A cura di Akud
Pubblicato il 10/01/2008
Arriva al Viper il trio romano degli Zu, la band che ha rotto gli schemi convenzionali sia del rock che del jazz. Lo zuismo ed il post-tutto. Da non perdere assolutamente!
Se riuscite a immaginare per suoni e musica quel colore bianco che si vede tra le fiamme del fuoco libero, molto probabilmente vi avvicinate a immaginare anche la musica degli Zu, un assalto carico di combustibile agli schemi convenzionali sia del rock che del jazz per uscirne con un suono metropolitano, post moderno e mutevole, che incrocia epoche e stili lontani, che frulla il free jazz e il post-punk, i Melvins e John Zorn, l'hardcore e Duke Ellington, i Motörhead con Kraftwerk e Serge Gainsbourg, i Black Sabbath con John Coltrane, il country & western con i Dead Kennedys. Un'attitudine distruttiva e ricompositiva che tanto piace a gente come i Sonic Youth e Mike Patton, e che tanto piace fuori dai confini d'Italia, dove gli Zu si sono conquistati fama e onore (oltre a innumerevoli amicizie nel giro 'alternative') con oltre 1000 date nei 5 continenti. Nati nel '97 come power trio (con una line up comunque mutevole ed elastica), iniziano a farsi conoscere a Roma quando compongono la colonna sonora live della serata-evento "Vladimir Majakovskj" nello storico teatro Ambra Jovinelli. Nasce lo zuismo, una sorta di filosofia con cui i tre Zu, interpretano la musica come fatica e sudore, nel vero senso della parola. L'esordio, “Bromio”, atipica fusione di jazz e hardcore, è di quelli che non si dimenticano. Nel 1999 prendono il via le eccellenti collaborazioni con artisti internazionali, da Eugene Chadbourne, terrorista della chitarra e agitatore della scena newyorkese con John Zorn (dichiarato da Ronald Reagan "una minaccia per lo stile di vita americano") alla geniale polistrumentista di Seattle Amy Denio. Questo è il cuore dello zuismo, le continue frequentazioni internazionali, lo scambio con altri musicisti, con altre storie, con altre visioni. Nel 2000 il contatto a Chicago con il produttore Steve Albini ed un album di getto, “Igneo”, scritto in due giorni ed in cui gli Zu sono accompagnati da gente del calibro di Ken Vandermark al sax tenore, Jeb Bishop al trombone e Fred Longberg-Holm al violoncello: 3 tra i più importanti musicisti della scena di Chicago, già collaboratori di Jim O'Rourke e Peter Brotzmann. Si arriva al 2003, anno fondamentale. Sono i mesi di “Live in Helsinki”, il disco capace di cogliere in pieno la furia iconoclasta, globale e cosmopolita dei 3 jazzcorer romani e del tour americano con i Dalek. Nel 2005, su Atavistic (label di Chicago e casa anche di The Flaming Lips ed Einstürzende Neubauten), esce il lavoro con Mats Gustaffson “How to raise an Ox”. Sempre su Atavistic nel 2006 esce “ Identification with the enemy: a Key to the underworld”, album che vede Nobukazu Takemura all’elettronica, sotto la furia Zu. Siamo ai giorni nostri. Il nuovo disco Zu “intermediate Spirit Receiver” è la prima uscita Zu per Homeopathic, neonata label che vede in Massimo Pupillo il suo direttore artistico. Il disco uscirà in gennaio in co-release con Fortissimo records (UK), Dot Line Circle (Japan), Public Guilt (USA), Acuarela (Spagna, Portogallo, Messico). Ascoltateli, scoprirete che ci sono musicisti in Italia che si sono fatti una reputazione nelle cattedrali della musica d'avanguardia, che sanno suonare pezzi d'impatto senza doverli infarcire di ritornelli da stadio & accendini, che sanno essere distruttivi e contestatori senza dire parolacce o alzare il dito medio in TV, che sono diversi, unici e grandi tanto da suonare con i veri grandi della musica d'avanguardia internazionale.
Il progetto Zu è: Massimo Pupillo (basso), Jacopo Battaglia (batteria) e Luca Mai (sax contralto e baritono),
Discografia Zu:
http://www.zuism.com/discography.html
Ascolta gli Zu:
http://www.myspace.com/zuband