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Recensioni

Il ratto dal serraglio a Cagliari

A cura di daniulla

Pubblicato il 22/10/2007

Recensione di Lanfranco Visconti

"Il Ratto del Serraglio"
di W.A. Mozart
Cagliari, 16 ottobre 2007
a cura di Lanfranco Visconti
 
 
Più che ad un imponente allestimento (per la cronaca un nuovo allestimento del Lirico in coproduzione  col Teatro delle Muse di Ancona), abbiamo assistito - e questo non è poco - soprattutto al grande e supremo trionfo della splendida e vivacissima musica di W.A. Mozart. Tutto questo è avvenuto in occasione della messinscena al Teatro Comunale di Cagliari de Il Ratto del serraglio (Die Entfuhrung aus dem Serrail), primo e autentico capolavoro di Mozart, singspiel (una sorta di fusione fra melodramma e teatro in prosa)tedesco in tre atti su libretto di Christoph Bretzner, successivamente rielaborato da Johann Gottlieb Stephanie.
Non che un allestimento per essere piacevole debba per forza essere maestoso o sontuoso, ma quello qui messo in scena è stato caratterizzato da un estrema fissità ed essenzialità delle scene, curate da Isabella Bywater, piuttosto lontane dalle classica convenzionalità o tradizione (con tanto di muri invalicabili fra civilità a voler rappresentare quasi i destini tragici dell' umanità; un vero e proprio riferimento contemporaneo), che ben si coniugavano con una regia - quella del pur bravo e raffinato Stephen Medcalf  - sostanzialmente sobria e asciutta e che manifestava ben poco di orientale o di esotico (niente harem) e che, seppur non certamente obbediente ai richiami visivi di grande effetto, evidenziava peraltro alcuni momenti di fascino.  A Medcalf però spetta il merito di aver ben curato, con la sua regia, l'aspetto psicologico dei personaggi, di far risaltare le capacità recitative dei cantanti e di mettere sempre in primo piano l'inebriante musica di Mozart.    
Dal canto suo la scenografa inglese Isabella Bywater, ha messo tutto il suo impegno nel curare personalmente la realizzazione dei ben 42 costumi che proponevano, attraverso la vivacità dei loro colori, l'ambientazione comica e anche sentimentale del celebre Singspiel mozartiano.
Il numeroso pubblico presente in teatro si è lasciato pertanto coinvolgere ancora una volta dalla vivacissima musica del genio salisburghese, ma ha anche saputo apprezzare i buoni intenti del regista e della scenografa-costumista e le luci, ben dosate sul palcoscenico, di Simon Corder.  
Per di più, l'opera, rappresentanta in lingua originale tedesca con sovratitoli in italiano, si è avvalsa di un cast di pregevole livello artistico.  Su di tutti è emersa la bravissima Désirée Rancatore, ottimo soprano di coloratura, che ha straconvinto sia vocalmente, in virtù della sua innata attitudine al virtuosismo belcantistico, che scenicamente nell'arduo ruolo di Konstanze, da lei portata in scena con estrema disinvoltura e naturalezza, tanto da meritarsi anche gli applausi a scena aperta. Lodevolissima la prova - anche scenicamente - di Katarzyna Dondalska, soprano, in grado di definire il suo ruolo (la servetta Blonde) con voce brillante, fresca e sicura. Ottimo si è rilevato, soprattutto  sotto il profilo scenico, il Selim (personaggio principe dell'intera opera)  di Oliver Tobias, dalla vocalità autorevole, e assai convincente, col piglio cupo del cattivo, è stato l'Osmin di Reinhard Dorn che si confrontava in scena con i credibili e vitali John Bellemer (bel tenore di agilità) e Loic Felix (baritono), pregevoli interpreti rispettivamente di Belmonte e Pedrillo.        
Equilibrata  e di spessore la direzione del M° viennese Theodor Guschelbauer, sul podio di una particolarmente ispirata orchestra del Lirico e pregevoli gli interventi del Coro egregiamente diretto dal M° Andrea Faidutti.
Al termine il pubblico del Comunale ha tributato a tutti gli artisti meritati applausi.
Lanfranco Visconti  
 

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