugenio Mori alla batteria e Fulvio Monieri al basso e voce. Certo vorrei proporre tante altre situazioni che riguardano altri miei lati musicali.. ho in calendario alcuni importanti appuntamenti con la chitarra classica e acustica solo o in duo dove suonerò i brani di “Sensazioni nel tempo”! In futuro cercherò di allargare sempre più la varietà dei miei concerti… ho molta voglia di suonare Jazz in trio o quartetto come è successo di recente al Blue Note di Milano il 9 gennaio scorso! Purtroppo è molto difficile far capire che dietro alla mia personalità c’è l’ esigenza di esprimermi in molti modi diversi. In una società come quella attuale che tende a classificare tutto, non è facile… ma non demordo! La mia più forte caratteristica, oltre a quella della “ritmicità”, è proprio questa!
Qualche tempo fa hai suonato in jam-session al Blue Note di Milano con il grande bassista Marcus Miller durante un paio di suoi concerti … ci puoi parlare di questa importante e suggestiva collaborazione con il grande bassista statunitense?
Allora, le jam-sessions sono state tre, una il sabato sera,e due il martedì! E’ stata una bella emozione… la sua assistente mi forni gentilmente il numero della tour manager che mi disse che era tutto ok ma non c’era un’ampli per chitarra; dato che per carattere sono una persone molto riservata della privacy altrui sono andato solo con la chitarra……perché con Marcus non avevo ancora parlato…...in pochi istanti i tecnici l’hanno collegata ad una D.I. box e senza alcun effetto sono salito sul palco! In quel momento dentro di me ho pensato: - questo è il momento di tirar fuori le“palle” -; e così andò. Marcus mi invitò mentre la band suonava “Tutu” del Album omonimo di Miles Davis prodotto da Marcus Miller stesso! Ho suonato e oltre ai complimenti dei presenti li ho ricevuti da Marcus e band, invitandomi anche per le altre serate che seguivano! A quel punto scrissi una e-mail a Marcus dove lo ringraziavo per avermi invitato sul palco e che sarei ritornato per un’altra jam ma stavolta con un processore con dei suoni già predisposti da me! Le Jam del martedì, soprattutto la seconda, furono molto potenti; il pezzo è contenuto nel cd “Free/Marcus” ed è dei Tower of Power… ero pieno di energia animale e quando Marcus mi fece cenno di salire, ho fatto un balzo tipo Hulk e da li è stato un duettare al fulmicotone con il sassofonista Keith Anderson, con Marcus stesso ed anche con Poggie Bell! Posso dire con tutto il cuore che mi sono sentito in paradiso, soprattutto per la ritmica che era fluida e impeccabile!
C’è anche da dire che hai collaborato nell’ultimo cd di Marcus Miller uscito in Europa nel 2007 con titolo “Free” e in America il 4 marzo 2008 con titolo”Marcus”…
L’esperienza del cd è stata ancora più emozionante perché con molta umiltà ho scritto a Marcus dicendogli che sarei stato felice se poteva ascoltare un disco che riassumesse i punti salienti della mia carriera fino a quel punto! Questo è successo in seguito ad un suo messaggio molto bello sul pezzo “West/Est” (da Sensazioni nel tempo) che apriva il mio my space dopo che gli avevo chiesto se gli piaceva! La cosa divertente è che sia il mio brano che quello suo dove ho suonato in seguito è in RE maggiore e in chiara atmosfera arabeggiante!
Chiesi in seguito se aveva ricevuto il mio cd che conteneva appunto tutte registrazioni altamente professionali tratte da vari dischi di alcuni cantanti con cui ho lavorato,più alcuni brani miei sia in studio che live…..e ….mi scrisse: suoneresti un assolo acustico su un mio brano? Ho lavorato duramente per 3-4 giorni concentrandomi per dare il meglio di me ma senza essere invadente. Ho aggiunto anche altre chitarre oltre l’assolo acustico, una stoppata che sembra una marimba e le strappate distorte più il tema che suonano anche i fiati e le keyboard!!! Ha tenuto quasi tutto quello che gli ho mandato,quindi grazie Marcus! Ci tengo però a precisare una cosa: sono 30 anni che suono chitarra e basso e batteria e prima di mandare del materiale a musicisti come Marcus ho aspettato di essere pronto,di avere la maturità giusta e l’umiltà giusta!
Per chiudere, una sottolineatura sul tuo sodalizio con la casa discografica Videoradio di cui sei, indubbiamente, l’artista di punta… Tu avevi fatto due dischi solisti in precedenza, poi c’era stato il silenzio (discografico) per un po’ di tempo (non delle esibizioni live sempre numerose, al fianco di molti big). Invece dall’incontro con Videoradio e con il suo patron Aleo, hai intensificato le uscite discografiche ed ora ne hai praticamente due nei negozi ed altrettante in cantiere per i prossimi mesi. Mi sembra che la casa discografica ti stimoli a incidere e in contesti diversi…
All’inizio gli errori sono inevitabili e servono per non ripeterli nuovamente! I primi dischi che ho inciso non si trovano più, non li hanno più ripubblicati e la mia proposta di ristamparli è andata a vuoto! Quindi quando è iniziato il rapporto con Videoradio e il dinamicissimo Beppe Aleo ho capito che faceva al caso mio! L’opportunità di essere in un grande catalogo come quello della “Self” ed in seguito il prestigioso e serissimo marchio RaiTrade mi hanno stimolato a dare vita a tutti i progetti che avevo in testa ed altri nati con Beppe proprio in virtù di questa collaborazione! Sicuramente Beppe mi ha dato un grande aiuto anche dal punto di vista discografico, ossia il tipo di copertina del cd, e anche il missaggio che è una cosa molto difficile da gestire da solo, senza contare alcune idee molto forti di Beppe stesso! In più come già detto all’inizio ora c’è anche Giovanni (Pasquetti, ndr)… quindi il mio lavoro avrà un’ulteriore crescita in termini qualitativi e tecnici!
a cura di Gaetano Menna