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Le trame

IDOMENEO RE DI CRETA

A cura di daniulla

Pubblicato il 25/07/2003

Opera seria in tre atti
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)
Libretto di Giambattista Varesco

Atto primo

A Creta, nel palazzo reale di Sidone, la principessa Ilia piange il proprio destino: figlia di Priamo, re di Troia, è stata inviata come prigioniera a Creta da Idomeneo, re dell'isola, ed è ora innamorata di Idamante, figlio dell'uomo che ha contribuito a sterminare la sua famiglia. Teme inoltre che Idamante ami Elettra, la figlia di Agamennone e Clitennestra, che ha trovato rifugio a Creta ed è anch'essa innamorata di Idamante. Ed ecco entrare proprio quest'ultimo, annunciando che è stata avvistata la flotta di Idomeneo e che il re sta dunque finalmente per tornare in patria. Come gesto di gioia, Idamante comanda la liberazione di tutti i prigionieri troiani; poi dichiara a Ilia il suo amore, pur conscio delle difficoltà che ostano. La principessa Elettra, dal canto suo, è indignata per la liberazione accordata ai Troiani, nonostante Idomeneo ribatta che i Greci possono permettersi tanta generosità. Arriva però Arbace, confidente di Idomeneo, che annuncia come purtroppo tutta la flotta sia stata distrutta in una tempesta e quindi lo stesso re sia morto. Se Idamante è comprensibilmente addolorato, Elettra è furente: teme infatti che, una volta salito al trono, egli possa sposare Ilia, mentre contava sul consenso di Idomeneo alle sue nozze con Idamante. Sulla spiaggia si odono le grida di alcuni sopravissuti, fra i quali lo stesso re, che allontana tutti per rimanere solo con il suo dolore. Infatti, nel momento più alto del pericolo, in cambio della salvezza ha giurato al dio Nettuno di sacrificargli la prima persona che avrebbe incontrato sulla spiaggia, e ora è colto da atroci rimorsi. Sennonché, quando alza gli occhi, la prima persona che gli appare è proprio suo figlio, accorso a constatare di persona la tragedia. Idamante gioisce nel rivedere il padre, ma quando questi gli intima di scomparire dalla sua vista, rimane profondamente turbato dal fatto di averlo ritrovato e perduto allo stesso tempo. Nel frattempo il popolo intreccia danze e alza canti per celebrare il trionfo del sovrano e la pace.

Atto secondo

A palazzo, Idomeneo confessa ad Arbace il suo terribile giuramento e gli chiede consiglio. Arbace suggerisce di allontanare Idamante, facendogli riaccompagnare Elettra nella natia Argo; a Nettuno verrà sacrificata un'altra vittima e il terribile dio si placherà. Ilia si avvicina a Idomeneo per felicitarsi per la sua salvezza e il suo ritorno; il re esprime a sua volta la speranza che la fanciulla possa ritrovare serenità; e Ilia lo assicura di avere trovato in lui un nuovo padre e in Creta una nuova patria. Quando la fanciulla si allontana, Idomeneo comprende la verità: la giovane è innamorata di Idamante. Dunque il sacrificio di Idamante farebbe in realtà tre vittime: il figlio, il padre e l'innamorata. Ancora più terribile della tempesta da cui si è salvato è quindi la tempesta che infuria nel cuore del re. Elettra, felice di partire con Idamante e confidando che, lontano da Ilia, egli possa amarla, s'incammina verso il porto, preceduta da una festosa marcia. Idomeneo saluta Elettra e Idamante; ma quest'ultimo è in cuor suo infelice di lasciare Ilia. Mentre la nave sta per salpare, improvvisamente si solleva una tremenda tempesta che rende impossibile la partenza. Il popolo ritiene che quel subitaneo rivolgimento climatico sia un segno dell'ira degli dei, e si domanda chi sia il colpevole. Ecco allora che Idomeneo si proclama colpevole di fronte a tutti, e chiede a Nettuno di prenderlo come unico oggetto della sua ira, lasciandone immuni gli innocenti. Dal mare sorge un orribile mostro e la folla fugge terrorizzata.

Atto terzo

Nel giardino del palazzo reale, Ilia canta il proprio amore per Idamante quando questi giunge a informarla della sua intenzione di sfidare il mostro che sta mietendo vittime fra la popolazione; egli lo ucciderà o soccomberà; quindi i due giovani si giurano eterno amore. Ma improvvisamente entrano Idomeneo, Elettra e il re, senza ancora svelargli la verità, ordina al figlio di fuggire altrove; Idamante dunque partirà solitario, e ciascuno dei personaggi è esacerbato per la terribile situazione. Arbace suggerisce al re di parlare alla folla per placarla, e prega poi gli dei perché ridiano serenità all'isola. Di fronte al palazzo, il Sommo Sacerdote di Nettuno chiede pubblicamente a Idomeneo il nome della Vittima che dovrebbe placare il dio, e il re è costretto a fare il nome di Idamante nella costernazione generale. Nel tempio di Nettuno, mentre i sacerdoti preparano il sacrificio, giunge Idomeneo per implorare la pietà degli dei. Improvvisamente si odono grida di giubilo, e Arbace annuncia che Idamante ha ucciso il mostro. Lo stesso principe fa il suo ingresso, pronto a essere sacrificato per il bene collettivo; Idomeneo vacilla al pensiero di infliggere il colpo, e Ilia irrompe chiedendo di essere sacrificata al posto dell'amato. Improvvisamente il suono misterioso della voce dell'oracolo decreta i voleri dei dio: “Idomeneo cessi d'esser re, regni Idamante, e Ilia a lui sia sposa". Mentre tutti gioiscono per la ritrovata pace e felicità, la sola Elettra si mostra ferita ed esacerbata per il verdetto divino. Di fronte al palazzo, Idomeneo parla al popolo. Ora la pace è tornata sull'isola, gli dei sono di nuovo propizi, ed egli è felice di dover abdicare in favore del figlio, poiché così ritorna la pace nel suo cuore. Il popolo intona canti di festa, e intreccia lunghe danze per celebrare la ritrovata serenità.

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