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By Rock-progressive di Claudio Costantino
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Rock-progressive di Claudio Costantino guida dal 22-05-2003
Lina Sastri: il suo recital all'Auditorium Parco della Musica di Roma il 7 maggio 2008. Con voce calda e graffiante sa indossare le canzoni come l’abito rosso che indossa
Festival della Canzone Napoletana
A Roma all’Auditorium Parco della Musica
Lina Sastri
Reginella
Roma - Auditorium Sala Santa Cecilia
7 maggio 2008
Lina Sastri voce
Maurizio Pica chitarra
Gennaro Desiderio violino
Maurizio Abeni pianoforte
Nunzio Reina mandolino
Luigi Sigillo contrabasso
Salvatore Minale percussioni
Gianni Caccia disegno luci
Stefano Simonelli fonico di sala
Lina Sastri è una “luna rossa”, in quel palco immenso della Sala S.Cecilia dell’Auditorium. Cammina sinuosa, danza felina, volteggia leggiadra nel tango vernacolare, recita carnale e… canta. E’ una Regina e proprio con “Reginella” apre il suo recital.
Con voce calda e graffiante sa indossare le canzoni come l’abito rosso che porta. Alterna alle canzoni classiche napoletane – accompagnato da un ensemble acustico – brani recitati che ci conducono nella Partenope popolare e vernacolare dei bassi e della povertà.
Quella che racconta Lina Sastri è una città dolente e sofferente, oppressa e dimenticata.
La dama in rosso la racconta con le canzoni di sempre a cui si aggiungono due brani di Pino Daniele: “Assaje” (dalla colonna sonora del film “Mi manda Picone”) e “Napule è”…
“Napule è 'na carta sporca/ e nisciuno se ne importa”… Riascoltarla oggi (così attuale), e con la voce di Sastri, fa venire i brividi e le lacrime agli occhi.
Tra i brani proposti ci sono “Tammurriata nera”, accompagnata solo dal ritmo incalzante del tamburo; “ ‘O sole mio” a cui l’interprete leva gli orpelli ridondanti (la scarnifica fino ad arrivare all’anima).
Canta “vola canzone napoletana”… già sappi essere ambasciatrice. C’è un brano in cui parla di Eduardo, Scarpetta, Totò…
La sala Santa Cecilia, ampia e prestigiosa”, la “religiosità" dell’atmosfera, forse intimidiscono il pubblico, che ascolta quesi senza respirare: Ma ‘o calore di quella luna rossa sul palco fa sciogliere. E così i versi de “ ‘O surdato ‘nnammurato” ondeggiano, portati ora dalla voce di Lina, ora da quella del pubblico.
Quelle canzoni “classiche” – fa comprendere Lina Sastri – sono la nostra storia, la nostra identità, il codice genetico di una città come Napoli e di una sua cultura straordinariamente uniche.
Gaetano Menna