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Primavera tragicomica al San Carlo: Cavalleria e Gianni Schicchi

A cura di daniulla

Pubblicato il 29/05/2007

Recensione di Antonio Guida e Francesco Di Franco

PRIMAVERA IN VERSIONE TRAGICOMICA AL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI: CAVALLERIA RUSTICANA ABBINATA A GIANNI SCHICCHI
Dopo un riuscito intermezzo coreografico nel mese di Febbraio, al teatro S.Carlo di Napoli si riaprono i battenti lirici con l’opera di punta della tradizione verista italiana: Cavalleria Rusticana di Mascagni, questa volta abbinata al Gianni Schicchi di Puccini.
Cavalleria non è andata male, ma i telespettatori non sono rimasti contentissimi. Di chi sarà stata mai la colpa? Qualcuno ha puntato il dito contro il regista,qualcun altro invece contro il direttore; Il primo accusato di movimenti scenici poco.."veristi", il secondo di accentuare troppo i "forti orchestrali"..e quali mali avranno mai portato se d’altra parte siamo nel 2007? Se però da una parte l’opera rischiava di essere troppo trascinata da una corrette scenica di stile contemporaneo,a riportarla al suo stato primordiale ci hanno presto pensato i cantanti,o almeno ci hanno provato.
Mamma Lucia è stata sostenuta dal mezzo soprano Luisa de Sfarzi e sebbene Mascagni non abbia scritto per lei molte note sul suo pentagramma, ciò non le ha sicuramente tolto la facoltà di mettere in luce la sua saggezza artistica; applauditissima (più di tutti) è stata poi Elisabete Matos, che ha interpretato eccellentemente Santuzza spiegando non solo dei DO acuti brillanti e potenti, ma dando anche il giusto peso drammatico al difficile ruolo affidatogli. Leggermente più moderna e a brevissimi tratti un po insicura è stata invece Lola, interpretata dal mezzo soprano Sonia Zaramella, mentre il baritono Alberto Mastromarino ha messo in scena una grande personalità artistica che unita ad una sicura emissione baritonale,hanno creato un ottimo"vendicatore"in vesti di compare Alfio.
Più di una perplessità e purtroppo anche qualche fischio, li ha però scaturiti il tenore Renzo Zulian, cantando la parte di compare Turiddu. La sua voce da tenore lirico leggero infatti tentava invano di aggrapparsi alle veementi sfumature drammatiche che il ruolo richiede e come se non bastasse, ha manifestato più volte incertezze e lacune interpretative in varie fasi dell’opera. D’altra parte, che il personaggio di compare Turiddu rappresentasse nell’opera un militare appena congedato si sapeva, ma che rimanesse con il fez dei bersaglieri in testa per tutta la durata dello spettacolo, è stata una delle tante novità (rivelatesi poi di scarso gusto) proposte da un troppo innovativo De Simone. Il celeberrimo intermezzo orchestrale è stato delicatamente decifrato dal direttore Gorge Pehlivanian, mentre gli artisti del coro diretti dal maestro Marco Ozbic hanno accompagnato un buon Regina Coeli e un ottimo brindisi finale; se poi il nuovo allestimento di Nicola Rubertelli e la regia del già citato Roberto De Simone hanno staccato un po' con i vizi della tradizione verista, i costumi di Daniela Ciancio ci hanno ben ricordato come si vestivano i siciliani di una volta.

Tutt’altra aria sembra che si sia respirata con il successivo Gianni Schicchi di Puccini e sebbene sua maestà il baritono Leo Nucci nell’ultima recita ha tempestivamente denunciato un proibizionismo salutare; il suo sostituto ha fatto ben capire che non occorre affatto il sig Nucci per garantirsi le battute dell’imbroglione fiorentino ideato da Forzano; un cast d’operetta di tutto rispetto poi, ha pensato a tener ben salda e presente la comicità per tutta la durata dell’opera con eccellenti esibizioni di mezzo carattere che si sono tradotte in scena con schiamazzi e azzuffate tutte da ridere.
Ottima performance quindi quella del baritono Luca Salsi nella parte del protagonista e non da meno è stato il "babbino caro" di Lauretta interpretata dalla giovane Roberta Canzian al suo debutto a Napoli. Bellissima la voce del tenore David Alegret che ha interpretato l’innamorato Rinuccio, mentre Le parti di Zita e Simone sono state rispettivamente sostenute da Cinzia De Mola e Antonio De Gobbi. Simpatica la presenza di un giovane e paffutello pupo sulla scena, mentre una buffa barba scendeva sulla pancia del notaio.
Tirando un po le somme dovremmo essere arrivati a otto,ma se ci mettiamo anche i suggestivi colori delle scenografie curate da Mauro Carosi e la simpatia dei costumi di Odette Nicoletti, giungiamo di colpo a dieci e con questo dieci, gli imputati Gorge Pehlivanian e Roberto De Simone che con quest’opera si sono fatti un altro giro l’uno sulla direzione orchestrale e l’altro sulla direzione scenica, si sono rifatti ai commenti negativi precedenti, ultimando il tutto con un ottimo successo finale.
 
Di Guida Antonio con la collaborazione di Di Franco Francesco

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