
Tra gli 11 morti nell’incendio che l’altra notte è divampato nel centro di permanenza temporanea di Schiphol, scoppiato per cause non ancora accertate e su cui è stata aperta un’inchiesta indipendente, c’erano spacciatori di droga enbsp;immigrati illegali. E almeno unnbsp;bambino, anche senbsp;sarebbero potuti essere di più: il Cpt adiacente all’aeroporto, costruito nel 2002 (e già andato a fuoco tre volte) insieme a uno analogo vicino allo scalo di Rotterdam, è infatti il simbolo della dura politica sull’immigrazione del governo olandese di Jan Peter Balkenende, il leader dei cristiano-democratici al potere da oltre tre anni. La linea è semplice: si punta tutto sull’assimilazione culturale, volontaria o meno, e sullo scoraggiare l’arrivo di nuovi immigrati adottando misure restrittive nei confronti dei richiedenti asilo presenti anche da anni nei Paesi Bassi. Con il risultato che, nell’attesa dell’espulsione, famiglie intere sono detenute nei Cpt finché non si sbloccano le pratiche con i paesi d’origine. E possono passare anche sei mesi, denunciano alcuni critici.
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