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Artisti: "B"

Un saluto a Syd Barrett

A cura di Akud

Pubblicato il 11/07/2006

Fondatore dei Pink Floyd - si dice sia stato lui a dare alla band questo nome - ha dato il via a una delle più importanti esperienze del Rock degli anni Settanta. Ma il visionario Syd Barrett si defilò quasi subito, lasciando la sua creatura nelle più "pragmatiche" mani del suo collega bassista, Roger Waters, e del suo vecchio maestro di chitarra, Dave Gilmour

Funambolo dei palchi ma soprattutto dei limiti della percezione psichica, ci ha raccontato di un giovane che per travestirsi rubava il bucato alla sua vicina. Ma attraverso la sua voce e la sua musica questo racconto assumeva la visibilità di una fiaba. E un velo di surrealtà trasformava quella visione in qualcosa di "altro", qualcosa in sé difficilmente esprimibile benché avvertibile nell’intimo. Cos’altro avremmo potuto aspettarci da una visione sul cortile dietro casa? Per quanto ci riguarda, niente. Così come non avremmo cambiato un laccio alle "Scarpe da contadina" di Van Gogh.
Naturalmente, il suo sentire non si limitava a queste immagini giocose. Così, dalla suite "Interstellar Overdrive" a "Careful with that Axe, Eugene", e in generale a tutta l’opera contenuta nei primi due album della band ("The Piper at the Gates of Dawn" e "A Saucerful of Secrets"), l’atmosfera raggiungeva una drammaticità esistenziale netta, a volte insostenibile.

Ora, oggi, il senso giocoso e le atmosfere sonore a volte drammatiche, ci richiamano alla memoria l’incontro di quelle due fondamentali "esperienze" che William Blake nei suoi "Canti" aveva intitolato "Song of Innocence" e "Songs of Experience". Oggi, sì, oggi che silenziosamente, come suo solito, Syd ha lasciato la vita di tutti i giorni.
Se in passato il Nostro era di difficile rintracciabilità, e magari lottava per proteggere il suo privato, oggi siamo tutti più liberi, lui per primo, da simili terrene inquietudini.
Per dargli vita, e con questa il posto che gli spetta, nella Memoria. Una memoria che non è qui per noi poiché tutt’al più siamo noi qui per lei, a rispondere al suo richiamo, a volgerci alla sua luce, che trasforma il passato in un ricordo-chiarore, magari abbagliante, sì che viva, eterea e immateriale, libera dal succedersi quotidiano, ci nutra, di immortale spiritualità.
Così, nella luce di quel cortile, continueremo a guardare Emily giocare.

Con commozione, un grato saluto a un altro immortale.

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