
“Si tratta del più antico esempio di guerra dell’umanità”, parola di Clemens Reichel, archeologo dell’istituto orientale dell’università di Chicago. Reichel, assieme al suo team di ricerca e ad alcuni colleghi del governo siriano, lavora da mesi presso il sito archeologico di Tel Hamoukar, nel nordest della Siria, vicino al confine con l’Iraq e la Turchia.
War zone. “L’intera area dei nostri scavi più recenti era una zona di guerra” ha spiegato Reichel annunciando la scoperta alla stampa. Gli archeologi hanno scoperto resti di mura di mattoni collassate in seguito a pesanti bombardamenti e incendi. Attorno alla barriere sono stati trovati 1200 proiettili di forma ovale e circa 120 palle d’argilla di misura maggiore. Nel sito sono stati trovati anche oggetti e vasellame proveniente dalle città del sud, ma solo nei livelli superiori – e dunque posteriori – a quelli con i resti della battaglia. “il quadro è inconfutabile –spiega Raichel- se non furono gli abitanti di Uruk a lanciare quei proiettili, certamente se ne avvantaggiarono”. Questa scoperta rivoluziona in un certo senso la storia dell’espansione delle civiltà della Mesopotamia, e trova conferme in un altro sito archeologico nel nord della Siria, quello di Tel Brak. Gli archeologi inglesi che lo hanno studiato recentemente sostengono che anche a Tel Brak nel 4000 a.C. esisteva una civiltà sviluppata che avrebbe cessato di esistere 500 anni dopo, nello stesso periodo della battaglia a Tel Hamoukar. Clemens Reichel spiega che l’interesse del sito di Tel Hamoukar sta anche nel fatto che la battaglia deve aver colto di sorpresa gli abitanti della città, lo si capisce dal fatto che in diversi punti le macerie hanno seppellito degli ambienti abitati, preservandoli, un po’ come avvenne con le rovine di Pompei.
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