Negli ultimi decenni una grande attività preventiva è stata portata avanti con le campagne di profilassi nei confronti di malattie gravi ed endemiche o delle malattie esantematiche.
Oggi si comincia a parlare di prevenzione in termini di qualità della vita, i cui standards incidono pesantemente in riferimento all’integrazione degli aspetti psichici con quelli somatici.
L’attività di prevenzione è codificata espressamente in tutte le leggi che regolamentano le professioni sanitarie, mostrando così come il bisogno di prevenire le patologie di ogni ordine e grado sia uno degli aspetti più importanti degli interventi.
La prevenzione primaria, ossia quella il cui scopo tende a evitare l’insorgenza delle patologie, diventa in campo psicologico, motivo di interventi su larga scala, attraverso i quali si tenta di monitorare le conseguenze di comportamenti a rischio: pensiamo alle campagne con le quali si è tentato di incidere sui comportamenti sessuali per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili o sui comportamenti giovanili a rischio, come l’assunzione di droghe o quelli inerenti la sicurezza stradale.
Qualità della vita, comportamenti a rischio, livelli di stress, mobbing e quant’altro sono diventati oggetto di un attività di prevenzione che vede nell’aumento di numeri verdi e centri di ascolto le prime linee di un attività faticosa e dura, i cui risultati vanno elaborati nel lungo periodo, ma che sono di vitale importanza per il nostro vivere quotidiano.
Dr. Massimo Fochi









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