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"I Promessi sposi" di Ponchielli in edizione integrale

A cura di daniulla

Pubblicato il 23/12/2003

di Carlo Mola

Riprendere il Manzoni, rifare in musica “I promessi sposi”: operazione ardua, oltre ogni dire. Tentativo di Amilcare Ponchielli, non sempre riuscito, se si paragona l’opera al romanzo. Abbastanza riuscito se si ascolta l’opera in sé, sganciata da una reale e profonda interpretazione del capolavoro manzoniano.
Si deve dire piuttosto, opera il cui soggetto trae in parte ispirazione a “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Solo così è accettabile. Cominciamo a dire che nel libretto, rimaneggiato dallo scapigliato Emilio Praga nel 1872, dopo una precedente edizione del 1856 con libretto scritto da ignoti, manca uno dei personaggio chiave del romanzo (il personaggio chiave per alcuni critici), ovvero Don Abbondio.
Perché un uomo intelligente come Ponchielli ed un poeta sensibile come Praga abbiano voluto escludere Don Abbondio resta un mistero. Forse Ponchielli ebbe paura di cadere in un’interpretazione fra il comico ed il grottesco. Certo che la mancanza si sente, è come se si volesse far girare una trottola senza perno. Ma vi sono altri mutamenti che, se si vuol insistere a fare confronti col romanzo, lasciano – se non interdetti – certo perplessi. Don Rodrigo non è soltanto un infame bramoso ma, in parte, un uomo che vuole amare. Un po’ come il conte di Luna: gran personaggio di Verdiana memoria. E musicalmente? Ponchielli sente ancora una certa soggezione per Verdi. Specialmente in alcune arie e nei concertati, ma ci fa anche sentire che sta nascendo qualche cosa d’altro. Che siamo nell’età di mezzo, che circolava la musica di Wagner anche se non molto amata a Milano. Che bisogna fare i conti con la rinascente musica strumentale, che in Italia aveva ascoltato Listz e Thalberg. Che, comunque siano gli esiti, si doveva, una buona volta, cercare la riabilitazione del libretto d’opera rispetto alla musica. Problema che Verdi cercò di risolvere con Boito e Ponchielli con Emilio Praga, ma anche con Boito (La gioconda) e Antonio Ghislanzoni (I Lituani).

Tutto questo e altro nella importante serata di mercoledì 19 luglio 2003 dove gli “Amici della Musica” hanno degnamente presentato, con grande sforzo nel Palazzetto Comunale di Sondalo “I promessi sposi” in edizione integrale. Sotto forma di concerto.

Dobbiamo subito dire che le opere eseguite sotto forma di concerto perdono in parte il fascino di un’opera eseguita con scene e costumi. Basterebbe leggere le descrizioni delle scene sul libretto di Praga per rendersi conto. Ma per eseguire un’opera ci vogliono spazi e soldi che, con tutta la buona volontà, non si trovano facilmente. Comunque Silvano Frontalini ha diretto l’ottima orchestra dell’Opera Nazionale Ucraina di Dniepropetrovsk con la consueta capacità direttoriale e sensibilità. Da riascoltare ad esempio l’ouverture densa di sorprese anticipatici. Poi i magnifici concerti. E il coro all’altezza della situazione, diretto da Valentin Puchkov.
Da segnalare ancora Natalia Margarit. Soprano nel ruolo di Lucia in particolare nelle arie “se rammentassi i palpiti …” e “Deh, deh per pietà mi lascia”.
Poi tutta la parte terza della scena prima mirabilmente cantata da Roberta Mattelli nel ruolo della “Signora di Monza” con il coro interno di suore. Bellissimo. Personaggio centrale don Rodrigo, assai ben cantato ed interpretato dal baritono Maurizio Zanchetti. Infine Marcello Bedoni nel ruolo di Renzo, giovanilmente, nelle arie e nei duetti con Lucia.

Come guardiamo con piacere le antiche figurine Liebig ispirate a grandi opere musicali e letterarie, con lo stesso piacevole interesse dobbiamo ascoltare certe riproposte. Ma attenzione! Non esageriamo! “I promessi sposi” di Amilcare Ponchielli sono molto di più delle figurine Liebig.
Però vi è lo stesso gusto e profumo di un’epoca scomparsa.

Carlo Mola

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