Edgar Lee Masters

Un suggestivo brano musicale, racconta di un pescatore che scopre un' isola nascosta e meravigliosa. Torna verso casa convinto di poterla un giorno rivedere, ma non riuscirà più a trovare la strada: l'isola sarà perduta per sempre...

A Lee Masters&#nbsp;capitò proprio
così: inseguì la poesia per tutta la vita e&#nbsp;la trovò. Scrisse il suo
capolavoro “Antologia di Spoon River” in pochi mesi,&#nbsp;a
quarantacinque anni, ottenendo un successo clamoroso, ma&#nbsp;nonostante
l’impegno e le numerose produzioni successive,&#nbsp;non riuscì più
a&#nbsp;raggiungere&#nbsp;lo stesso&#nbsp;prodigio&#nbsp;di parole e ispirazioni.
Nel suo libro di memorie il figlio Hilary ricorda come a volte sorprendesse il
padre “mentre leggeva e rileggeva le sue poesie e le sue pagine di prosa, quasi
cercasse di scoprire come aveva fatto a scriverle”… Lee Masters in effetti era
un avvocato, almeno durante il giorno, perchè la notte era
dedicata alla poesia e&#nbsp;la passione per la letteratura lo
spinse fin da ragazzo a studiare da autodidatta, scrivere e leggere&#nbsp;di
tutto. Il suo grande momento giunse quando il direttore di un noto giornale gli
consigliò un libro di epitaffi greci, l’&#nbsp;Antologia
Palatina
,&#nbsp;ma anche grazie ad una visita della madre
con cui rievocò l’infanzia e l’adolescenza vissute&#nbsp;tra le praterie
del Mid-West.
&#nbsp;
I personaggi descritti dal poeta sono
concreti,&#nbsp;hanno voci con cui si entra facilmente in
empatia perchè&#nbsp;abbracciano ogni sfumatura di sentimento, dal più nobile al
più miserabile, in una serie di&#nbsp;rivelazioni e di intrecci che a mano a mano
che&#nbsp;si scoprono&#nbsp;sorprendono e colpiscono con&#nbsp;disarmante
umanità.&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;
Malgrado l’ entusiasmo con cui anche
in Europa&#nbsp;venne accolta l’ Antologia di Spoon River, il suo autore negli
ultimi anni riuscì a sopravvivere grazie ai prestiti di pochi amici e a qualche
conferenza. Si spense nel 1950,&#nbsp;sulla sua lapide sono
incisi&#nbsp;questi&#nbsp;versi:
&#nbsp;
“Buoni amici&#nbsp;andiamo nei
campi.

Dopo un po’ di passeggio col vostro
permesso

vorrei dormire. Non c’è cosa più
dolce

nè più benigno destino che il
sonno.

Non sono che il sogno di un sonno
benigno.

Andiamo a passeggio e ascoltiamo
l’allodola”.&#nbsp;

&#nbsp;
I suoi versi.

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Pubblicato il domenica 29 maggio 2005 in: I Poeti

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