Don Pasquale al Teatro Massimo
A cura di daniulla
Pubblicato il 04/10/2007
Recensione di Gigi Scalici
Don Pasquale
di Gaetano Donizetti
Rappresentazione del 23 settembre 2007
Terza opera buffa, dopo “L’elisir d’amore” e “La figlia del reggimento”, “Don Pasquale” è certamente non meno interessante delle altre opere di Gaetano Donizetti, in particolare per quanto concerne la teatralità ed il ritmo musicale.
Composta in poco più di dieci giorni, riveduta e corretta nei mesi successivi, è stata rappresentata per la prima volta nel 1843, quattro anni prima della morte del musicista nato a Bergamo.
Rappresentato al Massimo dopo la pausa estiva, ambientato nella Roma degli anni 30 del secolo scorso, piuttosto gradevole, grazie alla dinamica regia di Italo Nunziata, con scene e costumi di Pasquale Grossi, è stato uno spettacolo piuttosto soddisfacente e ben riuscito.
Al baricentro scenico e musicale il beniamino concittadino Simone Alaimo, nel comico ruolo del titolo: di consolidata fama internazionale, con l’ottimo stile del “recitar cantando” e con padronanza scenica e musicale, ci ha regalato non pochi momenti di raffinata comicità, soprattutto nei duetti con il giovane Nicola Alaimo nelle vesti del dottor Malatesta.
Sempre più in crescita professionale, dalla bella voce del timbro di basso baritono, di buona estensione, più scura e più profonda oltre che di maggior volume di quella della zio Simone, Nicola è destinato ad affrontare maggiormente i ruoli verdiani piuttosto che quelli buffi, a condizione di migliorare la linea di canto.
Un po’ meno convincenti invece Ernesto e Norina/Sofronia di Antonio Gandia e Aleksandra Kurzak. Antonio Gandia, giovane tenore di grazia, piuttosto promettente ed all’altezza del ruolo, di bella voce chiara e squillante, ma con taluni limiti nell’estensione degli acuti e con una non adeguata presenza scenica. Al soprano è mancata invece soprattutto la chiarezza del linguaggio, anche se di buona resa nel registro centrale e con alcuni problemi nell’agilità e negli acuti.
Ottima la compagine orchestrale con organico al completo e diretta dalla signora Keri-Lynn Wilson, che ha saputo dare un’attenta lettura a questa partitura non tanto semplice, alternata da ritmi serrati, frizzanti, lirico-melodici, nonché malinconici, che caratterizzano particolarmente il “Don Pasquale”; opera di chiara influenza rossiniana, ancor più evidente nel corso del terzo atto.
Altrettanto valido il ridotto coro.
Un ottimo spettacolo nel complesso, all’insegna della buona musica e del buon umore, con ampia soddisfazione dell’intero pubblico che non ha sottratto tutti gli interpreti e la direzione d’orchestra ai sostenuti applausi di compiacimento.
Gigi Scalici