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By Opera lirica di daniulla
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Opera lirica di daniulla guida dal 19-03-2003

La stagione lirica 2007/2008 del Teatro di Pisa

Inaugurazione il 13 ottobre 1007

Fondazione Teatro di Pisa
STAGIONE LIRICA 2007/2008
Pisa, Teatro Verdi
 
13 e 14 ottobre 2007
(promozionale scuole 10 e 11 ottobre)
Gioachino Rossini
L’ITALIANA IN ALGERI
dramma giocoso in due atti su libretto di A. Anelli
edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano, a cura di A. Corghi
personaggi e interpreti: Mustafà Paolo Pecchioli; Elvira Elizaveta Martirosyan; Zulma Tiziana Pizzi; Haly Vittorio Prato; Lindoro Carlos Natale; Isabella Damiana Pinti; Taddeo Nicola Alaimo
Maestro concertatore e direttore Alessandro Pinzauti
regia Toni Servillo, ripresa da Marinella Anaclerio
scene Daniela dal Cin
costumi Ortensia di Francesco
luci Pasquale Mari
Maestro del Coro Marco Bargagna
Orchestra della Toscana
Coro per la Lirica Toscana
allestimento del Festival d’Art Lyrique d’Aix-en-Provence,
in coproduzione con il Grand Théâtre de Luxembourg e il Teatro Nacional de Sao Carlos de Lisbonne
ripresa italiana ottobre 2007: coproduzione del Teatro di Pisa e del Teatro del Giglio di Lucca
in collaborazione con Orchestra della Toscana
 
Mustafà, bey di Algeri, stanco della moglie Elvira, matura un doppio proposito: dare in sposa Elvira a Lindoro, il suo schiavo italiano, e trovare per sé un’italiana, della cui cattura incarica Haly, capitano dei corsari algerini. Haly abborda così la nave di Isabella, in viaggio alla ricerca proprio di Lindoro, il suo amato, e cattura la giovane. Arrivata alla corte di Mustafà, dopo un momentaneo smarrimento Isabella decide di trovare una via d’uscita alla pericolosa situazione. Sola, in terra straniera, nelle mani di un sultano spietato che per soddisfare i propri piaceri non esita a ricorrere alla violenza del rapimento, Isabella saprà farsene beffe con acuta intelligenza e riuscirà a mettersi in salvo assieme a Lindoro.
Probabilmente ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto (la vicenda di Antonietta Frapolli, signora milanese rapita dai corsari nel 1805, portata nell’ harem del bey di Algeri Mustafà-ibn-Ibrahim e poi ritornata in Italia) L’Italiana in Algeri rappresenta senza dubbio il primo grande capolavoro buffo del compositore pesarese, “ la perfezione del genere buffo” come la definì Stendhal. Il libretto, di Angelo Anelli, fu inizialmente scritto per L. Mosca (Teatro alla Scala 1808) e poi fu scelto da Rossini, che lo musicò in meno di un mese, per ottemperare ad una comissione improvvisa del Teatro San Benedetto di Venezia. Sin dalla sua prima rappresentazione (22 maggio 1813) l’opera registrò un successo strepitoso che diede inizio a quel fenomeno definito in seguito “rossinismo”, destinandola a rimanere in repertorio fino ai nostri giorni. Ricca di virtuosismi paradossali, di comicità e momenti idillico-sensuali, di finezze orchestrali e richiami “turchi”, l’Italiana, simbolo del genio inventivo di Rossini, è opera di perfetto equilibrio fra i registri sentimentale, buffo e serio, e se la commistione tra genere serio e buffo è stata spesso sottilineata, a proposito dei melodrammi di Rossini, nel senso della trasmigrazione di materiale dell’opera buffa in opere serie, qui la relazione avviene in senso contrario, nell’adozione di stilemi dell’opera seria entro l’opera buffa, avviando così una tendenza che andrà sviluppandosi con La Cenerentola e che troverà una sintesi completa nel genere semiserio con La gazza ladra .
Pisa, che proprio in Rossini – e in Mozart -  ha la cifra caratteristica delle proprie produzioni liriche, inaugura così la propria Stagione con uno straordinario capolavoro rossiniano che fra l’altro ha in molte sue coloriture evidenti  influenze mozartiane, e lo fa scegliendo il fortunato ed efficace allestimento firmato da uno tra i migliori e più completi artisti teatrali dei nostri giorni, Toni Servillo, allestimento che ha debuttato con successo lo scorso anno al Festival d’Aix-en-Provence.
 
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2007 sab 24 novembre ore 20.30; dom 25 novembre ore 16
Giacomo Puccini
IL TRITTICO
Il Tabarro dramma in un atto di Giuseppe Adami, da La Houppelande di Didier Gold
personaggi e interpreti: Michele David Cecconi (24) / Silvio Zanon (25); Luigi Rubens Pelizzari (24) / Pask Sung-Kyu (25); Il Tinca Saverio Bambi; Il Talpa Alessandro Spina (24) / Valdis Jansons (25); Giorgetta Nadia Vezzù; La Frugola Annamaria Chiuri (24) / Veronica Simeoni (25); venditore di canzonette Roberto Carli; due amanti Roberto Carli e coro donna; voce tenorino Roberto Carli; voce sopranino Alessandra Cantin
Suor Angelica dramma in un atto di Gioachino Forzano
personaggi e interpreti: Suor Angelica Susanna Branchini (24) / Rachele Stanisci (25); Zia Principessa Annamaria Chiuri (24) / Veronica Simeoni (25); Badessa Elisa Fortunati; Suora Zelatrice Paola Leveroni; Maestra delle novizie Katarina Nikolic; Suor Genovieffa Paola Santucci; Suor Osmina coro; Suor Dolcina Camilla Laschi; Suora infermiera Alessandra Caruccio; Novizia Alessandra Cantin; Prima cercatrice Doriana Milazzo (24) / Paola Leggeri (25); Seconda cercatrice Margherita Pistoni; Prima conversa Tiziana Tramonti; Seconda conversa Beatrice Sarti; Prima, seconda e terza suorina coro
Gianni Schicchi opera in un atto di Gioachino Forzano
personaggi e interpreti: Gianni Schicchi Devid Cecconi (24) / Silvio Zanon (25); Lauretta Doriana Milazzo (24) / Paola Leggeri (25); Zita Annamaria Chiuri (24) / Veronica Simeoni (25); Rinuccio Andrea Giovannini (24) / Angelo Scardina (25); Gherardo Saverio Bambi; Nella Tiziana Tramonti; Gherardino coro voci bianche; Betto di Signa Maurizio Lo Piccolo; Simone Alessandro Spina (25) / Valdis Jansons (25); Marco Mirko Quarello; La Ciesca Katarina Nikolic; Maestro Spinelloccio Gianluca Monti; Ser Amantio Nicolao Alessandro Busi; Pinellino / Guccio coro
Maestro concertatore e direttore Aldo Sisillo
regia Cristina Pezzoli
scene Giacomo Andrico
costumi Gianluca Falaschi
luci Cesare Accetta
Maestro del Coro Marco Bargagna
Orchestra e Coro per la Lirica Toscana
Coro voci bianche della Cappella di Santa Cecilia di Lucca
Maestro del Coro voci bianche Sara Matteucci
nuovo allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena
coproduzione Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro di Pisa, Teatro “C. Goldoni” di Livorno, Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano
 
Il Giglio di Lucca non può non avere nel proprio dna produttivo Giacomo Puccini, le cui opere infatti caratterizzano, stagione dopo stagione, l’impegno artistico del teatro lucchese. E se lo scorso anno il Giglio guardò a Bohème (con un nuovo allestimento che quest’anno approda nel nostro teatro, ultimo titolo della stagione), per questa Stagione non poteva mancare fra i corpoduttori del Trittico, insieme che riunisce le tre opere in un atto Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi.
In realtà inizialmente Puccini compose solo Il tabarro (l'idea originaria gli fu suggerita dall'ascolto a Parigi, nel 1912, del dramma La houppelande di Didier Gold); i due pannelli successivi gli vennero forniti dalla maestria del regista Forzano che, con la sua abilità nel coupe de theatre e con la sua rapidità creativa, stilò e fece innamorare Puccini delle due storie mancanti: Suor Angelica e Gianni Schicchi. Nella concezione originaria del Trittico, i soggetti, contrastanti tra loro, avrebbero dovuto essere tratti rispettivamente dall'Inferno, dal Purgatorio e dal Paradiso di Dante, ma nella realizzazione solo un episodio è ispirato alla Divina Commedia, il Gianni Schicchi. Resta invece l'idea del contrasto. Il tabarro è una storia sordida e disperata, dove Puccini raggiunge l'apice della drammaturgia in chiave verista spezzando con la musica la ruvidezza del realismo di maniera imperante all'epoca. Suor Angelica è invece una tragedia che però lascia aperta la speranza. Qui la figura femminile domina la scena con il suo dolore, un amore materno ferito. Suor Angelica è infatti una giovane aristocratica alla quale, per le sciocche convenzioni della sua classe sociale, viene negato il diritto alla maternità e vengono aperte le porte di un convento di clausura, ostaggio di un tempo che si è fermato intorno a lei per mano di altri, un tempo presente vuoto e senza amore. Gianni Schicchi fu l'opera di maggior successo dell'intero Trittico, il suo quadro. Puccini si misura qui con l'umorismo del protagonista e con la comicità della trama traendo spunto dalla grandezza di Dante Alighieri e dallo Schicchi del suo canto XXX dell'inferno e riuscndo a riportare alla perfezione l'atmosfera e l'ambiente della Firenze medioevale. Gianni Schicchi destò curiosità e suscitò l'apprezzamento pieno del pubblico e della critica, ed è oggi considerato il più alto livello di modernità linguistica raggiunto da Puccini in tutta la sua carriera.
 
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2007 sab 22 dicembre ore 20.30
Domenico Cimarosa
IL RITORNO DI DON CALANDRINO
opera buffa in due atti
personaggi e interpreti: Livietta Laura Giordano; Irene Monica Tarone; Valerio Leonardo Caimi; Don Calandrino Juan Francisco Gatell Abre; Monsieur Le Blonde Marco Vinco
Maestro concertatore e direttore Riccardo Muti
regia Ruggero Cappuccio
scene Edoardo Sanchi
costumi Carlo Poggioli
luci Maurizio Viani
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
coproduzione Festival di Pentecoste di Salisburgo e Ravenna Festival
 
Dopo lo straordinario concerto dell’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado, il Teatro Verdi è orgoglioso di poter ospitare un altro straordinario appuntamento musicale di altissimo prestigio e valore culturale. E questa volta si tratta di un’opera, una vera e prorpia chicca del teatro musicale settecentesco, quel Ritorno di Don Calandrino la cui riproposizione ai giorni nostri è merito indiscusso di Riccardo Muti. Con il Calandrino, Riccardo Muti – nella sua nuova veste di direttore del salisburghese Festival di Pentecoste – ha dato il via al progetto dedicato al ponte musicale che nel Settecento unì Napoli e Vienna, collegate da un flusso di artisti come appunto Cimarosa, per valorizzare il ruolo decisivo della musica napoletana nel percorso della grande musica europea, svelando opere buffe mai rappresentate in tempi moderni o partiture rare, di bellezza sorprendente. Così leggiamo in una delle tante recensioni, tutte encomiastiche, uscite all’indomani del debutto dell’opera al Festival di Pentecoste:
«Tutti pazzi Calandrino, il fanfarone esilarante e giramondo che torna al suo paese, Montesecco, un nome che sa di Totò, per farsi credere dai compaesani ricco e saggio. Perciò sciorina strampalate nozioni geografiche, sostenendo che l'Africa sta "sulle coste d'America, fra Sicilia e Cariddi" e il Campidoglio "confina con Napoli a Levante e a Scirocco con Siena". L'azione rapida e pepata, le beffe da commedia dell'arte, le femmine di tempra goldoniana, i doppi sensi da teatro popolare partenopeo, tutto guida alle radici della cultura mediterranea nell'opera Il ritorno di Don Calandrino di Domenico Cimarosa, diretta ieri sera da Riccardo Muti a Salisburgo, e accolta da un festosissimo successo, con varie chiamate per i giovani cantanti e applausi per i musicisti dell'Orchestra Giovanile Cherubini, debuttanti nella buca che in estate ospita la Filarmonica di Vienna. Ed era emozionante comprendere, sentire, quanto del raffinato mondo musicale napoletano ha nutrito il genio di Mozart.
[…] Nel Calandrino la trama è un pretesto per i frenetici ricami verbali del librettista Petrosellini, collaboratore anche di Mozart. I piccoli grandi eroi di  Montesecco sono il borgomastro Valerio, sua sorella Irene, la bella Lisetta e l'avventuriero Le Blonde. Tra loro spicca il truffatore Calandrino, attorno al quale le due donne, immaginandolo ricco e potente, scatenano una ridda di beghe amorose, finché Calandrino è smascherato e giunge il lieto fine con doppio matrimonio. Lo spettacolo è iper-fiorito, iper-colorato, spassosamente irreale: una scatola dei giochi con acrobati burloni, parrucche rosa confetto, trucchi folli, costumi di tinte sparatissime e citazioni mozartiane. Irene ha un abito-gabbia pieno di volatili che fa il verso a Papagena, Livietta sfoggia un mantello alato da Regina della Notte, e a tratti le due coppie paiono riflettere le simmetrie di  Così fan tutte . Irrompe la mania partenopea della sorte, dai numeri della tombola e del lotto a una fortuna  bendata col corpo in forma di corno anti-malocchio. Quanto alla musica, gli elementi tematici e ritmici ci riportano di continuo a Mozart: un'aria del basso fa fantasticare Don Giovanni, spiccano analogie tra Irene e la Despina di Così fan tutte. Ma c'è dell'altro: un recitativo di Calandrino evoca gli elementi della natura, mentre l'orchestra imita la pioggia, il vento, la grandine, l'usignolo... Sembra un assaggio de La Creazione di Haydn. Ed è avanzatissima la tecnica orchestrale, coi virtuosismi spinti dei violini per tutta la durata dell'opera.» Leonetta Bentivoglio, La Repubblica, 26 maggio 2007
 
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2008 mar 5 (in abbonamento nella Stagione dei Concerti della Normale) e mer 6 febbraio ore 20.30
(4 febbraio promozionale scuole)
Progetto LTL Opera Studio
Christoph Willibald Gluck
PARIDE ED ELENA
dramma per musica in cinque atti
libretto di Ranieri de’ Calzabigi, dalle Heroides di Ovidio
edizioni Bärenreiter-Verlag, Kassel; rappr. per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di P: Ostali, Milano
la scelta degli interpreti è il risultato del Laboratorio LTL Opera Studio 2007
con la partecipazione degli allievi di Junior Balletto di Toscana
Maestro concertatore e direttore Filippo Maria Bressan
regia e coreografia Fabrizio Monteverde
scene da definire
costumi Santi Rinciari
Orchestra per la Lirica Toscana
nuovo allestimento del Teatro di Pisa
in coproduzione con Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Opera Royal de Wallonie di Liegi
 
La nuova produzione del Progetto Opera Studio dei Teatri di Pisa, Livorno e Iucca (al quale quest'anno si è unita anche la prestigiosa Opera Royal de Wallonie di Liegi) è Paride ed Elena di Gluck, capolavoro assai raro e di grande valore musicale e storico: costituisce infatti l'ultimo tassello (presentato al pubblico per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 3 novembre 1770) del trittico, in cui figurano anche Orfeo ed Euridice e Alceste, che Gluck realizzò in collaborazione con il librettista livornese Ranieri de' Calzabigi e che, com'è noto, segnò una svolta decisiva nella vicenda del teatro musicale settecentesco. La trama è quella narrata dal mito: Paride, figlio del re di Troia, sbarca a Sparta con il suo seguito. Lo accoglie Amore che, sotto le vesti di Erasto, offre al principe troiano il proprio aiuto per conquistare Elena, la bellissima regina di Sparta. Quando Paride si presenta al suo cospetto con ricchi doni, la regina si mostra fredda e distaccata. Il principe, però, confida nell’aiuto di Venere e di Amore, e a poco a poco riesce a far breccia nel suo cuore. Elena salpa quindi con Paride alla volta di Troia, mentre la dea Atena predice future sventure per la Grecia a causa di questo amore. Ancora una volta l'opera sarà preparata dagli interpreti nel corso di un lungo percorso di studio e di perfezionamento che impegnerà per molti mesi giovani cantanti e maestri collaboratori provenienti da tutta Europa, scrupolosamente selezionati e guidati dai responsabili del progetto. Tra i docenti spiccano innanzitutto il direttore d'orchestra Filippo Maria Bressan, vero specialista del genere, e il regista e coreografo Fabrizio Monteverde, uno dei più affermati artisti della scena italiana e internazionale. Quest'ultima presenza si motiva con il fatto che Paride ed Elena, oltre che dall'intenso pathos espressivo della vocalità dei protagonisti, è caratterizzata da una grande ricchezza degli episodi decorativi (cori e danze) che la configura come una vera e propria opéra-ballet. Gli allievi del laboratorio saranno così chiamati ancora una volta, in linea con l'ambito di ricerca che ha sempre caratterizzato il lavoro del Progetto Opera Studio, a confrontarsi con modalità espressive diverse da quelle tradizionali del repertorio pèiù consueto, stimolando in loro nuove curiosità e capacità e arricchendo in tal modo la loro preparazione e professionalità.
 
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2008 sab 16 febbraio ore 20.30; dom 17 febbraio ore 16
Giacomo Puccini
LA BOHÈME
scene liriche in quattro quadri
su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
personaggi e interpreti: Mimì Serena Farnocchia (16) / Hye Won Nam (17); Musetta Rosanna Savoia (16) / Maura Meneghini (17); Rodolfo Tito Beltran (16) / Salvatore Cordella (17); Marcello Massimiliano Valleggi (16) / Giuseppe Altomare (17); Schaunard Alessandro Battiato; Colline Mauro Corna; Parpignol / Benoît Antonio Pannunzio; Alcindoro Nicola Simone Mugnaini; Il sergente dei doganieri Massimiliano Galli
Maestro concertatore e direttore Marzio Conti
regia Aldo Tarabella
scene e costumi Luca Antonucci
Maestro del Coro Marco Bargagna
Orchestra e Coro per la Lirica Toscana
Coro voci bianche della Cappella di Santa Cecilia di Lucca
Maestro del Coro voci bianche Sara Matteucci
nuovo allestimento del Teatro del Giglio di Lucca,
in coproduzione con Teatro “C. Goldoni” di Livorno, Teatro di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna
 
Fra i capolavori più amati nella storia dell’opera, La Bohème è un vero e proprio unicum dal punto di vista drammaturgico, e un’eccezione nella stessa produzione pucciniana: pressoché priva di trama, è la rappresentazione realistica della vita nelle mansarde del Quartiere Latino fin de siècle; è un insieme di volti, emozioni, difficoltà, esperienze che la musica di Puccini mette alternativamente a fuoco, quasi fosse una camera cinematografica; è l’assenza di eroi, di malvagi, di intrighi: al centro qui vi sono persone in carne ed ossa, i giovani artisti squattrinati che si arrabattano per sopravvivere nelle strade di Parigi e soprattutto loro, i due innamorati, Rodolfo e Mimì, che amano, soffrono e gioiscono come tutti noi, e che verranno crudelmente separati da una tragedia credibile ai nostri occhi, una malattia…
La Bohème arriva ora a Pisa nell’allestimento che il Teatro del Giglio di Lucca produsse la scor a Stagione per il 110° anniversario non solo della prima assoluta dell’opera, ma anche della prima lucchese. Così annota il regista, e direttore artistico del Giglio, Aldo Tarabella: «Come possa aver fatto Giacomo Puccini a costruire una macchina teatrale così perfetta, dedicata a quella felice stagione della nostra libertà irresponsabile chiamata giovinezza me lo chiedo ancora oggi. Ho volutamente sottolineato lo spirito di grande precarietà dei giovani che vivono in una sorta di villaggio aereo sito metaforicamente "tra le nuvole", scegliendo di contestualizzare l'opera in un periodo diverso da quello originario, nel secondo dopoguerra intorno al 1948, quando nel quartiere di Saint-Germain le soffitte e i tetti ripresero a pulsare riportando lassù, vicino ai cieli bigi, intellettuali, artisti, pittori, poeti...».