Medea a Palermo
A cura di daniulla
Pubblicato il 01/11/2007
Recensione di Gigi Scalici
Luigi Cherubini
MEDEA
Teatro Massimo di Palermo
Rappresentazione del 28 ottobre 2007
Esemplare l’interpretazione di Chiara Taigi che non ci ha affatto rimpiangere quella della grande Callas - importante riferimento per tutti gli interpreti e per gli appassionati del melodramma - e nemmeno degli altri soprani e mezzosoprani successivi del secolo scorso.
Si è assistiti ad un dramma vero e proprio, con recitativi di assoluta semplicità cantati dal giovane soprano e con declamati di grande spessore, talvolta apparentemente troppo energici, ma richiesti dalla partitura del noto compositore italo-francese.
Il ruolo della protagonista è spesso affidato a mezzosoprani, appunto per il particolare spessore richiesto, ma forse il registro più adatto è quello del soprano drammatico, in virtù della maggiore estensione degli acuti, anche se non mancano inflessioni altamente drammatiche sulle note più gravi.
La signora Taigi in particolare - unica Medea in tutte le recite - dalla bella e sicura voce di soprano lirico spinto-drammatico, distintasi recentemente a Taormina nella stessa opera e con buona esperienza nei ruoli verdiani, oltre all’ottima interpretazione vocale ha dimostrato di essere una veterana attrice drammatica - favorita anche dall’elegante figura - cosa purtroppo sempre più rara per i giovani interpreti di oggi. “Dei tuoi figli la madre” nel duetto con Giasone, è stata lezione di recitazione cantata.
I colleghi primari purtroppo non sono stati al suo livello, eccezion fatta per Agnes Zwierko, mezzosoprano-contralto nel ruolo di Neris distintasi nei duetti con Medea del secondo atto e nel toccante ”Solo un pianto” preceduto ed alternato in sintonia con un perfetto fagotto solista obbligato, tipicamente settecentesco. Nei rispettivi ruoli di Giasone, Glauce e Creonte, Rubens Pellizari, Daria Masiero e Felipe Bou invece, nonostante le discrete vocalità, sono sembrati non allineati ai personaggi e piuttosto statici. Buono il coro, al solito.
Dignitosa la compagine orchestrale diretta dal Maestro Bruno Campanella, esperto internazionale di musica sinfonica e belcantistica, in una partitura di altissima musica drammatica di gusto neoclassico, in cui è mancato forse il sostegno nei tempi e nelle dinamiche richieste dalla composizione, ma in cui non sono mancate le tensioni drammatiche. Piuttosto soddisfacente l’esecuzione delle belle sinfonie che precedono i tre atti.
Regia, scene e costumi di Yannis Kokkos, piuttosto semplici e simbolici, di cui non si è potuto apprezzare il secondo atto, a causa del noto sciopero degli attrezzisti.
Al termine dello spettacolo, ampia soddisfazione del pubblico nei confronti di tutti, ovviamente con ovazione generale per la bravissima interprete del ruolo ed ottimi apprezzamenti per l’orchestra ed il coro.
Gigi Scalici