“Manon Lescaut”
Cagliari, 8 Luglio 2007
a cura di Lanfranco Visconti
Al Teatro Comunale di Cagliari, pieno successo per “Manon Lescaut” di Giacomo Puccini, terzo titolo operistico della stagione lirica e di balletto 2007.
Dramma lirico in quattro atti - la versione cagliaritana di cui parliamo è stata rappresentata con un solo intervallo - su libretto di Domenico Oliva, Giulio Ricordi, Luigi Illica, Marco Praga e Giuseppe Giacosa dal romanzo Histoire du Chavalier des Grieux e de Manon Lescaut di Antoine-Francois Prévost, fu rappresentato per la prima volta il 1 Febbraio 1897 al Regio di Torino e a Cagliari, per la cronaca, l’ultima sua messinscena risale a ben 16 anni fa (dicembre 1991) al teatro Auditorium del Conservatorio, con interpreti principali Nicola Martinucci, Yasuko Hayaschi.
Manon rappresenta la prima affermazione di Puccini come operista e la sua protagonista, la prima delle tante famose eroine destinate a così grande popolarità.
L’allestimento a cui abbiamo assistito risale al dicembre 2004, quello, per la precisione, realizzato dalla Deutsche Oper di Berlino in coproduzione con la Finnisch National Opera di Helsinki, è stato mirabilmente firmato dal regista fiammingo Gilbert Delfo (allievo di Giorgio Strehler) con scene e costumi di William Orlandi e luci di Roberto Venturi.
Il regista Gilbert Delfo, con grande pazienza e con un intelligente lavoro di cesello e di scavo sui personaggi - senza però mai trascurare l’azione sul palcoscenico, il libretto, le masse corali, i cantanti e soprattutto la musica di Puccini -, è riuscito così nell’intento di mettere su uno spettacolo a dir poco raffinato e al tempo stesso elegante, esaltando il capolavoro pucciniano.
La Manon che G. Delfo ha saputo ben delineare è una creatura - così come concepita e voluta da Puccini - passionale, vibrante, forte, risoluta e determinata sino alla fine; una Manon comunicativa, che da emozioni; la Manon cioè di Puccini, una grande opera intrisa di grande passione funesta. Ed è per questo che Delfo ha voluto intelligentemente affidarsi alla partitura musicale, facendo sì - riuscendoci alla perfezione - che l’elemento acustico fosse sempre in perfetta simbiosi con quello visivo. E questo anche grazie alle scenografie essenziali, scarne, ma molto funzionali, di William Orlandi (dal bianco dominante della boiserie di legno del 1° atto, sino al rosso sangue delle rocce della landa desolata del nuovo mondo del iV° atto, dove Manon e Des Grieux, stretti da due colonne, sembrano dare la sensazione di attraversare una porta senza più ritorno, quasi un raffinato gioco di simbolismi a voler significare la fine dei due giovani amanti), che ha curato anche i costumi rigorosamente d’epoca (particolarmente bello quello color oro indossato da Manon nel 2° atto, come a rappresentare una vanità soddisfatta).
Stupende anche le luci di Roberto Venturi, sempre ben dosate, defilate e soffuse, a secondo dei momenti, sul palcoscenico.
Di buon livello professionale entrambe le compagnie di canto che riteniamo doveroso recensire, per aver avuto l’opportunità di ascoltarle entrambe.
Nel primo cast abbiamo apprezzato le prove di tutti i cantanti ed in particolar modo degli interpreti principali: Adina Nitescu, soprano dalla apprezzabile vocalità di lirico puro, ha dato vita ad una intensa Manon alla quale ha conferito tenerezza, giusta passionalità e drammaticità; il tenore Walter Fraccaro - già noto al pubblico cagliaritano per il Radames di qualche anno fa - è stato un trascinante cavalier Renato Des Grieux, vocalmente corretto e sempre sicuro nel registro acuto; il baritono Luca Salsi ha incarnato un convicente e cinico Lescaut; il bass-bariton Matteo Peirone, ha ben interpretato il ruolo di Geronte di Ravoir, un maturo riccone lascivo, incipriato ed imparruccato con tanto di rossetto sulle guance.
Completavano egregiamente la compagnia di canto: Alessandra Palomba (convincente musico), Gianvito Ribba (l’oste), Luigi Petroni (raffinato Edmondo), Stefano Consolini (figlio d’arte, ottimo maestro di ballo), il conterraneo tenore Gianluca Floris (il lampionario), Riccardo Ferrari (sergente degli arcieri) e Ezio Maria Tisi (un comandante di marina).
Nel secondo cast - in effetti cambiavano soltanto i ruoli principali - Maria Pia Ionata ha dato vita ad una Manon leggiadra per purezza e fierezza di accenti, evidenziando pregevoli qualità vocali-interpretative e un’affascinante presenza scenica; il tenore Carlo Barracelli si è rivelato un Des Grieux vocalmente credibile con appropriate qualità interpretative; il baritono Leo An, infine, è stato un Lescaut di buone intenzioni espressive e di poderosa vocalità.
Piuttosto energica e talvolta carattertizzata da sonorità timbriche eccessive, la direzione del M°Philippe Auguin, alla guida dell’orchestra del Lirico e lodevoli gli interventi del coro dello stesso Lirico, egregiamente diretto dal M° Andrea Faidutti.
Il pubblico, emotivamente coinvolto dalla magica e bella partitura pucciniana, ha applaudito anche a scena aperta e alla fine dello spettacolo non solo i principali protagonisti, sia del primo cast (in particolare Walter Fraccaro, Adina Nitescu, Luca Salsi, Matteo Peirone) che quelli del secondo cast (in particolare molti consensi per il soprano Maria Pia Ionata), sia tutti i sopramenzionati artisti comprimari, il regista, lo scenografo il direttore d’orchestra e quello del coro.
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Lanfranco Visconti
daniulla









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