Luce colorata per cromoterapia o addobbi per feste e festini?

L'evocazione della luce interiore è il primo importante esecizio di cromoterapia

Vi chiedo innanzi tutto scusa per il titolo ironico, ma giorno che passa, il fenomeno moda cromoterapia e musicoterapia continua a recare danni. Di recente sono stato invitato in alcuni centri benessere ed istituti d’estetica che desiderano dedicarsi anche alla cromoterapia e musicoterapia. Lasciando da parte, per ora, ciò che ho visto e…udito in merito alla musicoterpia…cose da brividi…mi ha notevolmente colpito che le “cabine” adibite alla cromoterapia sono attrezzate con faretti colorati che lasciano seri dubbi se il loro utilizzo è per feste e festini o improvvisate comiche sedute di cromoterapia.
Già il fatto che ci sia una “cabina” allo scopo mi ricorda qualcosa che ha a che vedere con i polli in batteria…ma lasciando questo tipo do considerazione, la mia attenzione è fortemente richiamata dal fatto che si è molto, molto lontani da una conoscenza dell’uso della luce, del colore, delle frequenze ed energie ad esse collegate e quale possa essere la prassi applicativa.
Lasciando gli improvvisati al loro destino, desidero dedicare le righe che seguono a quanti vogliano sperimentare un esercizio davvero fantastico e che ci collega intimamente alla luce, la luce interiore: primaria fonte di energia. Non negando l’importanza di fari, faretti, mixer luci ed aggeggi vari, ritengo necessario suggerire che bisognerebbe iniziare proprio dalla luce che può essere evocata - generata, solo con le proprie forze.
Si procede così: in un luogo al riparo da rumori ed interruzioni (spegnere telefoni, telefonini, suonerie e congegni vari) ci si distende, possibilmente non avendo cuscini sotto la testa, e ci si lascia in silenzio qualche minuto. Occhi chiusi, silenzio ed ascolto di se stessi. Ascoltiamo di noi ciò che da noi emerge. Potranno sorgere immagini oppure no, non importa. Gradualmente procederemo a rilassarci, ma molto lentamente, richiamando l’attenzione su ogni parte del nostro corpo, dai piedi alla testa e di nuovo verso i piedi, e comandando ai nostri arti, organi, apparati, di stare calmi, rilassati, quieti. Respiri lenti ma continui. Avvertiremo, dopo pochi minuti, che il corpo si sta acquietando. Ora bisogna immaginare che all’interno dei nostri occhi ci sia uno schermo e lì facciamo sorgere una luce. A questo punto potranno accadere molte cose. C’è chi non riesce ad andare oltre il buio, chi subito vede una luce colorata, chi è attorniato da immagini. In questo spazio è praticamente impossibile poter prendere in considerazioni tutte le varianti che possono essere tante quante sono le persone che proveranno questo esercizio. Mi limiterò a suggerire il modo di condurre l’esercizio e basta. Per le varianti, le domande, i dubbi e le perplessità…scrivetemi e risponderò personalizzando la prassi dell’esercizio. Dunque, l’importante è cercare di evocare una luce bianca, una luce bianchissima, più splendente ed intensa di quella del sole. Questa luce, bisogna guidarla e lasciarla diffondere - effondere, in ogni parte del nostro corpo. Questa luce deve massaggiare, carezzare, riscaldare il nostro corpo. Una variante bellissima consiste nell’evocare la luce bianca, al centro del nostro cuore e di là lasciarla diffondere in tutto il corpo. Sarei felice poter ricevere vostre impressioni e considerazioni una volta che avrete provata a fare questo esercizio per almeno sei - sette, otto volte. Buon lavoro di autotrattamento cromoterapeutico.

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Pubblicato il martedì 31 ottobre 2000 in: {BLOCK_POST_CATEGORY}

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