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By New Wave di iElEdAn
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New Wave di iElEdAn guida dal 04-06-2002

The Cure - Disintegration (1989)

E' forse l'album più rappresentativo dei Cure e sicuramente il più noto al grande pubblico.

foto intervento Uscito nel 1989, dopo due anni di silenzio ed una precedente parentesi più marcatamente pop che aveva visto la produzione di ben 4 album nel giro di 5 anni (dei quali anche uno doppio, Kiss Me Kiss Me Kiss Me) Disintegration segna il ritorno dela band ad una atmosfera più tenebrosa visibile già dalla copertina del disco.
E già dalla copertina appare evidente un altro messaggio: dopo le voci sempre più insistenti su uno scioglimento del gruppo per problemi di leadership, il faccione di Robert Smith che campeggia sornione a sottolineare la sua supremazia, quasi affermasse che i Cure esisteranno fintanto che ci sarà lui.
E infatti Robert avoca a sé un ruolo ancor più importante nell'economia della band, suonando egli stesso le tastiere che, nei brani di questo album, fanno sentire maggiormente la loro voce.
Già dalla prima canzone, Plainsong, si avverte che si tratta di un album diverso dai precedenti: l'ingresso all'album e' quasi sontuoso e, in un alternarsi di suoni ora possenti ora più tristi, attraversa tutte le sfumature dell'animo dal sognante al concreto.
Ma il vero capolavoro di quest'album è, fuor di ogni dubbio, Lullaby che è anche la canzone universalmente più conosciuta della band (venne anche premiata come miglior video al MTV Music Awards): questa canzone non è un ritorno al passato e alle atmosfere alla Pornography ma, se proprio vogliamo trovarci un legame, è piuttosto una degenerazione del freddo solipsismo degli esordi in atmosfere addirittura apocalittiche. L'ansia solitaria della ricerca degli inizi qui diventa impossibilità di trovare.
E' distruzione, disintegrazione, come recita il titolo stesso dell'album che, in quell'ultimo scorcio degli anni '80 che stavano per concludersi, può anche esser visto come una metafora della vacuità dei non valori di quegli anni destinati a disgregarsi anch'essi.
E in quest'ottica, forse, non e' un caso che il primo album del nuovo decennio ('92) si intitolerà Whish, speranza benché poi parli più di speranze disattese che di promesse mantenute.