Caterina Novak e la Ponchielli Reinassance
A cura di daniulla
Pubblicato il 26/09/2007
Recensione di Giorgio Del Prado
La cultura, il fascino e lo stupore della riscoperta di opere inedite è quello che manca ai nostri giorni, caratterizzati da una buona dose di materialismo. In un momento in cui dilaga la faciloneria e l’approssimazione in tutti i campi ci sono ancora dei seri professionisti che dedicano il loro tempo allo studio ed alla riscoperta di tesori nascosti, tornando al glorioso passato. Fra questi il mezzosoprano Caterina Novak che ci fa rivivere magici momenti alla riscoperta di un’opera inedita di Ponchielli: I Mori di Valenza, 2 CD, prodotta e messa in commercio recentemente dalle Edizioni Musicali Bongiovanni. L’opera è una storia di guerra, d’amore e di amicizia tra due donne di diverse origini , una di nobile casato di nome Carmine (Carmen per i piu’ moderni), contessa d’Alguilar e l’altra mora,di nome Elema, figlia del capo tribu’ Delascar. Quest’ultima si innamora di Fernando, già promesso sposo di Carmine, durante un viaggio a cui partecipa per recarsi a Madrid e chiedere la grazia a Filippo III per il fratello.Tra queste due donne, diverse per natura e temperamento, nasce dunque un conflitto che troverà il suo apice e soluzione nella bellissima aria del mezzosoprano che apre il secondo atto. Carmine decide per amore di Elema di farsi suora e di rinchiudersi nel chiostro di Pamplona lasciando eroicamente il posto all’amica, la quale fingendosi cortigiana di Filippo III preferisce restare a Madrid e farsi uccidere dal padre piuttosto che ritornare a Valenza assieme al suo popolo, cacciato dalla Spagna. Protagoniste due civilta’e due donne totalmente opposte. Una focosa e ribelle dalla tessitura acuta del soprano drammatico che ben rende la carica aggressiva e a volte violenta di un personaggio scuro di pelle e di origine plebea, l’altra elegante ed aristocratica, dalla tessitura adeguata ad un contralto molto espressivo nel legato, nei cromatismi e nei pianissimi. Nel personaggio di Carmine la Novak riesce ad ottenere degli effetti sorprendenti in modo semplice e probabilmente godrebbe la stima ed approvazione del grande compositore Amilcare Ponchielli.Con il suo timbro brunito, superbo nel legato ed una dizione italiana perfetta, si adatta ad una partitura a volte ingrata scevra dei virtuosismi riservati al tenore e al baritono, contrastanti anche con la furiosa interpretazione della mora sua rivale. La sua perfetta linea di canto e la sua quadratura musicale garantiscono all’ascoltatore melomane una piena fedeltà all’originale e gli consentono di ascoltare l’autentica voce di un mezzosoprano di temperamento, per intenderci, alla Cossotto. Eroicamente disposta al sacrificio fino a rinchiudersi in un convento, la sua bonta’ d’animo verra’ ricompensata dalla sorte e sposera’ Fernando, mentre Elema morirà per mano di suo padre che la ucciderà sdegnato credendola concubina di Filippo III di Spagna. Il libretto è di Antonio Ghislanzoni ed è basata sul testo teatrale PiquilloAlliaga di Eugene Scribe. Fu rappresentata per la prima volta al Teatro del Casino di Monte Carlo il 17 marzo 1914 dopodichè rimase per 93 anni nel cassetto. Questo CD, pubblicizzato già su molti siti di pubblico dominio, ingloba in se’ interpreti di grande talento vocale, ma non di altrettanta purezza interpretativa. Ho ascoltato attentamente da critico musicale le innumerevoli arie, duetti e concertati dove il mezzosoprano emerge sempre in stile e qualità vocale un ruolo difficile, denso di chiaroscuri e difficoltà tonali continue con tempi molto lenti che prolungano la sua unica aria a quasi dieci minuti di ascolto.Un ruolo che affidato a qualche collega meno elegante nel fraseggio e meno preciso nei cromatismi sarebbe apparso “qualunque” e forse passato inosservato diventa, grazie al suo unico ed ineguagliabile talento, un gran bel ruolo.Ho molto apprezzato i suoi acuti ben posizionati, morbidi e penetranti, eleganti in un perfetto equilibrio armonico. Vorrei augurarmi che il futuro della Ponchielli Reinassance sia sempre piu’ affidato a cantanti poco esibizionisti e volgari, specialmente nei registri estremi dei bassi e degli acuti, ma di grande spessore artistico e fedeli alla volontà dell’autore. Il celebre maestro Muti, alla Scala di Milano, riscoprendo gran parte delle opere di Verdi ha giustamente preteso fedeltà assoluta all’originale, abolendo tagli e cadenze vecchio stampo, favorendo la nascita di veri cantanti professionisti. Sono finiti i tempi delle incisioni di opere in cui i soprani lottavano con i tenori a tenere la nota acuta per più di mezzora per guadagnare piu’ applausi del pubblico coprendosi a vicenda. Essi dimenticavano l’interpretazione del personaggio, l’armonia dei brani d’insieme, l’importanza delle pause, del legato. Maestri come Von Karajan nelle loro opere ci consentivano di ascoltare tutte le voci e tutti gli strumenti nella perfetta rispondenza alle indicazioni della partitura musicale scritta dall’autore. Questa sensibilità va riscoperta e sono davvero entusiasta di averla ritrovata in una grande interprete di Amilcare Ponchielli: il mezzosoprano Caterina Novak che mi ha personalmente entusiasmato ascoltando quest’opera lunga e difficile da digerire ma certamente riservata riservata ad un pubblico di veri intenditori.
L’opera è diretta egregiamente, specialmente il ballabile della festa nei palazzi reali e la magnifica aria ed i duetti del bravo mezzosoprano sapientemente condotta dal maestro Silvano Frontalini con l’Orchestra Sinfonica di Donetsk, hanno fatto rivivere nella mia immaginazione gli amori, gli sfarzi ed i tormenti di una civiltà passata da ricordare.
GIORGIO DEL PRADO