
Al grido di Si se puede, oltre 500 mila persone hanno sfilato per le piazze di Los Angeles lo scorso sabato per protestare contro il progetto di riforma delle norme sull’immigrazione clandestina in discussione al Congresso americano.
Per tre giorni consecutivi centinaia di migliaia di persone, principalmente migranti di origine messicana sono scesi nelle piazze di diverse città americane, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha decretato il 25 marzo giornata di sciopero della manodopera migrante clandestina, A day without immigrants, un giorno senza immigrati.
La forma dello sciopero è altamente rischiosa per lavoratori in nero che non sono tutelati né dal licenziamento in tronco, né da angherie e abusi, ma che anzi sono completamente subalterni al datore di lavoro. Tuttavia gli illegal aliens - così sono definiti - hanno scelto questa forma di protesta per squarciare il velo dell’ipocrisia su cui si basa la società americana. Infatti sarebbero almeno 3 milioni i migranti irregolari nel solo stato della California, persone che lavorano in tutti i settori, dall’agricoltura all’industria, dalla ristorazione all’edilizia, senza escludere ovviamente l’impiego nelle grandi multinazionali americane come MC Donalds o WallMarts. E’ uno sfruttamento con una profitto elevatissimo che serve proprio da colonna del sistema capitalista e neoliberale su cui prospera, falcidiando diritti e dignità, il mercato americano e in generale il mercato globalizzato.
Già da venerdì scorso dall’Atlantico al Pacifico le tante comunita’ latine degli Usa hanno organizzato cortei, proteste e scioperi per contestare una legge che “tratta gli immigrati clandestini come dei pericolosi criminali”, come hanno spiegato i manifestanti. Una imponente manifestazione si è svolta venerdì a Phoenix, in Arizona, dove decine di migliaia di sostenitori dei diritti per gli immigrati hanno marciato in segno di protesta sino all’ufficio del senatore repubblicano Jon Kyl.
Hombre Comùn









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