Quante volte, in un anno, vai a Teatro ad assistere ad un'opera lirica?
A cura di daniulla
Pubblicato il 25/07/2003
Opera in un prologo, quattro atti e un epilogo
Musica di Arrigo Boito (1842 - 1918)
Libretto del compositore tratto dal Faust di Goethe
Prologo.
Squillano le trombe apocalittiche; rombano i sette tuoni; le falangi celesti,
invisibili entro la nebulosa, cantano in lode al Signore. Ergendosi tra le nubi,
Mefistofele lancia la sfida a Dio: saprà attrarre nelle sue reti Faust e
dannarlo. Risponde il Chorus mysticus accettando la scommessa. Mentre
Mefistofele scompare, si snodano i canti dei cherubini, cui fa eco dalla terra
l'Ave Maria delle penitenti.
Atto primo.
Quadro primo. Francoforte festeggia la domenica di Pasqua. Tra la folla si
aggira anche Faust accompagnato dall'amico e discepolo Wagner. Cala la sera.
Faust di accorge che un misterioso "frate grigio" si avvicina lentamente a loro.
Quadro secondo. Il frate ha seguito Faust nel suo studio e, trasformato
l'abbigliamento in quello di un cavaliere, gli si svela. E' Mefistofele, venuto
per offrirgli i propri servigi. Faust chiede di vivere un'ora di riposo in cui
s'acquieti l'anima e possa dire all'attimo sfuggente: "Arrestati, sei bello!";
non lo turba il pensiero dell'altra vita ed è pronto a cedere l'anima al
diavolo. Il patto è concluso. Sul mantello fatato di Mefistofele trasvoleranno
lo spazio.
Atto secondo.
Quadro primo. Mefistofele si incarica di sviare con schermaglie galanti la
sorveglianza di Marta, per consentire a Faust, che ora è un giovane cavaliere
sotto il nome di Enrico, di corteggiare Margherita, vincerne le esitazioni e
finalmente corromperne l'innocenza, insinuandole di somministrare un sonnifero
alla madre perché la notte sia libera da ostacoli e propizia al loro amore.
Quadro secondo. Mefistofele e Faust raggiungono la valle di Schirk, dominata
dalle cime del Brocken, dove le streghe si adunano per il loro Sabba. In mezzo
ad essi, Mefistofele, loro sovrano, inveisce contro lo stolto e tronfio genere
umano, brandendo un globo di cristallo, immagine del mondo, che poi si infrange
al suolo. Per un momento la ridda che ne segue si arresta: sul cielo si disegna
la figura di Margherita in catene, il collo rigato di sangue, gli occhi fissi e
freddi; Faust la contempla angosciato, ma Mefistofele si affretta a distoglierne
lo sguardo.
Atto terzo.
Quadro primo. Margherita vaneggia nel carcere dove l'hanno gettata sotto
l'accusa di aver affogato il bimbo della sua colpa e avvelenata la madre. Faust
viene a liberarla: il rimorso dei peccati commessi, il desiderio di espiarli,
cedono al miraggio di una vita felice accanto all'amante, ma alla vista di
Mefistofele la fanciulla inorridisce e supplica da Dio la forza di resistere
alla estrema tentazione. La morta pietosa le risparmierà la mannaia. "E'
giudicata", dice Mefistofele. Voci dall'alto annunciano: "E' salva!".
Quadro secondo. La notte del Sabba classico. Mefistofele ha portato Faust a
vivere una nuova avventura nel sognato regno delle favole. Il trovarsi in Grecia
esalta Faust e annoia Mefistofele. Canti e danze si svolgono in onore di Elena,
che però è turbata dalla visione di Troia, distrutta per causa sua. A
distoglierla, più che le onte del Lete invocate dalle Coretidi, è l'arrivo di
Faust. A lei, nella quale identifica la "forma ideal, purissima/della bellezza
eterna", Faust si prostra. Ambedue si abbandonano all'ebbrezza della loro
passione.
Epilogo.
Faust è tornato nel suo studio. E' alle soglie della morte, stanco, deluso:
nelle sue molteplici esperienze "il Real fu dolore/(E l'Ideal fu sogno". La
partita è perduta per Mefistofele. Contro le visioni celesti che si schiudono a
Faust, contro il baluardo del Vangelo, nulla possono le estreme lusinghe terrene
evocate da Mefistofele. "Vieni Ideal, vieni Morte!", esclama Faust, "Santo
attimo fuggente/Arrestato, sei bello!/A me l'eternità". Cherubini e falangi
celesti salutano esultanti l'ascesa della sua anima redenta, mentre Mefistofele,
irridendo, si sprofonda.