
“Dal 2001 fino almeno al 2004 la Cia ha trasportato clandestinamente prigionieri afgani in centri segreti di detenzione e interrogazione in Polonia e Romania”. A dirlo è Marc Garlasco, americano di origine italiana, che fino all’aprile 2003 lavorava al Pentagono come analista militare, valutando i danni inflitti dai bombardamenti aerei in Serbia e in Iraq, e che poi è diventato analista militare di Human Rights Watch, associazione per cui ha diretto le indagini sullo scandalo di Abu Ghraib, sull’impiego di contractors e di armi non letali in Iraq e sulle demolizioni israeliane di case palestinesi nella Striscia di Gaza. Ora Garlasco sta indagando sugli aerei fantasma con cui la Cia smista nelle sue prigioni segrete di tutto il mondo i prigionieri afgani della guerra al terrorismo.
Dopo l’articolo di mercoledì del Washington Post sui ‘black sites’ che l’intelligence Usa avrebbe creato in due non meglio specificati Paesi dell’Europa orientale (e che costituirebbero “una grave violazione alle convenzioni europee sui diritti umani”, ha detto Friso Roscam Abbing, portavoce Ue), il lavoro di Garlasco ha assunto un nuovo significato perché ha fornito indizi importanti per individuare nella Polonia e nella Romania due di questi Paesi. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua casa di New York
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