Un tamburo, un bel tamburo dal suono profondo o lacerante o penetrante. Con le mani o con delle bacchette, improvvisare un ritmo. Un ritmo creato al momento per suonare, da soli, o per tentare un accompagnamento ad un brano che facciamo partire da un disco. Prima lentamente, poi sempre più forte, sempre più forte, sempre più forte e respiriamo, respiriamo, respiriamo. Dopo qualche minuto il ritmo sale, incalza, il sangue gira veloce e qualcosa sentiamo che in noi pare voglia sciogliersi. Ancora un po di tempo e la mobilità del nostro corpo aumenta e le mani fanno male e le guance sono rosse. Siamo entrati nel suono, nel ritmo, nel movimento. Emozioni e volontà sono allineate in un magico equilibrio che tiene fuori il pensiero, che intanto, riposa. Suonare un tamburo. Carezzare o picchiare forte la pelle o la membrana di quella specie di scatola che diventa il centro delle vibrazioni del mondo, del nostro mondo che risuona con lo spazio fisico e interiore. Solo un tamburo, per provare gioia, forza, energia, tenerezza, dinamismo. Solo un piccolo trascurabile tamburo ed una musica da un cd per sperimentare in maniera così elementare il primo passo della musica attiva…le magie della musica attiva.
I ritmi per riscaldarsi, emozionarsi, e riprendere forza
Solo un piccolo trascurabile tamburo per sperimentare in maniera così elementare il primo passo della musica attiva
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Pubblicato il lunedì 29 gennaio 2001 in: {BLOCK_POST_CATEGORY}
Ultimi interventi
-
Naturopatia e frontiere delle…
Pubblicato il 30 ott 2002 -
I suoni inudibili
Pubblicato il 29 set 2002 -
Terzo e quarto gradino
Pubblicato il 08 mag 2002
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Bruno Daniele









Anteprima del commento