A cura di Bruno Daniele
Pubblicato il 09/03/2001
C’è in ogni individuo uno spazio interiore che si trova ad una profondità che le parole e la coscienza non attingono.
L’arteterapia considera l’Entità Umana tripartita nei grandi sistemi: Encefalico dove risuona il pensar,e Ritmico dove risuona il sentire, Metabolico e articolare dove risuona il volere. Il termine terapia nella prassi arteterapeutica non si riferisce necessariamente ad una condizione di malattia: descrive un processo di trasformazione – rielaborazione positiva di energie mentali, emozionali, volitive. E’ una tecnica di sviluppo personale diretta ad una azione psicoterapeuti non medica, che agisce in sinergia con l’arte medica.L’arteterapia non si applica al paziente, piuttosto è il paziente che la applica a se stesso guidato da chi prima di lui ha vissuto questa condizione.
Per il terapeuta è fondamentale l’ascolto inteso come empatia, proiezione e identificazione nei bisogni dell’altro. Insieme si impara ad osservare, ad ascoltare, a sentire in modo più lucido e cosciente di prima. Si riesce a comprendere meglio il senso della vita interiore e delle vicissitudini quotidiane. C’è in ogni individuo uno spazio interiore che si trova ad una profondità che le parole e la coscienza non attingono. E in questo spazio che Jung colloca tutto ciò che è stato dimenticato e trascurato: la saggezza dell’esperienza derivante da innumerevoli millenni. E qui vivono vaste e possenti forme: gli Archetipi, schemi unificanti carichi di energia emotiva e simbolica.
I colori, i suoni, i ritmi, le armonie mobilizzano e risvegliano i campi di forza tra i quali la psiche si muove. E così che si può sperimentare l’esperienza meravigliosa della ripresa di vitalità, gioia, dinamismo nella vita di tutti i giorni. Si, proprio quella dei ritmi pressanti, dei doveri, degli automatismi interiori. Partiamo da un assunto di base: noi, esseri umani, come qualsiasi altro ente siamo, in ultima analisi, un aggregato di cellule, molecole, atomi, cariche elettriche. Molte e diverse sono le tipologie energetiche che ci costituiscono. In arteterapia è di massima importanza il riconoscimento delle energie emozionali, mentali, volitive e la loro oggettivazione mediante molte e diversificate forme espressive. L’oggettivazione di un disagio legato alla sfera del pensare, del sentire o del volere, è il primo passo importante per creare un’ideale distanza tra noi e la sofferenza.
Ecco, dunque, l’uso della grafica, del colore, del tratto chioaroscuro o di un materiale plastico per iniziare, dall’attimo noetico, a dare forma ad un contenuto mentale o emozionale: descrivere una storia, un frammento di memoria per rivivere i pensieri e le emozioni legate all’evento. Entrare nei meandri, nelle prigioni o nelle stanze segrete di un castello da illuminare con le vibrazioni di un suono o un colore.
Le dinamiche della musicoterapia e della cromoterapia immaginativa aprono inusitati spazi interiori lasciando fluire pensieri ed emozioni che facilmente si collegano a memorie passate, addirittura prenatali e perinatali. Blocchi energetici di natura mentale ed emozionale possono trovare possibili vie di soluzione il cui ultimo atto, a volte, è un disegno, una macchia di colore, una forma o solo un grido di dolore o gioia. Il silenzio, la prima necessaria condizione. Il silenzio che vuol dire pausa, spazio, ristoro dal caos quotidiano. Il silenzio che diventa fonte di energia sempre nuova per il corpo, la mente, l’anima. Dal silenzio vissuto ad occhi chiusi, un nuovo approccio verso la realtà sensibile. Ascoltare, sentire, guardare, toccare, respirare su ritmi, vibrazioni, oscillazioni ancestrali....anche dinanzi alla sofferenza che toglie ogni speranza, un percorso di luce e colore può essere di aiuto perché quando il dolore ci sovrasta, regredire verso stati di coscienza che ci riportano a codici universali, ci aiuta ad affrontare meglio un aspetto della realtà che comunque ci appartiene.
Molti anni sono trascorsi dalle prime incerte esperienze. Ho incontrato migliaia di bambini. Ho incrociato i loro sguardi, sentito il battito dei loro cuori, il ritmo del respiro, il calore o il freddo della loro pelle. Tracce delle loro storie su fogli, fotografie, pagine di quaderni....ho imparato dai più piccoli il senso della fragilità, del timore, della paura. Dai più grandi ho sentito la sfida, le prime sconfitte, le iniziali memorie da non ricordare.Abbiano lavorato insieme ovunque ed in qualsiasi situazione entusiasmati da una musica, un colore, un’idea, un’immaginazione positiva. Dopo, loro ed io stavamo meglio, stavamo bene. Molte lacrime e tanti sorrisi mi hanno fatto comprendere l’importanza e la bellezza di un lavoro che permette di prendersi cura delle persone. Prendersi cura delle persone affiancato, quando è necessario, da competenze specialistiche perché il benessere va conquistato insieme in una visione della vita e della terapia che possa alfine creare un felice connubio tra scienza