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Saggi

Lettera a Maria Callas

A cura di daniulla

Pubblicato il 28/09/2004

di Gabriella Leopizzi

Maria

Non ricordo chi ha detto,
“Dio, come canteranno i tuoi angeli in cielo
se a noi
sulla Terra
hai concesso
di ascoltare una Voce così?”

Maria..

Tu eri già all’apice della carriera e della gloria
quando io vivevo i miei sedici anni
DISPERATI.





“Ancora un anno è passato
senza un grido
senza un lamento
venuto a rompere d’improvviso il giorno..”



Frase letta non ricordo più dove
Ma che ripetevo ad ogni mio nuovo compleanno
di prigionia angosciante,
nella mia tragica famiglia.



Anno dietro anno..
Ogni giorno identico a quello precedente
Nella solitudine straziante e muta
Nella frustrazione di una giovinezza ARDENTE
Che premeva.. PREMEVA, dentro..



Un muro altissimo
Invalicabile
Tra me e la VITA…










“Ma che cosa è per te la vita?”
chiedeva la mia amica Lina,
ragazza normale in una normalissima famiglia



Cosa era, (e cosa è), per me, la VITA?
No, non Principi Azzurri, Feste, Onori..




VITA è poter stendersi tra l’erba
E guardare le trine di rami e foglie

contro l’azzurro del cielo…

O i mille giuochi delle nuvole,
dalle forme mutevoli
sulle quali fantasticare.



O, la notte,
perdersi tra miliardi di stelle palpitanti..



O imbastire lunghi discorsi con la Luna
quando è grande e tonda
e sembra stia lì ad ascoltarti,
sorridendo sorniona.








VITA è l’Amore da dare e ricevere…
Le cose belle fatte con le persone cui vuoi bene.
Per le persone cui vuoi bene…
Per le persone che hanno bisogno
E, magari, possono ripagarti soltanto con un sorriso.

VITA è viaggiare alla scoperta di orizzonti nuovi
fisici, mentali o spirituali.

L’incontro con persone diverse da te
Per arricchirti di esperienze
Per imparare a guardare con altri occhi
Quanto ci circonda.

Vita è, soprattutto, LIBERTA’…
Poter fare le cose che più ti piacciono,
o che più ritieni utili,
senza che alcuno interferisca.








NON è VITA avere per orizzonte
le quattro mura di una stanza..
e per cielo il soffitto.



NON è VITA

Poter contare solo

su un quadratino di finestra
dalla quale intravedere

uno spicchietto di cielo,
ed assistere al cambiamento delle stagioni
attraverso qualche albero, striminzito,

che giù in strada,

si ingegna a non morire
soffocato dall’asfalto.




NON è VITA un giorno identico all’altro..
Anno dopo anno
In un silenzio irreale
Rotto unicamente
da parole di disprezzo
O di odio
O da liti furibonde..

Ma per quanto cercassi di spiegarti,

COSA potevi capire
tu, Lina,
ragazza normale,
della mia DISPERAZIONE?









Per non impazzire, per non morire
mi inventavo di tutto1
dal disegno, agli amici di penna
trovati su Topolino,

(tra i quali anche tu, Lina)
Dal leggere

(a sedici anni ero già a Dostoiewski, Camus)
a collezioni varie..



Ma i sedici, anni
NON POSSONO accontentarsi

soltanto di queste cose!








Il radiogrammofono..
Un grosso mobile di radica..
Si apriva dall’alto ed appariva il Grammofono
Con il suo braccetto nero..
La puntina-chiodo…
Se si aprivano le antine,
il frontalino della radio… Giravi una manopola,
si accendevano lucine di tanti colori..
E suoni, canti,,,
conversazioni in tutte le lingue..

La TV, allora, un lusso da “ricconi”!



Quel frontalino pieno di colori…
Giravo pian piano la manopola e fantasticavo
Specialmente la notte
Quando tutto era silenzio.



Il mio UNICO contatto con il mondo,
oltre le lettere e le finestre…

Anche tu sei arrivata
Attraverso quella radio, Maria..
Una sera di pieno inverno..



Mai interessata alla musica, fino a quel momento!
Nemmeno alle canzonette…



Gira e rigira la manopola..

La mano si blocca.



Una musica struggente..
E su quella musica
Una voce…
Canta la voce… Dice cose…
Non capisco le parole..
O, meglio, non capisco il testo nella sua interezza…
Ma, egualmente, “vedo”…

Un albero smunto..
sulla cima di una collina pietrosa

Rannicchiata sotto l’albero

una ragazza.





Ha freddo
Ha fame
Ha paura…



C’è una luna grande che illumina la valle
sottostante..



Nella valle, delle case..
Le finestre illuminate..
Il fumo dai camini…



Tutto parla di tepore, benessere ed amore
In quelle case lontane..

Da lì la ragazza è stata scacciata
Non sa bene per quale colpa
O quale cattiveria del prossimo…
Ma lei sa che MAI PIU’ potrà tornare…



E piange, la ragazza..
Il pianto accorato,
sommesso,
straziato,
di chi sa di non poter più sperare…



… E’ il mio stesso pianto..
derivato dal medesimo dolore…



Ogni nota un sospiro, un lamento, un grido
della mia anima esiliata
della mia vita calpestata..

E piango.. Piango.. Piango…

Ma ecco che le note si allineano..
Una Scala che sale.. Sale..
Note fatte di lacrime

e trasformate in gradini d’Argento…
Sale la Scala…
Su.. su.. su..

Castelli di Cristallo
Zampilli di acqua limpidissima…
Tappeti di fiori di ogni colore..
Valli verdissime..





Monti verniciati d’oro dal Sole
E poi d’argento dalla Luna…
Arcobaleni smaglianti
Nuvole bianchissime
Leggere come sospiri…

E profonde caverne
Grotte incantate
Piene di scrigni traboccanti tesori..
Vulcani infuocati che eruttano
Non so se lava o sangue palpitante…








E’ LA CALLAS
Che canta “Casta Diva”, dalla Norma di Bellini.







Ma dietro alla sacerdotessa druidica
C’eri tu, Maria
Che trasfiguravi il Tuo dolore
Rannicchiata ai piedi
Dell’albero rinsecchito…

E, quella sera,
hai aiutato me
a fare altrettanto..



Mi hai preso per mano
e mi hai portato via con te..
Su, su su.. per Paradisi lontanissimi.
nei quali nessun dolore, nessuna cattiveria
potevano sfiorarci…







Avevo soltanto la radio, allora…
Di farmi comprare dei dischi neanche a parlarne..
Ma tu eri all’apice del successo
E, per mia fortuna,
le tue interpretazioni erano spesso in onda…

E ogni volta che arrivavi
Mi tendevi la mano..
E volavamo via…Lontano..
Lontanissimo…










E un giorno ti ho scritto
“A Maria Callas - Milano”



Eri talmente famosa,
che anche senza il nome della città
la mia lettera ti sarebbe egualmente arrivata,
da qualsiasi parte del mondo
fosse stata inviata…



Avevo scritto a Maria, non alla Callas..
E ti dicevo chiaramente che non volevo autografi,
non aspettavo risposta..



Era soltanto per dirti GRAZIE…

Tu hai compreso benissimo la differenza..
Una tua lettera lunga e bella.
Una intera opera, una foto bellissima
Con tanto di autografi..
La promessa che, una volta a Roma
Ci saremmo incontrate..

La lettera l’ho avuta in ospedale…
La mia quinta o sesta operazione..








E ti ricordavi di me
Mandandomi cartoline
Dalle tournee nei posti più impensati del mondo.
Rispondendomi subito
Quando mi facevo viva con te…



La Divina, davanti alla quale

Si inchinavano i Re ed i Potenti della Terra

Che ovunque andasse

trovava migliaia e migliaia di fans osannanti

si ricordava spesso della piccola amica romana.



Ma non era LA CALLAS che si ricordava.

Era Maria










Si chiama transfert?
A un certo punto io,
ragazzina senza una vita,
ho cominciato a vivere
attraverso te…

I tuoi successi erano i miei..
I tuoi viaggi erano i miei..
I tuoi bellissimi vestiti,
erano tali e quali a quelli
che, potendo, avrei scelto io..



Montagne di rotocalchi..
che allora traboccavano di te…
per seguirti…
In mezzo a tue migliaia di foto
di trionfi
di frequentazioni regali
di viaggi da sogno
una mi ha colpito in modo particolarissimo…
Una foto da nulla.

Passeggi sotto casa tua ed è primavera..
l’ombra dei rami e delle foglie
proietta sul marciapiede e su di te
una specie di merletto…
“Sento” la brezzolina carezzarti il viso…



Uno STRUGGIMENTO…
Guardare come un sogno irragiungibile
persino una passeggiata sotto casa
in un mattino di primavera…

Anche per merito tuo, Maria,
sono riuscita a non impazzire,
a non suicidarmi
Mi avevi fatta entrare in una favola stupenda…
In un sogno

che sembrava diventare sempre più esaltante…












Alla fine, anche per me,
si è rotto il tragico incantesimo..
Certo non avevo un “Christina” per abitazione
Né Montecarlo come cornice…
Ma avevo la mia giovinezza ancora intatta.
Nonostante tutto…





Eccola, la LIBERTA’!!!



La possibilità di AMARE

Di essere AMATA!

Di andare dove voglio

Di fare quello che ritengo più opportuno

Senza che alcuno neghi,

critichi od interferisca!




Maria

Intatti il mio affetto per te donna

La mia devozione per te Artista..…



Ma ormai non devo più vivere

attraverso te.



Seguo sempre le tue vicende,

sia pur con maggior distacco,

sui giornali,

che parlano sempre meno di te..



Questo non perché ti abbiano dimenticata, anzi!

Sei sempre subissata da offerte le più invitanti

Supplicata dai tuoi fans di tornare…



Ma tu ti rinchiudi sempre di più

Sempre di più

Nella tua casa parigina.…








E in un tiepido mattino di settembre
Te ne sei andata via improvvisamente…
In perfetto, solitario silenzio..
Come solitari e silenziosi
Sono stati i tuoi ultimi anni



“Muore giovane chi è caro agli Dei”..



Con te, Maria, gli dei non sono stati
pietosi abbastanza..
da risparmiarti

almeno dieci anni di disperazione!

Maria..
Non posso più ascoltare i tuoi dischi..
Mi fa TROPPO male.

Ogni tanto penso…

Sei morta sotto l’albero scheletrito..
Di solitudine..
Al buio.. Al freddo..



Quel tuo pianto sommesso..
Disperato e trasfigurato…

Che non può più trasformarsi

In scala d’argento..



Hai dato tutto di te alla CALLAS …



O LA CALLAS si è preso TUTTO di te?…



Sei stata contraccambiata fino all’impensabile,

con onori, ricchezze ed amori

come pochissime altre Artiste al mondo

dal tempo dei tempi….



Hai avuto, soprattutto,

la Magica Scala d’Argento
Che Lei si è però portata via..
quando si è allontanata,



Ti ha lasciata senza più palazzi di Cristallo,
E Boschi Incantati…
E Caverne Magiche..

E’ rimasta Maria?
O soltanto un guscio ormai vuoto
In un oceano di silenziosa solitudine?








Maria

Non ho sofferto per il tuo "andar via"!

Ho pensato che ora,
saresti stata finalmente in pace..
Ricordata dall’Affetto

Di quanti ti avevano conosciuta personalmente

Di quanti avevi saputo aiutare.

Con la tua Arte.



Quanto hai donato, Maria?

Sai, infatti, cosa mi fa ancora più impressione,
ora,

nell'anno di grazia 2004,

a quaranta anni dal tuo ritiro dalle scene

ed a ventisette dalla tua morte.?

Andare in giro in Rete,
da un Motore di ricerca all'altro,
e trovare migliaia e migliaia di articoli
su te, Maria..
sulla tua Grandezza,

.

Articoli non solo in tutte le lingue occidentali,

ma in cirillico, in aramaico,
in ebraico, in giapponese,in cinese, in coreano…
E chi più ne ha più ne metta.

Al dilà della Voce eccezionale
delle perfezioni tecniche,
delle ineguagliabili doti di attrice,
quasi sconosciute, prima del tuo arrivo,

sul palcoscenico lirico,
E’ questo il Miracolo più grande

che ha saputo fare Maria Callas,

Soprano Drammatico di Agilità!

Saper trasformare,
la sua Anima in Voce!
Per poter "raccontare e raccontarsi"
Senza bisogno di alcuna traduzione...
Perché i Sentimenti
sono identici per tutte le creature al mondo








E mi viene in mente,
La Rondine de “Il Principe Felice”, di Wilde…
La Rondine che spoglia, giorno dopo giorno,
La statua del Principe
Di tutte le sue scaglie d’oro
Di tutte le sue gemme,
per farne dono ai poveri…

Vola La Rondine,
di quartiere in quartiere,
di casa in casa
per deporre i suoi doni
sui davanzali di chi ne ha più bisogno…

E l’inverno la sorprende
Ormai troppo stanca
Per migrare verso i paesi caldi…

E il freddo la uccide…



Nella fornace in cui sono gettati
La statua ormai spoglia e la rondine morta
Alla fine, viene ritrovato il cuore dell’uccellno.

Intatto.





Quel cuore tu continui a donare a noi, Maria,
attraverso le registrazioni, tantissime, per fortuna…






Le pochissime persone
Che sono riuscite a vederti
Sul tuo letto di morte,
hanno detto che eri bellissima
con la tua lunga treccia nera sulla spalla.

A me piace ricordarti
Sovrapponendo al tuo sorriso
Ai tuoi occhi di incanto,
i fotogrammi finali
di un documentario a te dedicato..

Delle rose rosse

spinte dolcemente verso il largo,
dalle onde azzurrissime dell’Egeo
che ha accolto le tue ceneri…



Gabriella Leopizzi
ga.leo@tiscali.it

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