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By New Wave di iElEdAn
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New Wave di iElEdAn guida dal 04-06-2002

Cure: se la fiamma brucia ancora… (1)

Sono senz’altro uno dei gruppi più longevi del panorama musicale inglese e sono stati capaci di tenere col fiato sospeso per oltre un anno i loro fans.

foto intervento Sto parlando dei Cure che, ormai 2 ani fa, hanno salutato i propri fans con un album intitolato Bloodflowers che aveva tutta l’aria di essere l’ultimo.
Infatti, alle voci insistenti di un imminente scioglimento che si rincorrevano da tempo nell’ambiente, è bastato aggiungere le frasi contenute nei pezzi del disco perché il messaggio apparisse inequivocabile.

“…There’s nothng left to burn, and the fire is almost out…”

Non é rimasto nulla da bruciare e la fiamma è quasi spenta. Ma questo fuoco è davvero spento?
Forse, per comprenderlo appieno dovremmo procedere con ordine e risalire indietro fino agli esordi della band.
Il gruppo dei Cure nasce a Crawley, un paese della provincia inglese nel Sussex, alla fine del 1976 da un'idea del diciassettenne chitarrista e vocalist Robert Smith e del batterista Lowrence Tolhurst. Da principio avevano preso il nome di Malice, cambiato successivamente in The Easy Cure e infine, definitivamente, in The Cure.
Nel ’79 pubblicano in Inghilterra il loro album di esordio dal titolo Three Imaginary Boys che, pochi mesi dopo, visto il successo in patria grazie anche alla collaborazione alla tournee dei Siouxsie And The Bashees, viene sensibilmente “rimaneggiato” e pubblicato nel resto del mondo col titolo di Boys Don’t Cry.
Da allora, in venticinque anni di esistenza hanno cambiato formazione ben dodici volte: le defezioni e i rientri si sono susseguiti a raffica; l'unico sempre presente è il "ragazzo immaginario" Robert Smith, la vera anima (dark) del gruppo. Ad onor del vero quel primo album è costruito su sonorità piuttosto grezze e, spesso, stridenti, figlie della cultura punk ma non ancora maturate in quello che sarà chiamato il Gothic Rock
Sicuramente più maturi e più Dark sono i tre album successivi, Seventeen Second (che contiene la splendida “A Forest”), Faith e Pornography, il loro album più “scuro” e intenso, quasi un manifesto del genere.
(continua...)