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Le trame

SALOMÉ

A cura di daniulla

Pubblicato il 25/07/2003

Dramma musicale in un atto
Musica di Richard Strauss
Libretto di Hedwig Lachmann tratto da la tragedia omonima di Oscar Wilde

Atto unico.

A Gerusalemme, nella reggia di Erode.
Su una terrazza che dà sulla sala del banchetto dove Erode, tetrarca di Galilea, ha radunato i cortigiani, il paggio di Erodiade, cerca invano di convincere Narraboth, capitano delle guardie di Erode, a non lasciarsi ammaliare da Salomé, la figliastra di Erode e Erodiade. Da una cisterna posta sul fondo si ode improvvisamente la voce di Jochanaan, il "Battista", imprigionato da Erode per aver diffamato lui e la sua consorte. Salomé intende vederlo: si dirige sulla terrazza e ordina a Narraboth, che invano tenta di dissuaderla, di condurle il prigioniero. Jochanaan non risparmia dure parole contro Erode. Erodiade e Salomé stessa, ma tanto più esse sono dure, tanto più la principessa ne è affascinata e avanza, voluttuosamente desiderosa di toccargli il corpo, i capelli e di baciarlo sulla bocca. Narraboth, non reggendo al pensiero di non poter far sua la principessa, si trafigge, mentre Salomè, in preda alla passione, non ode nemmeno le maledizioni lanciatele da Jochanaan che, disgustato, ridiscende nella sua prigione. Salomè ora intende vendicarsi. Dalla sala del banchetto escono Erode e Erodiade; il tetrarca è preso da allucinazioni e paragona la luna, immagine di donna lussuriosa, alla figliastra. Il suo turbamento cresce ulteriormente allorché scivola sul sangue di Narraboth. Poi offre vino, frutta e compagnia a Salomé, che rifiuta, mentre da sotto si odono continuamente provenire le parole profetiche di Jochanaan, che Erodiade vorrebbe fosse consegnato agli ebrei. Erode è irremovibile: quell'uomo è santo, forse ha visto Dio. L'affermazione è teologicamente confutata da cinque ebrei. Quando Jochanaan annunzia il "Salvatore del mondo", due nazareni confermano al tetrarca del "Messia", uno che compie miracoli. Nell'animo di Erode prevale il desiderio di veder ballare Salomé, che si lascia convincere solo per la promessa che ella avrà in cambio ciò che chiederà. Salomé esegue la provocante danza dei sette veli. Quindi, con grande gioia di Erodiade, chiede come ricompensa la testa di Jochanaan su un piatto d'argento, rivelando di aver avanzato la terribile richiesta non per accontentare la madre, ma per il proprio piacere. Erode vorrebbe sottrarsi a un simile obbligo e invano le offre ricompense di valore inestimabile. Erodiade consegna simbolicamente al carnefice l'anello di morte di Erode: è, questo, il segnale di eseguire l'ordine. Dopo attimi di terribile attesa, la testa sanguinante di Jochanaan viene consegnata a Salomé, che la fissa voluttuosamente e la bacia sulla bocca, esprimendo così, in preda all'estati, il suo folle amore. La raccapricciante scena è troncata dall'ordine di Erode di uccidere la figliastra.

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