Quante volte, in un anno, vai a Teatro ad assistere ad un'opera lirica?
A cura di daniulla
Pubblicato il 25/07/2003
Grand-opéra in due parti e cinque atti
Musica di Hector Berlioz
Libretto del compositore tratto da Virgilio.
Atto primo.
'La prise de Troie'. Il campo abbandonato dei Greci nella piana di Troia. I
Greci hanno tolto l'assedio alla città di Troia e i Troiani, dopo tanti anni di
guerra, finalmente escono dalle mura e si danno alla più grande esultanza ("Ah,
ah, après dix ans"). Solo Cassandra è in preda alla più grande agitazione: ma le
sue profezie non trovano ascolto nemmeno presso Corebo, suo innamorato. Irrompe
Enea, interrompendo i festeggiamenti della pace. Egli narra come Laocoonte, che
aveva espresso i suoi sospetti circa il cavallo di legno che i Greci hanno
abbandonato sul campo, sia stato divorato da serpenti ("Du peuple et des soldats").
Cassandra ripete le sue profezie in modo ancora più esplicito: la partenza dei
Greci è solo un inganno, che porterà alla rovina e alla morte tutti i Troiani
(aria "Non, ie ne ver-rai pas"). Ciononostante il cavallo viene trascinato in
città, quale dono propiziatorio ad Atena.
Atto secondo.
Quadro primo. Una stanza nel palazzo di Enea. L'ombra di Ettore appare a Enea e
lo esorta a fuggire da Troia per fondare in Italia una nuova città. Entra il
sacerdote Panteo, ferito al viso. La città è in fiamme, e il fuoco è stato
appiccato dai Greci che si erano nascosti all'interno del cavallo di legno. Enea
prende per mano il figlio Ascanio e si accinge a combattere l'ultima battaglia.
Quadro secondo. Nel palazzo di Priamo, davanti all'altare di Vesta. Cassandra,
in preda al più profon-do abbattimento e con i capelli scarmiglia-ti, annuncia
alle donne troiane la morte di Corebo e la fuga di Enea, che ha portato con sé
il tesoro di Priamo per fondare in Italia una nuova Troia ("Tous ne périront pas").
All'irrompere dei Greci, Cassandra e le donne troiane si uccidono piuttosto che
cadere in mano ai vincitori; la loro ultima parola è: "Italia".
Atto terzo.
'Les Troyens a Carthage'. Una grande sala del palazzo di Didone a Cartagine.
Nella città sono in corso i festeggiamenti in onore della regina Didone, che ha
dato al suo popolo prosperità e ricchezza. La regina, nel ricevere gli omaggi
della sua gente, afferma la propria volontà di mantenersi fedele alla memoria
del ma-rito ("Nous avons vu finir sept ans à peine"); benché sua sorella Anna
cerchi di smuoverla da questo proposito, ella non intende dare a Cartagine un
nuovo re. Il poeta Iopas annuncia che degli stranieri stanno giungendo dal mare:
sono i Troiani in fuga, guidati da Enea. Didone li accoglie con amicizia.
Proprio in quel momento il ministro Narbal porta la notizia che Iarbas, re dei
Numidi, si appresta ad attaccare con le armi Cartagine. Enea, fino ad allora in
incognito, si rivela e offre il proprio aiuto. Didone, turbata, accetta che i
Troiani combattano a fianco dei Cartaginesi contro il re barbaro.
Atto quarto.
Quadro primo. Una panto-mima, sulla musica di un interludio sinfonico intitolato
'Caccia reale e tempesta', mostra Didone ed Enea inoltrarsi nella foresta e
addentrarsi in una grotta dove, mentre infuria la tempesta, danno compi-mento al
loro amore.
Quadro secondo. 1 giardini di Didone in riva in mare. Vinti i Numidi, Enea è
festeggiato nei giardini di Didone. Fra l'eroe e la regina è nato l'amore, che è
visto con simpatia da Anna ma che preoccupa Narbal, consapevole della missione
che attende Enea. Si cele-brano grandi feste, tra canti e balli appena offuscati
da oscuri presagi. Rimasti soli al chiaro di luna, Didone ed Enea si abbandonano
finalmente alla passione ('Nuit d'ivresse, et d'exstase infinie'). Ma al culmine
dell'estasi appare improvvisamente Mercurio; con voce grave, egli ammonisce:
"Italia!".
Atto quinto.
Quadro primo. La riva del mare gremita di tende troiane; è notte. Un giovane
marinaio frigio canta dall'albergo di una nave una nostalgica canzone ("Vallon
sonore"). Panteo e i capi troiani si preparano a partire, nonostante
l'incertezza di Enea. L'eroe si avanza in grande agitazione, ancora indeciso tra
amore e dovere ("Inutiles regrets... je dois quitter Carthage"). Un coro d'ombre
lo chiama per nome: sono gli spettri degli eroi troiani che vengono a esortarlo
affinché compia la sua missione. Enea non può sfuggire al destino e ordina la
partenza. Mentre fervono i preparativi, Enea si congeda da Didone, che cerca
invano di trattenerlo.
Quadro secondo. Nella casa di Didone. La regina, rientrata nelle sue stanze,
ordina alla sorella Anna di recarsi da Enea per implorarlo di restare. In quel
momento giunge la notizia che i Troiani sono partiti. Fuori di sé, Didone prima
maledice Enea, poi si accascia e dà sfogo alla sua disperazione ("Je vais mourir...
Adieu, fière cité").
Quadro terzo. Nei giardini di Didone. La regina ha dato ordine di innalzare un
grande rogo; è la cerimonia funebre allestita per se stessa, un sacrificio per
gli dèi degli inferi. Salita sul rogo con le armi di Enea, ha la visione della
vendetta di Annibale sui Romani; poi estrae la spada dal fodero e si uccide
("D'un malheureux amour, funestes gages"). Mentre tutti accorrono, in un ultimo
sussulto Didone annuncia la fine di Cartagine e il trionfo di Roma immortale: i
Cartaginesi maledicono in eterno la gloria di Roma ("Haine éternelle à la race
d'Enée").