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Le trame

FIDELIO O L'AMOR CONIGUALE

A cura di daniulla

Pubblicato il 25/07/2003

Dramma lirico in due atti
Musica di Ludwig von Beethoven
Libretto di Joseph von Sonnleithner e George Friedrich Treirschke tratto da Léonor di Jean-Niolas Bouilly.

Atto primo.

Nel cortile della prigione, Marcellina, intenta a stirare, è importunata di Jacquino; la fanciulla, innamorata di Fidelio, un giovanotto da poco assunto da Rocco in qualità di aiuto carceriere, trascura il povero portinaio, che si arrovella per gelosia. Il battibecco è interrotto dall'arrivo di Rocco e di Fidelio (Leonora), di ritorno dalla spesa; Rocco è soddisfatto del suo nuovo aiutante e sarebbe felice di darlo in sposo alla figlia: beninteso, dopo che Fidelio si sarà trovato una conveniente sistemazione. Approfittando della benevolenza di Rocco, Fidelio gli chiede di poterlo aiutare nelle incombenze più faticose, come quella di attendere ai prigionieri che stanno rinchiusi nei più profondi sotterranei della fortezza: apprende così che ivi si trova da due anni rigorosamente sorvegliato, un uomo che nessuno, tranne Rocco, può avvicinare. "Un grande colpevole?", chiede Fidelio; "oppure uno che ha molti nemici: che è lo stesso", risponde Rocco. Dall'ingresso principale della fortezza entra il governatore Pizzarro scortato da un drappello di guardie. Rocco gli si fa incontro e gli consegna la corrispondenza. Fra le lettere e dispacci, Pizzarro trova un messaggio anonimo che turba profondamente: il ministro Don Fernando informa che nella prigione si trovano vittime di un potere arbitrario, verrà di persona e inavvertitamente a compiere un sopralluogo in quello stesso giorno. Tra i nemici personali che Pizzarro tiene sepolti vivi nelle segrete della fortezza c'è Florestano, il misterioso, inavvicinabile prigioniero di cui poco prima parlava Rocco e che da tempo è stato dato per morto al ministro. Occorre sbarazzarsi al più presto del vivente capo d'accusa, e tal fine Pizzarro architetta un piano criminoso. Chiamato a sè Rocco, prima lo blandisce con denaro, poi gli intima di scendere nel sotterraneo e di scavare una fossa: servirà da tomba a Florestano, che deve essere giustiziato segretamente, per ordine del re. Rocco, sgomento, non può che promettere obbedienza. Fidelio, in disparte, ha seguito il colloquio e ne inorridisce: egli altri non è che Leonora., la sposa di Florestano: in vesti maschili e sotto falso nome è riuscita ad introdursi nella fortezza come aiuto carceriere, e in tal modo spera di raggiungere e liberare il marito. Ora Leonora comprende che è giunto il momento decisivo per conseguire il suo scopo, e invoca dal cielo il coraggio necessario per compiere l'impresa. Quindi chiede a Rocco di lasciare per breve tempo liberi i prigioniere nel cortile del carcere. ........, gli sguardi estasiati nella luce del giorno, i prigionieri lasciano le loro celle oscure, ma per poco: Pizzarro, sopraggiunto, rimprovera Rocco ed ordina che i detenuti vengano ricondotti in carcere. Mentre ciò avviene, Rocco, nell'intento di rabbonire il governatore, gli ricorda l'impegno che ha assunto poco prima: egli scenderà nel sotterraneo, e, con l'aiuto di Fidelio, scaverà la fossa destinata ad accogliere il cadavere di Florestano.

Atto secondo.

Sotterraneo delle prigioni di stato. Rinchiuso nella sua cella, Florestano mediata sul suo triste destino; e in un momento di allucinato delirio gli pare di vedere l'immagine angelicata della sposa discendente a lui per guidarlo "verso la libertà, nel celeste regno", mentre Florestano ricade in un estenuato torpore, giungono Rocco e Leonora, muniti di arnesi da scavo; devono liberare l'apertura di una vecchia cisterna, nella quale far sparire il cadavere del prigioniero. Questi, ridestato dal rumore, rivolge qualche parola a Rocco attirando l'attenzione di Leonora che finalmente rivede il proprio sposo. Florestano, che non ha riconosciuto Leonora riceve dalle sue mani un po' di cibo e di bevanda con il consenso commosso di Rocco. Ma ecco Bizzarro, pronto ad uccidere di propria mano Florestano per seppellirlo prima dell'arrivo del ministro: il governatore leva il pugnale contro la sua vittima, ma Leonora si interpone tra i due brandendo una pistola: in quel momento alcuni squilli di tromba annunciano l'arrivo del ministro don Fernando. Furente e sgomento, Pizzarro è costretto ad allontanarsi con Rocco, mentre Leonora e Florestano, ormai ricongiunti, si stringono in un abbraccio. L'ultima scena dell'opera si svolge nel cortile della fortezza, gremito di popolo convento per festeggiare il ministro il quale, interprete della volontà del re, ha posto fine ai soprusi e ha concesso indulto ai prigionieri di stato. Giungono Florestano ed Eleonora accompagni da Rocco il quale narra al ministro le traversie sofferte dalla coppia, invocando giustizia. Con gioia e stupore don Fernando riconosce in Florestano l'amico creduto morto; provvede quindi a punire Pizzarro per gli abusi commessi. La vicenda si conclude con la celebrazione collettiva degli ideali di amore e libertà, mentre Leonora scioglie la catena allo sposo.
 

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