Marco Rovelli - Lager Italiani

L'inferno dei Cpt nelle testimonianze dei migranti raccolte da Marco Rovelli

“Ecco qui un fascio di racconti e di nomi che non si fanno cancellare. Si imprimono nella fragile superficie delle pagine e da lì sprofondano in chi ha cuore di leggerle”.

Un libro come un’ascia. Nella prefazione al volume ‘Lager italiani’ di Marco Rovelli, Erri De Luca suggerisce che occorre avere cuore per leggere le storie che l’autore racconta. E’ vero. Ma non solo. Se, prendendo ancora a prestito parole altrui, Kafka ci dice che “un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, per leggere le ventitré testimonianze di migranti reclusi nei Cpt italiani, occorre avere polmoni. Perché gli uomini e le donne cui Rovelli dà voce raccontano storie che tolgono il fiato. La storia di Montassar, marocchino, picchiato a sangue per giorni nel Cpt (poi chiuso) gestito da don Cesare Lodeserto a Lecce. La storia di Samir, tunisino, che appena uscito di prigione viene ‘accompagnato’ da due poliziotti nel centro di via Corelli a Milano per farsi altri due mesi di detenzione. La storia di Abdelali, marocchino, prelevato a Genova gravemente ammalato e spedito al Cpt di Brindisi, dal quale esce poche settimane prima di morire.

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Pubblicato il giovedì 07 dicembre 2006 in: Arte, Cultura, Sapere

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