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Le trame

DON GIOVANNI

A cura di daniulla

Pubblicato il 25/07/2003

Dramma giocoso in due atti KV 527
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo da Ponte

Atto primo.

È notte, nel giardino antistante la casa di Donna Anna Leporello passeggia annoiato in attesa del padrone, che si è introdotto mascherato in casa di Donna Anna per farla sua. La tentata violenza però non riesce: Anna insegue il cavaliere cercando di scoprine l'identità e viene poi soccorsa dal padre, il Commendatore che sfida Don Giovanni a duello rimanendone mortalmente ferito. Compiuto il misfatto, Don Giovanni e Leporello fuggono. Rientra Donna Anna con un manipolo di servitori e scopre il cadavere del padre. Assistita da Don Ottavio, Anna fa giurare a quest'ultimo di compiere le sue vendette. Frattanto Don Giovanni s'appresta a nuove conquiste: scorge di lontano una fanciulla tutta sola e le si avvicina, ma scopre con raccapriccio che è Donna Elvira, una nobile dama da lui sedotta e abbandonata pochi giorni prima. Ella va cercando disperata d'amore il libertino, e nello scorgerlo chiede ragione del suo comportamento: imbarazzato, Don Giovanni lascia al confuso Leporello il compito di giustificarlo, e quindi fugge. Il servo non può far altro che spiegare a Donna Elvira la natura del suo padrone, e le dà un significativo cenno del catalogo della sue conquiste. Elvira non si dà comunque per vinta. Poco oltre, un gruppo di contadini festeggia le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni immediatamente si accinge alla seduzione della sposina, e spedisce il recalcitrante Masetto a casa in compagnia di Leporello: restato solo con Zerlina ;a invita a seguirlo e le promette di sposarla. La giovane contadina sembra acconsentire quando sopraggiunge Donna Elvira, che la mette in guardia dalle arti malefiche di Don Giovanni e la porta via con sé Sopraggiunge poi Donna Anna e Don Ottavio, che chiedono a Don Giovanni di assisterli nella ricerca dell'empio uccisore del Commendatore. Ancora una volta, però, Donna Elvira esorta la coppia a diffidare del cavaliere, che per contro accusa la donna di pazzia. Rimasta sola con Don Ottavio, Anna trasalisce: dalla voce ha riconosciuto in Don Giovanni l'assassino di suo padre, e spinge quindi Ottavio a far giustizia. Leporello racconta a Don Giovanni come abbia allontanato Donna Elvira e condotto con sé Zerlina alla festa che il padrone gli ha comandato di organizzare. Compiaciuto, Don Giovanni esprime la sua volontà di allungare in quella notte la lista delle sue conquiste. Nel giardino del palazzo di Don Giovanni, Zerlina cerca di far pace con Masetto. Al giungere del cavaliere, Masetto si nasconde per verificare la fedeltà della moglie, ma è subito scoperto; Don Giovanni li invita allora al ballo. Dal balcone, intanto, Leporello scorge tre persone in maschera e invita anche costoro alla festa a nome del padrone. Si tratta in realtà di Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, accorsi per sorprendere il reprobo. Don Giovanni li accoglie inneggiando alla libertà, mentre iniziano le danze. Il cavaliere balla una controdanza con Zerlina e cerca di trarla in disparte per approfittarne. Zerlina però urla fuori scena e tutti si precipitano in suo soccorso. Don Giovanni cerca allora di scaricare la colpa della tentata violenza su Leporello, ma le tre maschere, rivelando la propria identità lo accusano apertamente di tutti i suoi delitti e si fanno avanti per arrestarlo: il tale riesce tuttavia a fuggire.

Atto secondo.

Sul far della sera, in una strada vicino a casa di Donna Elvira, Leporello cerca di prendere le distanze dal padrone accusandolo d'empietà; Don Giovanni lo tacita con un'offerta di danaro, e impone poi al servo di scambiare con lui gli abiti, in modo da permettergli di fare la corte alla cameriera di Donna Elvira, mentre Leporello, con gli abiti dal cavalieri dovrà tenere occupata la dama. Elvira s'affaccia al balcone e cade ne tranello, pensando che Don Giovanni si sia ravveduto. S'allontana allora con Leporello travestito, mentre Don Giovanni si pone sotto la finestra a far la serenata al suo nuovo oggetto di desiderio. Sopraggiunge però Masetto che, in compagnia di altri villici, dà la caccia a Don Giovanni per trucidarlo. Il cavaliere, approfittando del suo travestimento da Leporello, non si fa riconoscere e riesce abilmente a disperder il gruppo. Rimasto solo con Masetto, lo copre bene di botte. I lamenti del contadino attirano allora l'attenzione di Zelmira, che soccorre il marito. Frattanto Leporello non sa più come reggere il confronto con Donna Elvira e cerca di fuggire: in breve si trova però circondato da Donna Anna, Do Ottavio, Zerlina e Masetto, i quali, credendolo Don Giovanni, vorrebbero giustiziarlo. Allora Leporello svela la propri identità e riesce a dileguarsi. Don Ottavio comunica a tutti la sua intenzione di consegnare Don Giovanni alla giustizia, e prega gli amici di prendersi cura della sua fidanzata. Elvira rimane sola ed esprime l'amarezza e la confusione del suo animo, oscillante fa amore e desideri o di vendetta. È ormai notte fonda, e Don Giovanni si è rifugiato nel cimitero, dove attende Leporello. Quando quest'ultimo arriva, Don Giovanni ride sonoramente al racconto delle sue disavventure. La risata è però interrotta da una voce misteriosa. Essa proviene dalla statua funebre del Commendatore. Resosi conto dell'evento miracoloso, Do Giovanni non si fa intimorire, e sfida le potenze dell'al di là imponendo a Leporello, terrorizzato, d'invitare a cena la statua parlante: l'invito è accettato. In casa di Donna Anna, Don Ottavio cerca di convincerla ad affrettare le nozze, ma ella lo prega di aspettare che la vendetta su Don Giovanni sia compiuta. Tutto è pronto per la cena nel palazzo di Don Giovanni. Il cavaliere, si fa intrattenne da un'orchestra di fiati che gli suona un pezzo dell'opera "Una cosa rara" di Martin y Soler, quindi l'aria "Come un agnello" da "Fra i due litiganti il terzo gode" di Giuseppe Sarti, e infine l'aria "Non più andrai farfallone amoroso" dalle Nozze di Figaro. Irrompe Donna Elvira, e tenta disperatamente di ottenere il pentimento di Don Giovanni, ma viene solo derisa. Nell'allontanarsi, grida terrorizzata fuori di scena. Il libertino ordina allora al servo d'andare a vedere cosa è stato. Leporello grida a sua volta e rientra pallido come un morto: alla porta del palazzo c'è la statua del Commendatore. Don Giovanni intima allora di aprire e fronteggia a testa alta lo straordinario convitato. È la statua che questa volta invita Don Giovanni a cena, e chiede la sua mano in pegno; senza lasciarsi intimorire, il cavaliere gliela porge impavido. La stretta è fatale pur prigioniero di quella mano gelida, Don Giovanni rifiuta di pentirsi e sprofonda quindi in un abisso di fiamme infernali. Troppo tardi giungo gli altri personaggi: Leporello li informa che il cielo ha già fatto giustizia, loro non resta che cantare la morale del dramma.

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