Caterina Novak nel requiem di Verdi
A cura di daniulla
Pubblicato il 13/12/2007
Recensione di Pablo de Cortez
Ho assistito quale inviato del giornale “El Commercio” al concerto inaugurale del 27 Novembre 2007 del Requiem di Giuseppe Verdi tenutosi in Ecuador presso la Fundacion de la Casa della Musica di Quito alla presenza di alte autorita’ locali fra cui il Presidente della Fondazione ed ideatore dell’evento, Sydney Wright, eminenti critici e stampa locale, l’Ambasciata d’Italia e l’Ambasciata di Corea, oltre a circa tremila persone nel pubblico.
La manifestazione, preceduta da una lunga conferenza stampa, ha costituito un evento di portata internazionale che è stato realizzato con la collaborazione di un coro formato da 220 elementi, dalla orchestra Filarmonica Nazionale dell’Ecuador composta da 100 musicisti e diretta dal Maestro Patricio Aizaga, e da quattro solisti appartenenti a diverse nazioni tra cui la celebre mezzosoprano italiana Caterina Novak. La cantante, dapprima lungamente intervistata da moltissimi giornali e dalle televisioni del posto, si è presentata dopo venti giorni di incessanti prove sul palcoscenico piu’ acclamato della capitale dell’Ecuador per dare con la sua presenza un attivo contributo ad una iniziativa artistica di notevole pregio. Avendola intervistata ci ha rivelato che l’impatto con Quito non è stato facile al suo arrivo. “Nel passare dal livello del mare a 2800 metri di altitudine mi è mancata l’aria, ed ho dovuto ricaricare i miei polmoni con l’ossigeno, ma gia’ dal giorno dopo sono stata molto meglio ed ho potuto continuare le prove”. La sua entrata sul palcoscenico è stata acclamata con manifestazioni di calore ed applausi incessanti da parte dei suoi numerosi fans, dagli orchestrali e dai coristi, molti dei quali hanno frequentato le masterclasses nel Conservatorio di Quito che hanno immediatamente preceduto le tre rappresentazioni del Requiem di Verdi svoltesi il 27, il 29 ed il 1 Dicembre. Alla stampa la Novak ha dichiarato di essere davvero onorata di cantare per la prima volta in Ecuador in un Auditorium dotato di una ottima acustica e non inferiore per ampiezza alla Symphony Hall di Tokio. Il “tutto esaurito”dei biglietti in vendita ha sottolineato il desiderio e la passione del pubblico internazionale per una interprete verdiana degna di ogni lodevole critica. Nell’intervista radiofonica condotta il giorno antecedente alla prima, sul canale di Musica Classica diffuso da Sydney Wright che trasmette le prime dal Metropolitan di New York, la Novak ha definito il Requiem di Verdi l’opera che piu’ poderosamente riassume il dramma dell’uomo combattuto tra la fede e la realta’ della vita, sospeso tra la luce e le tenebre della morte, tra la paura del Giudizio di Dio e la richiesta di un riscatto, della salvezza eterna, della liberazione. La laicita’ di Verdi si percepisce in tutta l’opera, nella quale pare dibattersi alla ricerca spasmodica di una liberta’ ancora da conquistare. Tutto questo è stato reso dall’armonico intreccio delle quattro voci soliste con il coro e con una grande orchestra in cui le emozioni essenziali passano dai violoncelli, alle trombe, ai flauti, agli oboi in un continuo susseguirsi di arie e duetti. I due pilastri del Requiem sono stati identificati dallo stesso Verdi nelle voci del mezzosoprano e del soprano le cui arie principali aprono e chiudono l’opera, mentre affida alle voci maschili del tenore e del basso arie minori e molte parti d’assieme. Per una ottimale esecuzione del primo Requiem, Verdi aveva convocato le stesse cantanti della sua opera preferita Aida ed Amneris ed intendeva farle duettare quasi gareggiando non per la conquista di Radames ma alla ricerca dell’eterna felicita’ che non appartiene a questa terra ed alle creature ma al Creatore. Il “Liber scriptus proferetur” del mezzosoprano, che apre il Requiem, annuncia il Giudizio Eterno Universale nel quale Iddio aprira’ il Libro della Vita e giudichera’ il mondo. Niente potra’ celarsi al Suo sguardo imperscrutabile e divino, neppure l’uomo del quale saranno rivelati gli intimi segreti. Un’aria molto importante e difficile, ben sostenuta e drammaticamente accentuata dal mezzosoprano con acuti penetranti, pregevoli chiaroscuri, centri ben calibrati e sicuri, bassi degni del Ballo in Maschera e del Trovatore di Verdi, di cui oggi è forse l’unica degna interprete.La Novak non cade mai nell’eccesso e nella volgarita’ delle note di petto ma sostiene i suoni con grazia ed eleganza facendo vibrare le corde dell’anima e riempiendo di emozione il pubblico.E’ stata bene affiancata dal basso Hernan Iturralde, argentino, chiamato dal Teatro Colon di Buenos Aires a sostituire altri tre colleghi ammalati, il quale ha segnato con l’aria “Confutatis maledictis” un’altra tappa fondamentale del Requiem, dimostrando nell’esecuzione dell’aria molta competenza e professionalita’, nonche’ una discreta duttilita’ di legato e di fraseggio. Molto accurata la dizione. Applausi per il soprano coreano Cristina Park, elegante e dalla voce con acuti facili e ben girati, da lei chiamata a sostituire Emanuela Salucci .L’armonia delle voci delle due protagoniste femminili morbide e pastose si è evidenziata nell’Offertorio, nell’Hostias e nel Lacrimosa, dove esse si sono fuse con magistrale sapienza. Viene spontaneo osservare come il finale dell’Offertorio si concluda con lo stesso finale dell’Aida, laddove alle parole di Amneris sulla tomba dei due amanti “Pace ti imploro” possiamo sostituire il commovente finale “Dona eis requiem, amen”. Il “Libera me domine”, eseguita dal soprano coreano Cristina Park, ha chiuso l’opera accompagnato e sostenuto dall’ampio organico dell’orchestra e dai numerosi elementi del coro Con un abito scuro che ben contrastava con l’abito azzurro della Novak, il soprano ha espresso con le sue doti canore sentimenti di timore e tremore alla presenza di Dio invocando il “Tremens factus sum ego”.La musica qui appare quasi un rito ossessivo e magico per poi concludersi con le note sussurrate del “Libera me”, rinviando per un attimo alla vaga reminiscenza di “Un Ballo in Maschera”. Il maestro Patricio Aizaga ha ben diretto con molto entusiasmo tutti e sette i cantici, assecondando cantanti e orchestra, creando contrasti fra il coro e le trombe del giudizio, bilanciando i duetti del “Recordare” e dell’ “Agnus Dei”, tra soprano e mezzosoprano, le parti d’assieme e gli impervi cori a cappella eseguiti egregiamente da tutti e quattro i solisti, fra i quali il tenore romano Flavio Andreotti.
L’ Italia e Giuseppe Verdi sono stati degnamente rappresentate dalla esemplare performance del mezzosoprano e del basso i quali sono rimasti sempre fedeli alla partitura e coscienti che il Requiem va si interpretato con la stessa forza richiesta dalle opere verdiane, ma con molta classe, con pronuncia impeccabile, con ampi e nobili fraseggi, con voci calde, sicure, ben impostate e volitive, frementi di passione, capaci di passare facilmente dagli acuti alle note gravi, dal forte al mezzoforte, ai pianissimi senza perdere colore e densita’ timbrica. I duetti tra soprano e mezzosoprano “Recordare” ed “Agnus Dei” hanno evidenziato il contrasto interpretativo proprio di nazioni diverse ma accomunate dall’unica passione per la musica e per l’arte. Applausi calorosi, prolungatisi per circa un’ora, fiori ed ovazioni con un’ampia richiesta di autografi hanno caratterizzato l’uscita delle cantanti Novak e Park dalla Casa della Musica mentre il tenore ed il basso continuavano ad essere intervistati dai curiosi e la pioggia continuava a cadere incessante.Molti giornalisti locali hanno giustamente affermato che all’approssimarsi della Feria de Navidad il Requiem di Verdi “illumino’ la noche quitena de sonidos y colores, y sobre todo de esperancia”.
PABLO DE CORTEZ