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Interviste

Don Ciotti: "sogno che fra 10 anni Libera non ci sia più"

A cura di Hombre Comùn

Pubblicato il 26/06/2005

In un'intervista a Famiglia Cristiana don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, scommette sul sogno che la mafia possa essere sconfitta. E Libera non serva più

foto intervento Grazie anche alla coraggiosa azione del sacerdote, è stato possibile confiscare quasi 5.000 immobili, molti dei quali sono Roma. Ma la criminalità organizzata è ancora forte.
Togliere beni, terreni, case, soldi alla criminalità organizzata e alle varie mafie che inquinano la vita degli italiani. Poi far restituire il maltolto allo Stato, alle associazioni, ai cittadini. È stata la grande scommessa di Libera, l'associazione fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti. Con una raccolta di firme (oltre un milione), Libera è stata promotrice della legge 109 del 1996, che regola il riutilizzo a fini di sviluppo economico e sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.

Fino a oggi, i beni immobili confiscati sono quasi 5.000. Di questi, ne sono già stati destinati alla collettività circa 2.500. I procedimenti di assegnazione spesso sono lenti e complicati. Ci sono ipoteche, contratti di affitto e altri ostacoli. «Almeno nel 10 per cento dei casi di confisca si tratta di beni ipotecati oppure occupati legalmente», spiega Carlo Pappagallo, vicecapo di Gabinetto del sindaco di Roma, Veltroni. Per superare queste difficoltà e snellire le procedure si sta discutendo alla Commissione giustizia della Camera un disegno di legge delega governativo per riordinare tutta la materia.

Ma, nonostante i problemi, i risultati sono tangibili. La Coop distribuisce nei propri supermercati i prodotti dei terreni sottratti alle mafie, dove oggi lavorano decine di giovani in cooperative sociali. Sono pasta, olio, vino, legumi, passate di pomodoro, marmellate, messi in vendita con il marchio di "qualità nella legalità"-Libera Terra. Le confische vengono fatte non solo al Sud (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia), ma ovunque le mafie hanno investito i loro denari. Dopo le regioni meridionali, quelle in cui si fanno più confische sono la Lombardia e il Lazio. Qui funziona meglio la collaborazione tra Regione, Demanio, Prefettura, Comuni e Magistratura per l'assegnazione dei beni confiscati. I risultati si vedono.

Da poche settimane la sede nazionale di Libera a Roma ha traslocato in via Quattro Novembre 98, tra piazza Venezia e il Quirinale, dove occupa uno stabile di sei piani confiscato al boss Michele Zaza. Sempre a Roma, il 21 aprile, è stata inaugurata in via di Porta Ardeatina la Casa del jazz, uno spazio con auditorium, sale di registrazione, biblioteca e archivio di audiovisivi, ospitati in un'elegante villa costruita tra gli anni Trenta e Quaranta, confiscata a Enrico Nicoletti, tesoriere della "banda della Magliana". Qui è esposta anche una lunga lapide con i 639 nomi delle vittime della mafia. Dal 2002, nel quartiere Prati, opera la Casa del volontariato, uno spazio di 250 metri quadri dove c'era un bisca clandestina. Il Comune di Roma l'ha acquisito e ha vinto la scommessa decisiva. Quella di credere nella forza della legalità.  Quest'anno, a settembre, don Luigi Ciotti compirà sessant'anni. Da quando nel 1972 fu ordinato prete dal cardinale Michele Pellegrino, questo sacerdote bellunese cresciuto a Torino non si è mai fermato. Dopo aver dato vita al Gruppo Abele, che sostiene le persone in difficoltà, nel 1995 don Ciotti ha fondato Libera, di cui è presidente.

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