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Saggi

La Bohème

A cura di daniulla

Pubblicato il 12/02/2004

di Daniela Pellitteri

Questa è Mimì, gaia fioraia. Il suo venir completa la bella compagnia, perché son io il poeta, essa la poesia. Dal mio cervel sbocciano i canti, dalle sue dita sbocciano i fior, dall’anime esultanti sboccia l’amor.

Queste sono le parole con cui Rodolfo presenta Mimì ai suoi amici. Sono dei versi un po’ “bruttini” in realtà, ma è possibile che una modesta e giovane sartina del 1830 si sciogliesse davanti a una presentazione simile: io sono il poeta, essa la poesia.
Naturalmente oggi suonano eccessivamente sdolcinati. Si dice che simili “orrori” in questo e altri libretti di Puccini, siano dovuti alla poetica un po’ antiquata di Giacosa, che era un letterato “vecchio stampo”. Ad ogni modo, ci si rende conto che ogni tanto il libretto non è adeguato alla modernità della musica. Infatti Puccini ha un grande pregio (o difetto a seconda dai punti di vista): è terribilmente moderno. Lui aveva già capito tutto di noi, di quello che ci piace e di come vogliamo che ci vengano raccontate le storie. Innanzi tutto il suo modo di vedere il teatro musicale, lascia intuire una chiara idea di cinema nelle sue opere. La concentrazione delle azioni sceniche, il continuo movimento e accadere di qualcosa ci ricorda più un film che un’opera di Bellini, con scene immobili sui gorgheggi dei cantanti. Inoltre aveva già inventato la colonna sonora. La musica, nelle sue opere, ha questa funzione: sottolineare e riflettere emotivamente ciò che succede sul palco. Non solo, Puccini va persino oltre. La sua musica è lo specchio delle emozioni dello spettatore! Allo stesso modo con cui una colonna sonora sottolinea e rappresenta la tensione dello spettatore durante una scena di suspense in un film, così Puccini rappresenta la tristezza, la curiosità e l’attesa dello spettatore mentre assiste alla sua opera.

E “La Bohème” è piena di momenti così e si sa, alla fine, che la maggior parte della gente presente in sala, si troverà con le lacrime agli occhi senza accorgersene. Perché? Perché è necessario avere un cuore di pietra per non avvertire nemmeno un piccolo nodo in gola agli urli di Rodolfo che cerca di richiamare in vita la ragazza morta? Cosa fa scattare la molla della commozione davanti a una scena scontata? Perché si sa che lei alla fine muore, ma si piange lo stesso, anche dopo averla vista 20 volte. Si narrano persino storie su direttori d’orchestra, che riescono a dirigere a stento, tra le lacrime, le ultime due pagine.

Puccini era davvero geniale. Sceglie per la morte di Mimì la colonna sonora più bella: quella del suo amore per Rodolfo.

Sei il mio amore e tutta la mia vita”, dice Mimì poco prima di morire. Detta così sembra banale, ma in realtà, e lo sa bene lei, lo sa persino Rodolfo e soprattutto lo sa lo spettatore, che se nella breve e misera vita di Mimì c’è mai stato qualcosa degno di essere ricordato, quello è proprio il periodo d’amore con Rodolfo. E una frase così carica, detta in punto di morte e sulle note che hanno visto l’incontro tra i due giovani… Beh, farebbe commuovere persino le pietre!

..............................Continua...

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