
In un’epoca in cui per una donna è
quasi impensabile staccarsi dal tradizionale ruolo di moglie e madre a tempo
pieno, Fernanda Pivano va contro correntenbsp;ritrovandosi con
tutte le carte in regola per intraprendere una straordinaria carriera.nbsp;E’
colta, libera e intraprendente, ma soprattutto, possiede
unnbsp;singolarenbsp;talento: sa comenbsp;cogliere l’anima
dei poeti. Se ne accorge ben presto Cesare Pavese, che per
introdurre in Italianbsp;l’ Antologia di Spoon
River,nbsp;chiede la traduzionenbsp;proprio a lei.
nbsp;
E’ il 1943: nel bel mezzo di un
regime totalitario e di un conflittonbsp;spietato, la libera voce di Edgar Lee
Mastersnbsp;diventa italiana, senza forzature nè costrizioni,
con la stessa musicalità della voce americana, gli stessi respiri del
poeta.nbsp;nbsp;nbsp;
nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;nbsp;
Gli anni del dopoguerra trascorrono
in un crescendo di speranza, impegno e lavoro. Fernanda Pivano entra in contatto
connbsp;Ginsberg e Keruac, iniziando con loro
unanbsp;leggendaria corrispondenza,nbsp;scrive introduzioninbsp;per
inbsp;loro testi enbsp;li traduce: nenbsp;diventa l’anello di
congiunzione con il pubblico italiano.nbsp;Così nel 1960, un americano
vestito da impiegato, barba ispida enbsp;aria sospettosa, decide di vedere che
faccia ha quest’italiana tanto occupata con la nuovanbsp;poesia del suo paese.
Si tratta di Gregory Corso, uno dei poeti più significativi di
quel periodo. Connbsp;il suo arrivonbsp;Fernanda capisce di avere di
frontenbsp;il grande poeta di un mondo nuovo,nbsp;di essersi
infilata nel cuore della letteratura americana, di iniziare una rischiosa
avventura senza incoraggiamenti, con molta incoscienza ed assoluta
passione.
nbsp;
Verrà premiata: da quel momento la
sua voce sarà la voce della protesta senza armi, del sogno di un mondo pacifico
enbsp;libero da ogni forma di imposizione, sarà la voce del
grandenbsp;miraggio di un’epoca,nbsp;inseguito anbsp;ritmo
di poesia.
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