Teatro Massimo di Palermo
Manon di
Jules Massenet
Ultima rappresentazione del 27 maggio 2007
« Et c’est là l’histoire…de Manon Lescaut! »
Sono le ultime parole che Manon pronuncia, spirando stremata tra le braccia del suo chevalier Des Grieux, prima delle battute di chiusura della partitura eseguita dalla compagine orchestrale del Massimo, diretta dall’esperto esecutore di Massenet, Michel Plasson.
( E’ opportuno ricordare per i più giovani le due incisioni discografiche di Manon e di Werther degli anni ottanta, dirette dal noto direttore d’orchestra e con lo straordinario Alfredo Kraus, tenore lirico di grazia).
Un’esecuzione musicale di primo ordine, che ci ha fatto apprezzare un’orchestra coesa, precisa ed attenta come non mai, nella raffinatezza di tutte le melodie romantiche, in contrasto con il dinamismo e le intense sonorità dei coinvolgenti fortissimi della complessa tessitura, grazie alla sapiente bacchetta del noto Maestro concertatore, cui va sicuramente riconosciuto l’eccellente esito positivo di questa rappresentazione che, secondo me, sin ora è forse la migliore della stagione in corso, da tutti i punti di vista.
La Manon di Massenet, preceduta da quella di Auber e seguita dopo circa nove anni dalla Manon Lescaut di Puccini –di diversa struttura musicale ed anch’essa tratta dal famoso romanzo dell’abate Prévost- è una tradizionale “Opéra-comique” caratterizzata cioè dal continuo alternarsi di frasi cantate a frasi recitate, ma sempre con una base orchestrale e con assoluta continuità ; sono inoltre frequenti i motivi conduttori d’ispirazione Wagneriana, sin dal preludio e non manca affatto la tensione melodrammatica.
I due giovanissimi interpreti d’eccezione, Nathalie Manfrino e Marc Laho, in sostituzione di Norah Amsellem e di Giuseppe Filianoti che facevano parte del cast presentato all’inizio di stagione, sono stati più che adeguati ai rispettivi ruoli principali.
Nathalie Manfrino, una debuttante bella Manon inquieta, vanitosa, volubile ed instabile come richiede il libretto, di bello ed intenso timbro di soprano lirico, gradevole nelle coloriture e nelle agilità e di buon stile di canto da raffinare, contrapposta alla nobiltà del giovane innamorato cavaliere Des Grieux- Marc Laho, apparentemente meno efficace, ma buon tenore lirico dagli ottimi centri, nonostante qualche opacità negli acuti ed a proprio agio anch’esso nella difficile parte.
Le bellissime arie ed i bellissimi duetti –sopraffino quello del convento di Saint-Sulpice - eseguiti con convincente padronanza e nobiltà di canto da entrambi nel corso dei cinque atti, hanno pienamente soddisfatto il folto pubblico ed ampiamente compensato la noia dei necessari intervalli ed i lunghi tempi d’attesa dei cambi di scena.
Ben eseguito anche il difficile quartetto di Des Grieux, Manon, Lescaut e Brétigny, del secondo atto.
Ottimi pure il dignitoso baritono Davide Damiani, cugino Lescaut ed il basso Alain Vernhes, conte Des Grieux genitore del cavaliere, nelle arie del terzo atto, nonché tutti i comprimari tra cui in particolare il brillante terzetto femminile di Poussette, Javotte, Rosette, delle rispettive Gabriella Costa, Stefanna Kybalova ed Alessia Sparacio.
Un coro compatto e sempre adeguato alle varie vicende che si sviluppano, dai momenti più frivoli a quelli più drammatici.
Tutto quanto amalgamato in una piacevole ed equilibrata messa in scena tradizionale, ricca di luci e di colori, con la brillante regia di Alberto Fassini, ripresa Joseph Franconi-Lee.
Piena di dinamismo -in particolare nella festa popolare di Cours-la-Reine del terzo atto- nonostante la complessità rappresentativa, ha assicurato la continuità della storia di Manon nello svolgersi dei diversi momenti, dalle frivolezze del primo, alla drammaticità del quinto atto.
Ricche manifestazioni di consenso da parte del pubblico, soprattutto al termine dello spettacolo con ovazioni per Michel Plasson e per gli interpreti principali.
In definitiva un successo completo ed equilibrato per tutti, che chiude la prima parte del cartellone operistico di quest’anno, che riprenderà a settembre con il Don Pasquale di Donizetti.
Gigi Scalici
daniulla









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