I modelli comportamentali inerenti la sfera sessuale sono, probabilmente, tra i più sensibili indicatori delle modificazioni culturali all’interno di un contesto sociale.
Uno degli argomenti più incline all’analisi di tali modelli è quello legato alla fruizione di tutto quello che viene proposto sotto il nome di “Erotismo” e “Pornografia”.
Una analisi storica delle due definizioni fa chiaramente rilevare come queste mutino notevolmente nel tempo.
Dagli affreschi di Pompei al cybersex su Internet, vi sono secoli nei quali i due termini hanno racchiuso elementi il cui significato non è mai stato costante.
In termini tecnologici, strumenti come la macchina fotografica, il videoregistratore, la Rete telematica, hanno trovato notevole impulso al loro utilizzo, diventando contemporaneamente causa ed effetto, nell’essere offerti come mezzo per la fruizione di materiale erotico e pornografico.
In termini di costume sociale, la maggior facilità di fruizione non è stata supportata da un’adeguata informazione in riferimento ai contenuti. Vale a dire che tale facilità di fruizione deve essere sostenuta da un’adeguata informazione riguardo, ad esempio, all’educazione sessuale.
Il voyeurismo fa leva su un bisogno tutto infantile di osservare, guardare e quindi scoprire e conoscere.
L’avvento della Rete delle reti ha sì portato ad un’offerta quasi illimitata di materiale pornografico, ha sì modificato la fruizione di stimoli erotici e forse modificherà l’immaginario erotico degli individui, ma la demonizzazione della Rete come causa di guasti nella sfera della sessualità è altrettanto deleterio, in quanto ottiene il risultato di inasprire i termini della questione, non affrontando invece il vero nocciolo del problema: a quando una informazione adeguata e corretta riguardo a temi inerenti la sessualità.
Altrimenti diventa difficile spiegare la differenza tra comportamenti anormali e comportamenti non adattivi, mentre ancor più complesso sarà spiegare che non è consigliabile lottare contro il “principio di piacere”, ma incanalare i propri comportamenti verso la ricerca di un proprio equilibrio.
Il libero arbitrio è una risorsa se lo si sa gestire.
Dr. Massimo Fochi








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