Semplicemente The Cure

Una cura energetica, e i ragazzi immaginari sono tornati!

Ci hanno ormai abituati ad attese lunghe quasi un lustro tra un album e l’altro (Wish 1992, Wild Mood Swings 1996, Bloodflowers 2000), anche se, nel frattempo, ci consolano dell’attesa riempiendoci la vita di gadget e uscite speciali.
Da Bloodflowers a oggi, infatti, hanno sfornato un “Greatest hits”, un concerto celebrativo&#nbsp;in 3&#nbsp;Dvd e&#nbsp;un secondo “best of”&#nbsp;boxato dal titolo Join the dots.

Stavolta, però, tirava una brutta aria: si parlava di smobilitazione, il box-set sarebe dovuta essere la loro raccolta definitiva.
Robert Smith, il leader e unico punto saldo della band da un quarto di secolo lasciava intendere&#nbsp;che aveva&#nbsp;poca voglia e ancora meno ispirazione per continuare il progetto Cure, ventilando nuove strade da solista.
Pare, invece, sia stato risolutivo l’incontro con Ross Robinson, produttore del nuovo album e già in cabina di regia con Slipknot e Korn, che sembra aver dato nuova linfa vitale&#nbsp;alla band, rinvigorendola nei suoni e nelle motivazioni.
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Il risultato è The Cure, un album fatto da canzoni insolitamente brevi e secche, a parte The promise,
oltre 10 minuti, per una band che in questi anni ha fatto della prolissità autocelebrativa quasi un cavallo di battaglia. E forse questo elemento ha fatto un po’ storcere il naso ai fan più integralisti.
Ma, soprattutto, quello che risalta maggiormente è l’uso delle chitarre elettriche&#nbsp;potenti, come in
Never o Before three, di una&#nbsp;sezione ritmica in grande evidenza.
E poi c’e’ la voce del vecchio Robert Smith a legare il tutto e a riportare tutto l’album dentro le righe:&#nbsp; basta ascoltare le ipnotiche Lost e The promise per ritrovare i Cure a cui siamo abituati.
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Dal punto di vista “fisico” dell’album esistono almeno 2 versioni: una standard per il mercato europeo e una con annesso dvd (contenente il making of più una serie di altri gadget) per il mercato americano e giapponese. Entrambe le versioni fanno sfoggio di&#nbsp;una&#nbsp;copertina caratterizzata da disegni infantili in perfetto stile Cure. Inoltre è presente anche una traccia ROM che da accesso ad una parte riservata del sito della band.
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In definitiva è&#nbsp;un disco da ascoltare e da possedere, per tutti i fan e non solo: dopotutto non capita spesso che i Cure producano un album di inediti.
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Tracklist:
01 - Lost
02 - Labyrinth
03 - Before three
04 - The end of the world
05 - Anniversary
06 - Us or them
07 - alt.end
08 - (I don’t know what’s going) on…
09 - Taking off
10 - Never
11 - The promise
12 - Going nowhere

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Pubblicato il giovedì 08 luglio 2004 in: Recensioni

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