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Le trame

IL RATTO DAL SERRAGLIO

A cura di daniulla

Pubblicato il 25/07/2003

Singspiel in tre atti
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)
Libretto di Gottlieb Stephanie

Atto I.

Belmonte, gentiluomo portoghese, si trova di fronte all'ingresso del palazzo del pascià Selim, in Turchia. E stato chiamato in quella contrada da una lettera: il suo servo Pedrillo (autore della missiva), Constanze (promessa sposa di Belmonte) e la sua cameriera Blondchen (a sua volta fidanzata di Pedrillo) sono stati rapiti dai pirati turchi e venduti come schiavi a Selim. Belmonte si rallegra al pensiero di rivedere presto Constanze, e domanda a un vecchio che raccoglie fichi se quello sia veramente il palazzo del pascià. Il vecchio è Osmin, guardiano del serraglio del pascià, scontroso e diffidente verso tutti gli stranieri. Questi, dunque, conferma malvolentieri allo straniero che quello è il palazzo che cerca; poi, alla domanda se conosca un certo Pedrillo, manifesta tutta la sua avversione verso quell'individuo, a suo parere un pendaglio da forca. Quando Belmonte si allontana, Osmin viene raggiunto da Pedrillo, che prima lo canzona, poi gli domanda il motivo della sua avversione; Osmin ribatte violentemente il suo livore verso tutti gli uomini occidentali, che non sanno trattare le donne. Quando finalmente Osmin si allontana, Belmonte e Pedrillo si ritrovano con grande gioia, e il servitore spiega al padrone la loro condizione di schiavitù, e come Constanze, pur essendo ambita dal pascià, si mantenga pura e fedele all'amato; Blondchen, invece, viene affidata alle cure di Osmin. Il progetto di Pedrillo è di presentare Belmonte al pascià come architetto, in modo che gli sia concesso l'accesso al palazzo. Belmonte palpita ancora al pensiero di rivedere presto l'amata. Quindi i due uomini si fanno da parte e, preceduti da inni e danze, entrano il pascià e Constanze. Selim, innamorato della fanciulla, non vuole abusare di lei, aspirando piuttosto a conquistarne i sentimenti; le domanda quindi il motivo della sua eterna tristezza, e Constanze gli conferma che il suo cuore è sempre dell'amato lontano, e né il lusso né le attenzioni a lei riservate possono cambiare i suoi sentimenti. Allontanatasi la donna, Pedrillo presenta Belmonte al pascià, ottenendo per lui il permesso di entrare al suo servizio e perciò di accedere al palazzo. Al momento di entrare, padrone e servo trovano sulla loro strada Osmin, che vuole impedire loro l'ingresso; ma riescono a scansarlo e a proseguire.

Atto II.

Blondchen respinge le profferte amorose di Osmin e gli spiega come le fanciulle europee non possano essere possedute con la forza, ma vadano conquistate con la gentilezza; poi gli ingiunge di allontanarsi, minacciando di cavargli gli occhi, e Osmin, imprecando contro gli occidentali e il loro modo di trattare le donne, è costretto a cedere. Entra quindi Constanze, che esprime la sua profonda e incrollabile tristezza per il destino avverso che l’ha separata dall'amato. Il pascià la raggiunge per chiederle se finalmente accetti il suo amore, ma, ricevendone un diniego, la minaccia. Constanze conferma la propria fermezza: neanche le più orrende torture riuscirebbero a mutare il suo cuore. Intanto Pedrillo ha raggiunto Blondchen e la informa dell'arrivo di Belmonte e della loro prossima liberazione, incaricandola di avvertire l'ignara Constanze; Blondchen esprime la sua gioia per la novità. Ma il vero problema è come neutralizzare Osmin, bellicoso guardiano del serraglio. Pedrillo escogita un piano e, avvicinatosi al turco, lo convince a bere dell'eccellente vino nel quale ha versato un narcotico. Alterato dal vino, Osmin arriva quasi a pensare che Pedrillo sia un bravo ragazzo, poi cade addormentato. Belmonte può così presentarsi nel luogo del convegno, in fremente attesa di Constanze. Presto arrivano le due donne, e le coppie possono ricongiungersi. Solo un'ombra turba la loro felicità: il sospetto degli uomini che le due donne abbiano tradito la loro fedeltà. Ma l'indignazione e il dolore sollevati da un tale dubbio convincono i due uomini a scusarsi, e tutti intonano un inno all'amore.

Atto III.

E’ notte, ed è finalmente arrivato il momento della fuga. Mentre Belmonte prefigura il momento della libertà, arriva Pedrillo, che canta una serenata: è il segnale prestabilito per la fuga. Le due donne tardano a uscire dal serraglio, ma poi arrivano e tutti si dirigono alla nave in attesa. Uno schiavo muto, tuttavia, ha assistito alla fuga e, quando Osmin si desta, cerca di spiegargli l'accaduto. Il vecchio guardiano dà l'allarme, e presto le guardie catturano i fuggiaschi e li conducono alla presenza del pascià. Indignato e ferito dal rapimento dell'amata, Selim promette di punire la fuga e chiede a Belmonte la sua vera identità. Il giovane afferma di essere un gentiluomo, e che suo padre pagherà qualsiasi riscatto; il suo nome è Lostados. A queste parole, il pascià esulta: finalmente ha in pugno il figlio del suo più acerrimo nemico, l'uomo che ha massacrato la sua famiglia. Affida quindi i fuggitivi a Osmin, che già gioisce prefigurando i supplizi a cui saranno sottoposti i quattro. Prigionieri nel palazzo, Belmonte e Constanze decidono di affrontare insieme e a testa alta la loro sorte, grazie alla forza dell'amore. Arriva il pascià, per pronunciare la sua sentenza; ma il suo è un gesto di clemenza: ha troppo odiato il padre di Belmonte per replicarne i metodi, dunque tutti i giovani siano liberi e ripartano per l'Europa. Invano Osmin protesta e strepita. I quattro europei lodano la saggezza e la clemenza del pascià, poi si allontanano verso la nave mentre tutti inneggiano a Selim.

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